Sovranità e cooperazione

I fondi del Golfo hanno puntato 12 miliardi in salute e biomanifatture Ue

Farmaci, know-how e Mediterraneo: come si sta ridisegnando l’architettura sanitaria anche grazie all’Italia. Intanto il Marocco ha aumentato del 22% la capacità di generici, la Tunisia dei prodotti sterili. L’Egitto mira a raddoppiare i vaccini

di Piero Matica

Analisi di laboratorio Adobe Stock

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Quando un carico di principi attivi arriva negli stabilimenti toscani e lombardi, racconta una dipendenza che l’Europa vuole riscrivere. L’Italia è al centro non per caso ma per “geometria industriale”: una rete di siti produttivi, una tradizione nella chimica fine, poli di ricerca tra Trieste, Roma, Napoli e Milano, e la capacità di assorbire tecnologie, allinearle a standard regolatori stringenti e ridistribuirle verso mercati contigui.

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Il mercato farmaceutico nazionale ha ampiamente superato i 50 miliardi di euro, con export in crescita. Ma circa il 70% dei principi attivi arriva dall’estero, spesso da aree geografiche concentrate: una vulnerabilità quantitativa e qualitativa, perché produrre principi attivi significa competenze specifiche, impianti modulari, validazioni lunghe e personale che non si improvvisa. La strategia italiana punta a ricucire ricerca di base, ingegneria di processo e formazione professionale, trasformando gli hub di ricerca in piattaforme di trasferimento tecnologico.

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Il trasferimento di know-how avviene per contratti e standard condivisi. Nascono accordi tra poli biotecnologici e centri di formazione in Marocco, Tunisia ed Egitto per creare competenze in process engineering, validazione e compliance. L’obiettivo non è delocalizzare la ricerca, ma moltiplicare nodi certificati, avvicinando laboratorio e stabilimento. Il Marocco ha aumentato nel 2023 del 22% la capacità di generici e biosimilari; la Tunisia è cresciuta del 18% nei prodotti sterili; l’Egitto mira a raddoppiare i vaccini entro il 2030. L’Italia può fungere da ponte: protocolli operativi, training su linee pilota, supporto alla validazione secondo standard EMA. Sulla carta è semplice, nella pratica è rigoroso: procedure trasferite, dati di processo anonimizzati, operatori addestrati su scenari reali, audit indipendenti.

I FONDI DEL GOLFO E LE PIATTAFORME NEL MEDITERRANEO

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La leva finanziaria

Tra 2022 e 2024, fondi sovrani del Golfo hanno impegnato circa 12 miliardi di euro in salute e biomanifattura europee, con una quota rilevante su joint venture, piattaforme di ricerca applicata e logistica nel Mediterraneo. Non cercano solo rendimento: sicurezza strategica, diversificazione e accesso a ecosistemi innovativi. Clausole di tech transfer, formazione locale obbligatoria, soglie minime di produzione e meccanismi di risoluzione delle controversie danno stabilità. L’effetto è visibile: nuove linee di riempimento e liofilizzazione, centri per caratterizzazione di biomolecole, vettori virali e mRNA, co-finanziamenti pubblico-privato. Il moltiplicatore va oltre il singolo sito: attiva supply chain, riduce tempi di validazione, avvicina prototipo e produzione.

L’EMA ha introdotto percorsi accelerati per farmaci essenziali e vaccini d’interesse pubblico, mantenendo invariati gli standard di sicurezza ed efficacia: rolling review, linee guida aggiornate per i biosimilari, maggiore flessibilità post-marketing. L’AIFA si è allineata con sportelli dedicati ai progetti con trasferimento di know-how e piattaforme di monitoraggio. Sul fronte della proprietà intellettuale, l’Europa e le organizzazioni multilaterali sperimentano patent pool, licenze non esclusive e trasparenza sui dati preclinici; l’UE ha varato un quadro per emergenze che consente deroghe temporanee, bilanciando necessità e compensazione. L’Italia adotta un pragmatismo: proteggere gli investimenti, ma riconoscere che la resilienza dipende dalla capacità di produrre, non solo di brevettare.

Regole e logistica

Il terzo pilastro è la logistica. Il just-in-time ha mostrato limiti: ottimizza costi di magazzino, ma espone a stockout e interruzioni terapeutiche. Il passaggio al just-in-case significherebbe calibrare i buffer in base al rischio, diversificare fornitori, creare hub regionali, potenziare tracciabilità digitale. I dati indicano costi logistici mediamente superiori del 15-20%, a fronte di una riduzione del 60% del rischio di rotture di stock e tempi di risposta alle emergenze più rapidi del 40%. L’Italia investe in piattaforme intermodali tra porti, ferrovia e stoccaggi refrigerati, con attenzione alla catena del freddo per biologici e vaccini.

I numeri fissano la traiettoria: crescita dell’export di generici, cofinanziamenti con i Paesi del Golfo, programmi di upskilling, buffer logistici di novanta giorni, 15mila profili tecnici certificati nell’area.

Qui entra in gioco la formazione, vero collante del sistema. Senza operatori che conoscano validazioni, limiti di contaminazione e gestione delle deviazioni, gli impianti restano scatole vuote. L’Italia rafforza percorsi in ingegneria di processo, biotecnologie applicate e qualità normativa; i partner nordafricani adottano moduli condivisi, simulatori, tirocini su linee pilota. Si standardizzano competenze, si accorciano i tempi di avviamento, cresce l’affidabilità. La mobilità professionale diventa strategica.

La proprietà intellettuale

I brevetti fanno girare l’innovazione, ma non devono bloccare farmaci essenziali. Licenze non esclusive e pool tecnologici, insieme a scadenze e mappature dei brevetti critici, riducono la frammentazione. I sistemi che integrano tech transfer e standard regolatori avanzati mostrano già tempi di validazione più brevi per generici e biosimilari, maggiore quota di produzione locale e prezzi più stabili.

Il quadro macroeconomico indica che l’Italia non sta cercando un’autarchia impossibile, ma una “connessione controllata”: capitali esteri pazienti, competenze locali, standard europei, logistica adattiva. I fondi del Golfo agiscono da partner di lungo periodo; i centri nordafricani da nodi produttivi di prossimità; la regolazione europea da cornice di sicurezza e competitività. Le proiezioni al 2030 parlano di +35% nell’export di generici e biosimilari, dipendenza da principi attivi esteri ridotta al 40%, dodici nuovi siti di biomanifattura. La differenza la farà l’esecuzione: impianti validati, operatori formati, logistica tracciabile, sorveglianza regolatoria.

Il confine tra sovranità sanitaria e cooperazione si fa più sottile. Nessuno può produrre tutto, ma nessuno può rinunciare al controllo su segmenti critici della filiera. L’Italia ha scelto una via che integra sicurezza, accessibilità e sostenibilità. La risposta, più che nei piani, si misurerà nei lotti rilasciati, nei tempi di validazione, nella disponibilità dei farmaci e nella continuità delle cure.

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