I miei cinquantenni egoisti e le cose che il successo non sa dire
Il regista romano riflette sul suo percorso artistico e sulle dinamiche dei suoi film, compreso l’ultimo, «Le cose non dette»
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I punti chiave
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Puoi fare un film come L’ultimo bacio che ha cambiato la rotta del cinema italiano con 13 milioni di incasso in un momento in cui (2001) i film di successo erano solo quelli comici. Puoi venire trascinato sul palco del Sundance per il premio del pubblico, mentre stai salendo sull’aereo per tornare a casa perché proprio non te lo aspettavi, e poi essere chiamato a Hollywood per girare La ricerca della felicità (2006), con cui Will Smith per un soffio non vince l’Oscar. Puoi dirigere star come Catherine Zeta-Jones, Uma Thurman e Russell Crowe. Puoi continuare a stare in cima al box office – Ricordati di me (10 milioni, 2003), Baciami ancora (9 milioni nel 2010) – e temere l’uscita in sala della tua nuova pellicola. Succede a molti artisti e anche a Gabriele Muccino, che il «Sole 24 Ore» incontra in un albergo milanese, in una delle tappe del tour di presentazione de Le cose non dette, che a un mese dall’uscita ha fatto più di 6 milioni e mezzo al botteghino e rimane quarto nel box office italiano sotto il turbine di Cime tempestose, del disneyano Rental family e di Hamnet, in odore di Oscar.
La paura dell’etichetta
«È sempre un momento in cui ci si mette alla prova. Non ho paura della critica, a volte la trovo pretestuosa, mi rimproverano sempre le stesse cose. Il successo cambia lo sguardo degli altri su di te e i giudizi diventano più forti o estremi, spesso superficiali. Ti appiccicano un’etichetta o un aggettivo che ti rappresenta e in cui tu non ti trovi. Ti viene tolta la possibilità di inciampare, di fare un film sbagliato. E poi siamo biologicamente impreparati all’esposizione planetaria dei social: non era mai successo nella storia dell’uomo. Quando Ricordati di me ha superato L’ultimo bacio ho imparato a gestire il successo con un po’ più di disincanto, ripetendomi che sarebbe passato anche quello. Cerco di ripararmi, ma mai abbastanza perché sono figlio di una generazione analogica, dove il corpo è il tuo vero e unico veicolo».
Tra Tangeri e Roma
Di corpo parla molto anche Le cose non dette che vede protagoniste due coppie di amici di mezza età: Carlo (Stefano Accorsi), Elisa (Miriam Leone), Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), che vivono a Roma e si concedono una vacanza in Marocco. Mentre Roma nasconde, Tangeri rivela: «È una bolla lontana da casa dove le maschere possono cadere. Tangeri è un posto magnetico, porta d’Africa con influenze anglosassoni e francesi, meta di scrittori, contrabbandieri e anche di Garibaldi. Qui i miei protagonisti hanno l’illusione di poter spostare lo sguardo e creare un cambiamento all’interno delle loro vite in stallo. Cercano un po’ di serenità e, invece, usciranno gli scheletri nascosti negli armadi dei non detti che faranno saltare il tavolo».
Ispirato al romanzo americano «Siracusa»
Da qui il titolo, Le cose non dette, che si ispira liberamente al romanzo Siracusa di Delia Ephron (Fazi, 2018), autrice della sceneggiatura insieme allo stesso Muccino. Nel libro, però, ci sono quattro americani in vacanza nella città siciliana. «Ho cambiato meta perché, anzitutto, siamo un popolo dal temperamento molto più caldo. Questo è un film sull’implosione, causata dal fatto di non conoscersi, di non domandarsi chi siamo, di non essere capaci di dirsi la verità perché è scomoda, perché fa male, perché viene giudicata, perché viene biasimata. Gli americani vivono implosioni diverse dalle nostre: litigano molto meno, verbalizzano poco e compensano con l’alcol e molto altro.
I protagonisti cinquantenni
Il risultato comunque non cambia, si scoppia anche se con diverse modalità che fanno la differenza».I personaggi dei film di Muccino crescono con l’età anagrafica del regista. Ne L’ultimo bacio avevano trent’anni, oggi ne hanno cinquanta. E, in parte, Accorsi e Santamaria, i protagonisti delle due pellicole, collimano e conservano gli stessi nomi, Carlo e Paolo. «Con questi attori ho condiviso percorsi importanti, film che ti definiscono e con cui ho conosciuto il successo. Con Santamaria ho anche esordito in Ecco fatto nel 1998. Per me sono un punto di forza».









