Editoria

I libri per ragazzi tirano la volata, ma il mercato teme il rischio inflazione

Alla Children’s Book Fair di Bologna l’editoria italiana ritrova numeri positivi dopo il 2025 in calo. Arrivano voucher per i piccoli editori. Ma sullo sfondo resta l’incognita del potere d’acquisto delle famiglie

di Andrea Biondi

Apertura della fiera del libro dei ragazzi presso Bologna fiere LAPRESSE

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A Bologna, per qualche giorno, il libro sembra aver ritrovato la sua postura migliore: quella di un oggetto vivo, internazionale, perfino fiducioso. I corridoi della Bologna Children’s Book Fair, con i loro 1.400 espositori da 90 Paesi e la Norvegia ospite d’onore, raccontano un’editoria per ragazzi che corre, e più del resto: +8,3% nei primi tre mesi del 2026. L’intero comparto, dopo un 2025 negativo, torna comunque in territorio positivo, attorno al +3 per cento.

Il rischio inflazione

È una buona notizia. Ma è anche una notizia da maneggiare con prudenza. Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), fotografa il doppio registro del momento: «Il 2026 è cominciato bene per l’editoria, sia per quella dei ragazzi», sia «per tutta l’editoria in generale». Poi aggiunge: «Non nascondo che abbiamo anche qualche preoccupazione perché con il deteriorarsi del potere d’acquisto delle famiglie a causa dell’inflazione che si sta determinando è probabile che nel prosieguo dell’anno ci siano minori sostegni, però noi siamo ottimisti, speriamo che l’anno si concluda in maniera positiva».

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È una preoccupazione concreta, che riguarda la tenuta della domanda più che la capacità produttiva. Perché il libro, soprattutto quello non scolastico, resta una scelta discrezionale, esposta alle variazioni del reddito disponibile. «Quest’anno - aggiunge Cipolletta - la Carta dei giovani rimane la stessa del 2025, ma l’anno prossimo sarà una carta diversa e sicuramente positiva perché sarà data a tutti coloro che si diplomano. Sarà più estesa rispetto alle due attuali che finora non hanno reso quello che avrebbero dovuto rendere. Poi speriamo che ci possa essere una contribuzione e una defiscalizzazione per quanto riguarda i libri scolastici. Anche questo è importante perché se le famiglie devono spendere per i libri della scuola, ovviamente poi spendono meno per gli altri».

La leadership italiana

«L’editoria per l’infanzia rappresenta il segmento in cui l’Italia esprime una leadership qualitativa riconosciuta a livello mondiale, un autentico strumento di soft power capace di formare nuove generazioni di lettori e con esse i cittadini di domani» è il commento del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. I dati raccontano certamente di una specializzazione robusta: oltre 22 milioni di copie vendute, più di 3.400 diritti ceduti all’estero ogni anno, una centralità che l’Italia riesce ancora a far pesare fuori dai confini. Lorenzo Galanti, direttore generale di Ice Agenzia, ricorda che «Il 40% dei diritti venduti all’estero sono nell’ambito della letteratura per l’infanzia, per i giovani».

Il ministro Giuli: «Segnali incoraggianti»

Il ministero della Cultura rivendica i buoni risultati. Alessandro Giuli parla di «segnali davvero molto incoraggianti». Il fondo per gli acquisti delle biblioteche, inizialmente fissato a 30 milioni, è stato raddoppiato a 60 milioni per il biennio 2025-2026. Di questi, 54,8 milioni risultano già assegnati per il 2025, con 4.522 biblioteche ammesse su 4.541 domande. Nei primi tre mesi dell’anno, secondo il Mic, le vendite nei principali canali commerciali sono salite del 3,4% a valore e del 2,5% in copie, mentre le librerie indipendenti hanno fatto ancora meglio: più 8,7% a valore e più 7,1% in copie.

I voucher per i piccoli editori

Nello stesso quadro si inserisce il nuovo voucher per i piccoli editori: fino a 15mila euro a fondo perduto, con uno stanziamento complessivo di 5 milioni, destinato alle microimprese che vogliono andare alle fiere, digitalizzarsi, assumere, irrobustire la distribuzione. È una misura piccola nelle dimensioni, ma politicamente eloquente. I piccoli editori, dice il ministro Giuli sono «un presidio essenziale di pluralismo culturale, di qualità editoriale, di ricerca e di radicamento».

Potranno presentare la domanda - da compilare online attraverso il portale di Invitalia dal 20 giugno prossimo alle ore 12 - le aziende sul territorio italiano con codice Ateco 58.11.00 nate prima del primo gennaio 2020 (nella forma di società di capitali, società di persone, ditta individuale o Ets iscritti al Rea ed al Runts). Dovranno avere meno di 10 dipendenti, un fatturato pari o inferiore ai 2 milioni di euro e almeno dieci libri pubblicati nel corso degli ultimi tre esercizi.

Il contributo sarà a fondo perduto fino a un importo massimo di 15mila euro, riconosciuto in relazione alle spese sostenute negli esercizi 2023, 2024 e 2025 per materie prime, costi per servizi, per godimento di beni di terzi e relativi al personale dipendente. Le richieste saranno valutate sulla base di verifiche formali della documentazione presentata, della sussistenza dei requisiti di accesso e dell’analisi dell’entità dei costi di gestione sostenuti. Sarà poi constatata la coerenza tra la destinazione del contributo potenziale e gli obiettivi aziendali presenti nel piano d’impresa. In particolare, saranno favorite le case editrici che esprimeranno l’intenzione di partecipare a fiere, saloni ed eventi di settore (nazionali e/o internazionali), che intendono implementare processi di digitalizzazione, incrementare il numero di personale qualificato o consolidare i livelli occupazionali esistenti, oppure che puntano ad aumentare il fatturato attraverso il rafforzamento della capacità commerciale, l’ampliamento dei canali di vendita e l’innovazione dei modelli di business.

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