L’analisi

I meriti trascurati delle flotte aziendali

di Gian Primo Quagliano

(Adobe Stock)

4' di lettura

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La pandemia e tutti i fattori negativi che hanno influenzato il mercato dell’auto negli anni che vanno dal 2020 ad oggi hanno naturalmente interessato anche il settore delle flotte aziendali. L’aspetto più interessante è indubbiamente quello relativo alla partecipazione delle flotte alla transizione energetica. Da più parti si sostiene che le flotte sono una sorta di laboratorio in cui si possono sperimentare soluzioni che poi sono destinate ad affermarsi anche nella mobilità generale. Vale anche per la transizione energetica? Dalle rilevazioni del Centro Studi Auto Aziendali condotte a cavallo del 2019, che segna lo spartiacque tra prima e dopo la pandemia, emerge che vi è stato un ulteriore miglioramento nelle soluzioni adottate nelle flotte anche dal punto di vista delle esigenze dell’ambiente. Una prima questione di grande importanza riguarda ovviamente il tipo di alimentazione scelto. Nel 2017 la stragrande maggioranza delle flotte sceglieva le auto a gasolio, perché questo carburante consentiva e ancora consente notevoli risparmi, soprattutto ai soggetti che come i driver delle flotte utilizzano intensamente l’autovettura. Nel 2017 secondo la fonte citata nelle flotte italiane il 94% delle auto era costituito da modelli a gasolio. Con il progredire delle campagne ambientalistiche il gasolio è stato messo sotto accusa e le flotte hanno tenuto conto di questa situazione. Ovviamente rinunciare al gasolio per altre soluzioni ha comportato un aumento di costi notevoli, ma ciò nonostante nel 2023 l’alimentazione a gasolio è scesa al 68%. Può sembrare una diminuzione modesta ma il costo per le aziende proprietarie delle flotte è stato sicuramente notevole. Il calo del ricorso al gasolio ha dato spazio alla benzina che nella composizione delle alimentazioni delle flotte era al 2% ed è salita invece all’11%, mentre il metano e il GPL hanno continuato ad avere una presenza infima nelle flotte, con l’1% ciascuno nel 2017 e con le stesse infime quote percentuali nel 2023. Un passo avanti hanno fatto invece le soluzioni ibride, che hanno emissioni più contenute di quelle delle auto a benzina e a gasolio. Le ibride sono infatti passate dal 2017 al 2023 dal 2% al 15 per cento.

E le elettriche, che dovrebbero diventare l’unica possibile soluzione a partire da 2035? Nel 2017 la loro quota era dell’1% e nel 2023 si è arrivati al 4 per cento. Non è certamente molto ma è comunque la stessa quota del parco circolante complessivo del Paese. Le flotte non hanno quindi dato il buon esempio, ma sono allineate con quello che succede nel Paese. La presenza minima delle elettriche nelle flotte è però abbastanza diffusa. Infatti mentre nel 2017 pochissime flotte utilizzavano qualche auto elettrica, nel 2023 il 51% delle flotte italiane dichiara di avere almeno un’auto elettrica in flotta. La buona volontà di provare questa soluzione dunque c’è stata, ma, come è successo nel resto del Paese, non vi sono state le condizioni perché il processo di elettrificazione continuasse. Sempre nel 2023, il 58% dei gestori di flotte dichiara però di avere intenzione di inserire entro un anno nuove auto elettriche nel loro parco.

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Un altro aspetto sul quale le flotte possono vantare meriti è quello della sicurezza. Da questo punto di vista le benemerenze delle flotte aziendali sono molto più concrete e percepibili che non sul terreno dell’ecologia. La possibilità offerta ad un numero crescente di dirigenti, quadri e di impiegati di avere un’auto in benefit dall’azienda in cui lavorano incide certamente sulla sicurezza perché le auto delle flotte generalmente vengono sostituite dopo 36 mesi dal loro acquisto, vengono sottoposte a manutenzione regolarmente e sono sempre coperte da assicurazione. E, secondo le rilevazioni del Centro Studi Auto Aziendali, al momento della dismissione il chilometraggio percorso si aggira mediamente intorno ai 130.000 km.

Un’altra importante benemerenza delle flotte è quella di avere sperimentato soluzioni di mobilità innovative ed economiche che si cerca ora di estendere anche agli utilizzatori privati di autovetture. Nelle flotte sono nati sicuramente il car sharing (uso di un auto da persone diverse in tempi diversi) e il car pooling (uso di un auto da persone diverse per uno stesso viaggio). Come è noto entrambe le formule vengono ormai da tempo proposte al pubblico da organizzazioni specializzate per consentire un uso più razionale dell’auto riducendo i costi e limitando il numero delle auto in circolazione.

Per completare il quadro vi è da dire poi che dopo la sperimentazione nelle flotte si stanno estendendo ai privati formule innovative e decisamente convenienti per acquisire ed utilizzare le automobili. Ci riferiamo al noleggio a lungo termine, che nel 2023 riguarda l’83% delle auto delle flotte e che si sta estendendo con grande successo ai privati, che apprezzano in misura crescente la possibilità di avere un’automobile senza investire una grossa cifra nell’acquisto, ma pagando soltanto un canone mensile comprensivo anche dell’assicurazione, del bollo, della sostituzione dei pneumatici e della manutenzione.

A fronte di tutto questo quali riconoscimenti vengono dalle autorità di Governo alle flotte perché continuino a operare dando un beneficio concreto non solo alle aziende a cui appartengono ma anche alla collettività? La verità è che non c’è nessun riconoscimento. La tassazione dell’auto aziendale, come abbiamo più e più volte dimostrato, è vessatoria e penalizzante rispetto al resto del mondo e per quanto riguarda la transizione energetica basti citare il fatto che gli incentivi per l’auto elettrica nel nostro Paese non si applicano alle auto aziendali.

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