Bilancio 2024

I gioielli danno la carica a Il Ponte

L’ingresso nel Millon Auction Group ha gettato le basi per un futuro ambizioso. Dall’arte moderna e contemporanea il più alto aggiudicato

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

Anello in oro giallo e bianco con smeraldo e diamanti, top lot da Il Ponte

5' di lettura

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«Il 2024 ha segnato una tappa fondamentale nella storia de Il Ponte Casa d’Aste: nel suo Cinquantesimo anniversario, la maison ha rafforzato il suo ruolo di protagonista nel panorama nazionale e internazionale, raggiungendo 34,8 milioni di euro di fatturato con 45 aste e una media dell’86% di lotti venduti e una percentuale di venduto per valore dell’83,29% venduto senza i diritti (rivalutazione riserva del battuto)» spiega in quest’intervista sull’andamento del 2024 ad Arteconomy Rossella Novarini, direttore generale e amministratore delegato della casa d’asta. «L’ingresso nel Millon Auction Group ha gettato le basi per un futuro ancor più ambizioso. Con un fatturato complessivo del Gruppo di 120,3 milioni di euro, oltre allo straordinario successo, si conferma la solidità e la visione innovativa di un team che, per il terzo anno consecutivo, raggiunge l’obiettivo del 100, grazie alla fiducia di venditori e collezionisti a livello globale e grazie a una strategia che unisce espansione e innovazione, permettendo al gruppo di affrontare con successo le sfide del mercato, consolidandone la leadership nel panorama delle aste internazionali».

Qual è stato il settore a più alto aggiudicato nel 2024?
L’arte moderna e contemporanea con oltre 11,6 milioni di euro di aggiudicato. Ma il top lot dell’anno lo ha conquistato un anello in oro giallo e bianco con grande smeraldo ottagonale di ct. 35,274 e diamanti a goccia per complessivi ct. 4,00 circa, g 19,48 circa misura 5/45, che dalla stima tra 700.000-1.000.000 euro è passato di mano a 1.674.000 euro (in foto).

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Rossella Novarini, direttore generale e amministratore de Il Ponte

Quali gli artisti sono in crescita?
Sempre attenti ai mutamenti del panorama collezionistico e delle dinamiche globali, i nostri esperti puntano ad un’offerta distintiva e ricercata, capace di attrarre un pubblico di collezionisti e investitori internazionali, consolidando così un andamento positivo in entrambi i semestri con una media del 83,29% di rivalutazione dei prezzi di partenza e la gestione di 45 appuntamenti d’asta tra le nostre due sedi. L’Arte moderna e contemporanea si è confermato il settore di punta, con un fatturato complessivo di oltre 11,6 milioni di euro e aggiudicazioni che celebrano i grandi maestri del Novecento: Lucio Fontana, “Concetto spaziale, Attese” del ’66 (640.000 €) e Tancredi con l’opera “Senza titolo” del ’59 (252.000 €). Importanti risultati hanno premiato anche Mario Ceroli con “Interno Tempio” del ’83 (83.200 €) e Sergio Lombardo con il “Mao Tze Tung” del ’64 (100.800 €).

Quali sono stati i risultati dei vostri dipartimenti?
Ascesa inarrestabile per il settore dei Gioielli, che nel 2024 ha superato i 9,3 milioni di euro di fatturato, segnando un anno straordinario. A coronare questo successo è stato lo smeraldo colombiano da 35,27 carati venduto per oltre 1,6 milioni di euro, stabilendo il nuovo record di vendita non solo per il dipartimento ma per l’intera casa d’aste. Ottime performance hanno premiato anche l’anello di Marina B con diamante da 14,67 carati (302.400 €) e alcuni preziosi firmati Bulgari degli anni Sessanta, come un bracciale (252.000 €) e due spille (220.500 €), impreziositi da diamanti e rubini birmani.
Abbiamo poi registrato un ritrovato slancio per il settore dell’Antico. Con un fatturato di oltre 6,3 milioni di euro, il dipartimento si è ulteriormente distinto nel secondo semestre grazie a conferimenti eccellenti come la Collezione Melissa Gabardi-Minervino, ricca di tesori unici: l’incantevole forziere da viaggio del XVI secolo (94.500 €) e la raffinata coppa in ambra (80.640 €). Tra i successi più rilevanti emerge l’icona russa “San Giorgio e il drago”, firmata dall’argentiere di corte Pavel Ovchinnikov, top lot del dipartimento per 226.800 €, nonché risultato di eccezionale importanza per il settore. Seguono il “Ritratto di Bartolomeo Concini”, attribuito a un seguace di Agnolo Bronzino (69.300 €) e il vivace dipinto di Alessandro Magnasco, “Suonatore di timpano che addestra una scimmia” (63.000 €).
Il dipartimento di Dipinti e Sculture del XIX e XX secolo ha vissuto un’ascesa costante, affermandosi come punto di riferimento nel panorama nazionale con un fatturato complessivo superiore ai 2 milioni di euro. Il culmine si è raggiunto nell’asta di dicembre, con la vendita del capolavoro di Giuseppe De Nittis, “Sulla strada di Castellammare”, aggiudicato a 378.000 €, cui si affiancano le due suggestive opere di Giacinto Gigante: “Veduta da La Marinella” (69.300 €) e “Napoli, una processione a Mergellina” (44.100 €).
Il dipartimento di Arti Decorative del ‘900 e Design ha mostrato stabilità con un risultato annuale che supera i 2,2 milioni di euro. L’interesse si è concentrato su opere di grandi designer italiani come Osvaldo Borsani il cui tavolino realizzato insieme a Lucio Fontana ha raggiunto 75.600 €, e su pezzi di peculiare valore storico come il pannello “The Annunciation” di Margaret Macdonald Mackintosh il cui realizzo di 176.400 € conferma l’attrattiva presso la clientela estera.

Highlight dell’anno?
Alla chiusura di un anno straordinario un ulteriore motivo di orgoglio è l’avvenuta acquisizione del Codice Santini da parte del Ministero della Cultura per Palazzo Ducale di Urbino – Direzione Regionale Musei Nazionali Marche. Un esempio significativo di collaborazione tra pubblico e privato, a testimonianza dell’impegno congiunto nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico e artistico nazionale. In questo contesto, il dipartimento di Libri e manoscritti ha saputo confermarsi come riferimento d’eccellenza, distinguendosi non solo per ottime performance ma per una competenza che ne rafforza ulteriormente il prestigio e la straordinaria esperienza.

La Francia e la Germania hanno legiferato e introdotto l’Iva ridotta sugli scambi sull’arte dal 1° gennaio rispettivamente al 5,5% e al 7 per cento. L’Italia non ha ancora deciso cosa fare, il 2025 si apre quindi con uno squilibrio fiscale sull’Iva significativo, che implicazioni avrà per la vostra offerta di lotti l’Iva italiana sugli scambi al 22 per cento? Nelle relazioni commerciali internazionali non è la prima volta che ci troviamo svantaggiati. Purtroppo i nostri limiti non risiedono solo nell’applicazione dell’Iva. Chi compra in Italia sa, come avviene ora, che l’Iva, se non subentrano novità, è quella attuale, in vigore da parecchi anni. Il fatto che sia diversa da Germania o Francia non so quanto possa influire sulla volontà di acquisto di un bene venduto in Italia. Auspichiamo comunque che almeno in questo caso l’Italia possa mettersi velocemente al passo e, quindi, possa competere finalmente con gli altri grandi mercati, non solo europei.

In merito alla circolazione internazionale dei beni artistici, le cose sono migliorate o peggiorate?
La fatica di convivere con un limite così pesante come la libera circolazione dei beni artistici è molto penalizzante specie in un mercato globale come quello attuale. Avere delle restrizioni, per giunta per la cultura, la quale per antonomasia non ha confini e ha viaggiato proprio grazie a secoli di scambi commerciali è anche antistorico, tuttavia sono ottimista e spero che prima o poi il nostro Paese si adegui al concetto che conservare non vuol dire vincolare. Conservare vuol dire permettere a un’opera o un bene di collocarsi laddove può essere valorizzato e preservato. Bloccare in Italia opere che non possono essere adeguatamente accudite e curate (perchè oggettivamente il patrimonio italiano è enorme e molto variegato), oppure, opere che non sono capolavori inalienabili ed irrinunciabili (per le quali il posto in un nostro museo si deve sempre trovare), è un danno che facciamo a noi stessi. Il fatto che l’arte italiana ed i nostri manufatti siano molto apprezzati e richiesti all’estero dovrebbe essere motivo di orgoglio.

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