Arabia Saudita

I distretti dedicati dall’arte

Da Riyadh a Diriyah da Jeddah ad Al-’Ula e Dubai, nelle grandi e piccole città si concentrano gli sforzi pubblici e privati su centri culturali e musei per rendere attrattiva l’area

di Maria Adelaide Marchesoni

4' di lettura

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A Riyadh la trasformazione culturale è evidente nel quartiere di Diriyah, sorto dal sito Unesco di At Turaif, una fortezza e un palazzo restaurati del XVIII secolo. La città ha avviato un progetto da 63 miliardi di dollari che prevede la realizzazione di numerosi musei e hotel in uno scenario che evoca il passato e si proietta nel futuro. Ma è, in particolare, nel distretto di JAX, ex area di magazzini industriali, ora designata come zona culturale, che lo sviluppo è solo all’inizio. Fino a poco tempo fa, quello che oggi è chiamato il sito culturale JAX di Diriyah raccontava la storia dell’evoluzione industriale del regno, ora ospita il SAMoCA, il Museo d’arte contemporanea dell’Arabia Saudita. Primo museo del Paese dedicato all’arte del presente, promette di dare il via a una nuova era di apprezzamento dell’arte in Arabia Saudita, con la missione di valorizzare gli artisti della regione e di fungere da piattaforma per i talenti locali e internazionali.

Il JAX District

Il quartiere ospita la Biennale d’arte contemporanea, lo studio del più famoso artista saudita Ahmed Mater e la più importante galleria d’arte del paese, ATHR Gallery, che dal 2009 ha svolto un ruolo fondamentale nella costruzione della scena dell’arte contemporanea in Arabia Saudita, valorizzando la sperimentazione e l’esplorazione di nuove idee, diffondendo il ruolo degli artisti nel processo creativo e l’impatto che possono avere sulla società. La galleria, che ha tre sedi principali, a Jeddah, AlUla e Riyadh, ha colmato l’assenza di istituzioni artistiche pubbliche, musei e scuole d’arte per stabilire una scena artistica sostenibile e aperta al mondo, con una presenza internazionale. In mostra fino al 20 maggio «The Ground Day Breaks» con le opere anche monumentali di Muhannad Shono (Riyadh 1977), al centro della sua riflessione e dei suoi materiali c’è la sabbia, caratteristica principale del paesaggio naturale della Penisola Arabica (le opere in esposizione hanno un range di prezzo compreso tra 9.500 e 70mila SAR).

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Desert AlUla

A 1.100 chilometri dalla capitale Riyadh in mezzo al deserto si inserisce lo sviluppo di Desert AlUla che prevede, entro il 2035, l’edificazione di un complesso museale con gallerie e spazi espositivi, volto a proteggere e preservare il sito di AlUla, nella zona in cui sorge anche l’antica città di Mada’in Salih, primo sito Patrimonio Unesco dell’Arabia Saudita. La nuova città d’arte che sta nascendo in questa vasta oasi desertica di 22 km quadrati, dove transitava l’antica Via dell’Incenso e si conservano oltre cento tombe rupestri ricavate nell’arenaria rossa (il sito archeologico di riferimento è quello di Hegra), è la dimostrazione concreta dell’imponente investimento sostenuto per creare un polo attrattivo capace di imporsi sulla scena internazionale delle arti contemporanee. La terza edizione della rassegna, che ha debuttato nel 2020, si è svolta dal 9 febbraio al 23 marzo di quest’anno, con il tema «In the Presence of Absence», con 15 lavori site-specific che hanno messo in luce “ciò che non può essere visto” con la curatela di Maya El Khalil e Marcello Dantas. Tra gli artisti coinvolti c’era anche l’italiano Giuseppe Penone e con lui Aseel AlYaqoub, Ayman Yossri Daydban, Bosco Sodi, Caline Aoun, Faisal Samra, Filwa Nazer, Ibrahim Mahama Kader Attia, Karola Braga, Kimsooja, Monira Al Qadiri, Nojoud Alsudairi, Pascal Hachem, Rana Haddad, Rand Abdul Jabbar, Sara Alissa.

Al Quoz

A Dubai un “concentrato” di arte si trova nel vivace distretto di Alserkal Avenue, situato nell’area industriale di Al Quoz, istituito nel 2008 da Alserkal Initiatives dal real estate developer e mecenate culturale emiratino Abdelmonem Bin Eisa Alserkal, oggi ospita la più grande concentrazione di gallerie d’arte contemporanea, oltre 70, insieme ad organizzazioni di arti visive e performative, designer, imprese locali e spazi comuni su una superficie di 500mila mq e 90 magazzini. Al centro di Alserkal, lo spazio multidisciplinare Concrete, edificio iconico e primo progetto completato dall’Office for Metropolitan Architecture (OMA) di Rem Koolhaas, negli Emirati Arabi Uniti, dove, durante l’art week, che si è svolta in occasione di Art Dubai (1-3 marzo), vi era la mostra «Can you Hear Me?» dell’artista pioniera della videoarte Nalini Malani.

L’offerta delle gallerie d’arte contemporanea, in prevalenza di base a Dubai, spazia da artisti dell’area del Golfo come Farah Al Qasimi (Abu Dhabi, 1991) nella mostra «Toy World da The Third Line» (still e moving images in bianco nero e a colori con prezzi compresi tra 5.500 e 30mila dollari) e internazionali come l’artista tedesco André Butzer da Carbon 12 (prezzi da 20mila a 200mila euro), ma anche selling exhibition come «Carpets of Eden, Garden of Fantasy», realizzata da Leila Heller Gallery, con la curatela dell’iraniano Behrang Samadzadegan che ha riunito 22 artisti internazionali di generazione diverse che hanno presentato le loro esplorazioni artistiche sul tema del tappeto. Le opere in vendita presentavano un range di prezzo molto ampio e tra le più costose «Baluchi (red and Orange)» un tappeto del 2007 dell’artista Mona Hatoum (145mila dollari).

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