Il Rapporto di Intesa Sanpaolo

I distretti storici frenano Le vie della ripresa: altri sbocchi e resilienza

Performance in flessione per Brianza e Treviso. In aumento quelle di Murgia, Alto Adige, Pordenone e Bovolone

di Laura Cavestri

L’export dei distretti nel 2025 tiene meglio rispetto a quello dell’intero comparto (-0,3% sul 2024, contro il -1,3%) (Adobe Stock)

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Nello slalom tra dazi all’importazione (verso gli Usa), rotte marittime che si chiudono e si riaprono e costi dell’energia sull’ottovolante, i distretti del legno-arredo provano a resistere al vento e agli urti, ma le esportazioni restituiscono un quadro complesso, dal quale emerge che le maggiori difficoltà si concentrano tra gli “alfieri” dei distretti, quelli che trainano i fatturati – soprattutto la Brianza e il Veneto (in particolar modo il Trevigiano), mentre resiston0 (e talvolta crescono sino a due cifre) gli imbottiti della Murgia e il legno-arredo di Alto Adige e Bovolone. A fotografarlo è il Rapporto sui Distretti del Legno-Arredo, elaborato dal Centro Studi di Intesa Sanpaolo.

Il quadro di mercato

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È un quadro polarizzato quello dei distretti industriali – evidenzia il Rapporto – dove la tenuta complessiva delle esportazioni nel 2025 (-0,3% sul 2024, per un controvalore di 9 miliardi di euro) è migliore dell’export dell’intero comparto (-1,3%), ma comunque in frenata. Chi opera nei distretti, in ogni caso, migliora o quanto meno attenua i cali. Hanno archiviato un buon 2025: Mobile di Pordenone +7,7%, Mobile imbottito della Murgia +8,9%, Legno Arredo dell’Alto Adige +10,1%, Mobili in stile di Bovolone +20,6 per cento. Mentre un arretramento – sebbene di dimensioni contenute – si rileva nei due maggiori distretti del mobile: Brianza (-1,8%) e Legno-Arredo di Treviso (-3,3 per cento).

«I nostri distretti “alfieri” del settore – sottolinea Stefania Trenti, responsabile industry research di Intesa Sanpaolo – sono quelli dai fatturati più importanti ,ma anche quelli più presenti nei mercati su cui hanno maggiormente pesato i dazi, ad esempio gli Usa. Molte aziende di questi distretti hanno investito in quel Paese, anche davanti a un dollaro che si è deprezzato e a minori flussi di fatturato, privilegiando una visione di lungo periodo, poiché gli Stati Uniti restano il nostro secondo mercato di sbocco, dai fondamentali solidi e con una forte capacità di spesa sul design di fascia alta».

La tenuta complessiva delle esportazioni distrettuali riflette la capacità delle imprese italiane di diversificare. I produttori distrettuali di mobili made in Italy sono riusciti a incrementare le vendite in Germania (+1,9%, soprattutto per i distretti del Mobile di Pordenone e Alto Adige), Regno Unito (+7,9%, per Pordenone e Murgia) e Spagna (+1,7%), nonostante la flessione registrata in Francia (-5,6 per cento). Tra i Paesi emergenti, si segnalano la crescita dell’export negli Emirati Arabi Uniti (+5%, per i distretti del Mobile di Pordenone e degli Imbottiti di Forlì) e il balzo delle vendite verso la Turchia (+50,7%, in particolare per i Mobili in stile di Bovolone).

Il deciso progresso in Canada (+12,3%, soprattutto per i distretti del Mobile di Pordenone, il Mobile imbottito della Murgia e il Legno Arredo dell’Alto Adige) ha fatto da contraltare alla contrazione negli Stati Uniti (-9,8%, con risultati negativi in quasi tutti i distretti ad eccezione della Murgia, +11,7% e di Forlì, +17,4 per cento).

Il mercato americano – secondo sbocco commerciale – è stato penalizzato dal cambio e dalle incertezze legate alle politiche commerciali dell’amministrazione Trump, così come la Cina - al settimo posto tra le destinazioni - ha evidenziato un calo dell’1,7%, causato dalle difficoltà di stimolare la domanda interna.

 

Le prospettive

«Al momento – spiega ancora Trenti – con la graduale riapertura dello stretto di Hormuz, seguita da una progressiva normalizzazione dei flussi di produzione e trasporto e da dal rientro dei prezzi energetici nella seconda parte del 2026, potremmo vedere una vigorosa ripresa sul Ii semestre dell’anno. In ogni caso, prevediamo che rimarrà tonica la domanda di mobili proveniente dal settore turistico. Il Mobile non è un settore energy intensive, ma può risentire di rincari indiretti degli input produttivi (metalli, vetro, materie plastiche) e dei costi di trasporto».

I Paesi interessati dal conflitto in Medio Oriente (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Iran) pesano per il 4,6% sulle esportazioni 2025, soprattutto tramite contract – aggiunge Trenti –. La necessità di un rilancio di immagine e una spinta alla ripresa delle costruzioni potrebbero rappresentare un’opportunità».

«Nel 2025 – spiega Enza Di Vita, economist di Intesa Sanpaolo – la quota dell’arredo italiano sui mercati internazionali è pari al 4,1% per quanto riguarda i prodotti di fascia media e bassa, e balza al 9,2% per quanto riguarda i prodotti di alta gamma, sfiorando addirittura il 25% nel mondo delle cucine».

«Cruciale – conclude Trenti – sarà aumentare la diversificazione dei mercati di sbocco: India, America Latina, Sudest Asiatico. Infine, le imprese del Mobile possono contare, complessivamente, su buone risorse finanziarie: secondo le stime su un ampio campione, i margini operativi lordi si collocano ancora su livelli storicamente elevati, pari al 10,3% del fatturato 2024, con marginalità sopra al pre-Covid anche nel 2026».

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