Il Sole 24 Ore e la scuola

I giovani sono i nostri primi stakeholders

La scuola è soprattutto di chi studia, prima ancora che di chi ci lavora. Raccontare le novità che la riguardano significa narrare un pezzo di vita che interessa 10 milioni di persone

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

2' di lettura

2' di lettura

La scuola è soprattutto di chi studia, prima ancora che di chi ci lavora. Raccontare le novità che la riguardano significa narrare un pezzo di vita che interessa 10 milioni di persone. È questo l’assunto che ha portato dieci anni fa Il Sole 24 Ore, dopo l’esperienza del quindicinale Scuola, a immaginare un nuovo affaccio informativo stabile sul mondo dell’education, in forme via via diverse (prima il quotidiano digitale Scuola 24, poi il canale web Scuola nell’ambito del sito internet www.ilsole24ore.com, quindi le pagine tematiche nell’edizione cartacea del Lunedì), ed è lo stesso che ci muove ancora oggi.

Parlare di istruzione significa per forza di cose interessarsi di giovani. E ai giovani. Sono loro i nostri primi stakeholders. Ce lo ripetiamo quotidianamente, quando selezioniamo le notizie da pubblicare e i temi da approfondire. Va letta così la particolare attenzione che dedichiamo all’orientamento, alle fasi di passaggio tra un segmento e l’altro, all’istruzione tecnica e al collegamento con il mondo del lavoro.

Loading...

Ne va del loro e del nostro futuro.

Un Paese che non fa figli e che già da anni vede ridurre i suoi studenti di futuro rischia di averne poco. Specie se continua a essere, contemporaneamente, in cima per Neet e dispersione scolastica, e in coda per occupazione giovanile e laureati. Tutti temi che dovrebbero riempire le agende politiche di maggioranza e opposizione e che, invece, restano sistematicamente sullo sfondo. Come conferma il dibattito che ha accompagnato l’approssimarsi delle elezioni europee.

La scuola che proviamo a raccontare sul Sole 24 ore, che ci è valsa il Premio Pirelli 2024, è una scuola per forza di cose aperta. Al territorio che le ospita. Alle buone pratiche internazionali. Alle esperienze che possono farla crescere. E il Pnrr, da questo punto di vista, rappresenta uno snodo fondamentale. Sia per superare i divari territoriali che la caratterizzano sia per provare a farle acquisire una forma mentis più europea su alcuni argomenti cruciali (come l’innovazione didattica e la valutazione) che troppo spesso sono stati frenati dall’esigenza corporativa di tutelare chi a scuola ci lavora anziché chi ci studia.

Avere un corpo docenti motivato, reclutato per concorso, adeguatamente formato e ben retribuito è una pre-condizione per avere un sistema scolastico all’altezza del suo compito. Ma non è l’unica. Servono strutture adeguate, metodologie didattiche all’avanguardia, aiuti ai meritevoli privi di mezzi. Specialmente se vogliamo che la scuola torni realmente a essere l’ascensore sociale che è stato in anni ben più duri. Sperando prima o poi di raccontarlo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter Scuola+

La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative

Abbonati