I giganti d’acqua hanno fame d’aria, dall’Italia alle Hawaii al Giappone
Professione: sentinelle del mare. Se c’è una possibilità perché gli oceani non si trasformino in una vasca surriscaldata senza vita, è in mano a ragazzi dai 5 ai 18 anni.
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Il mare ha fame d’aria. Il suo respiro, che ha nutrito per secoli la nostra immaginazione, è in pericolo. Prefigurare oggi il futuro dell’acqua che copre il 70 per cento della superficie terrestre restituisce l’immagine di una vasca surriscaldata, priva di ossigeno e di vita. Secondo l’Unesco, entro il 2100 oltre la metà delle specie marine potrebbe estinguersi e la temperatura dell’acqua, aumentata di quasi un grado rispetto al periodo preindustriale, continua a infrangere nuovi record. «L’oceano sta respirando a fatica e noi fatichiamo a renderci conto di quanto poco tempo abbiamo per agire», avverte Vidar Helgesen, direttore generale aggiunto dell’Unesco. Gli impatti si avvertono già nella vita lungo le coste e aumenta la pressione sulle megalopoli nate accanto alle onde – Buenos Aires, Giacarta, Lagos, Los Angeles, Miami, New York, Rio de Janeiro, Shanghai, Tokyo, per citarne alcune –, minacciate dall’innalzamento del livello dell’acqua e da mareggiate e tempeste sempre più violente. È il grido di allarme risuonato a Tokyo durante Sea Beyond, l’evento di Prada e Unesco per sensibilizzare e coinvolgere le giovani generazioni, quelle che più avrebbero da perdere allo scomparire di tanta bellezza vitale. È un progetto rivolto alle scuole, che dal 2019 ha raggiunto oltre 35mila ragazzi tra i 5 e i 18 anni in tutto il mondo, formando giovani sentinelle dei mari. Un dialogo tra scienza, arte e divulgazione che ha unito le parole e i dati di Francesca Santoro alle immagini di Enzo Barracco.
La luce entra a fiotti dalle finestre dell’Aoyama Epicenter di Tokyo, che sembrano grandi alveari. Il mare non è vicino, anche se siamo su un’isola, ma s’indovina nei riflessi dei vetri e si ritrova in tutta la sua forza negli scatti alle pareti. Barracco, dopo aver raccontato la bellezza a rischio di Antartide e Galapagos, è approdato alle Hawaii e le sue foto ci ricordano la fragilità dei giganti d’acqua, polmone azzurro della Terra. Che stiamo rischiando di soffocare.
«HO BISOGNO DEL MARE PERCHÉ MI INSEGNA»
Francesca Santoro, senior programme officer della Commissione oceanografica intergovernativa Unesco e responsabile mondiale della Ocean Literacy
Le parole di Pablo Neruda sono diventate un mantra per Francesca Santoro. Per lei, il mare è una fonte di apprendimento costante, ma c’è qualcosa che va oltre: il desiderio di condividere ciò che ha imparato. Lo fa con un sorriso rassicurante e la voce calma di chi ha fatto della divulgazione una missione. «Con Ocean Literacy intendo l’abc della conoscenza dei mari», spiega. «Dovrebbe essere insegnata a tutti, dai bambini agli adulti, perché solo attraverso la consapevolezza possiamo agire. Noi lo facciamo partendo dal nostro futuro: i giovani, le scuole. È per questo che la partnership con Sea Beyond è così importante: ci consente di raggiungere i ragazzi attraverso le Scuole Blu, che partecipano al progetto e competono per il premio alla migliore idea di comunicazione sugli oceani». La sua passione per la scienza non nasce solo dall’interesse per il mare, ma da un amore per l’ambiente che ha radici nell’adolescenza. «Il mio liceo aveva un preside ambientalista ante litteram. Mi ha fatto capire quanto fosse importante prenderci cura del Pianeta». Per questo ha lasciato il mare della sua Puglia per trasferirsi a Venezia, dove ha scelto di studiare Scienze ambientali a Ca’ Foscari, rinunciando, lei figlia di una filosofa e di un medico, all’iniziale vocazione per la neuropsichiatria.






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