monitoraggio delle minacce a livello nazionale, cooperazione internazionale e meccanismi operativi contro la criminalità informatica, ma anche in materia di materia e sviluppo e per la formazione e l’adozione di strumenti per contrastare il cybercrime. Anche il Global Cybersecurity Index 2024 dell’Itu premia il nostro Paese, che entra nel gruppo di testa mondiale grazie a investimenti, regolazione avanzata e un’architettura istituzionale più matura.
Ma non è tempo di compiacersi: lo stesso indice Enisa mette in luce alcune debolezze strutturali a livello europeo, che riguardano anche l’Italia. L’uso di tecnologie di intelligenza artificiale per la sicurezza Ict ha un punteggio medio di appena 3,18/100, mentre gli investimenti in cybersecurity da parte delle entità più rilevanti ed essenziali si fermano a 7,14/100. L’Europa, insomma, ha costruito regole e strutture, ma non ha fatto seguito con investimenti adeguati — soprattutto sul fronte AI — per reggere l’urto di minacce sempre più automatizzate.
Tecniche sempre più sofisticate
Guardando al come si viene colpiti, il quadro Clusit è chiaro: a livello globale il malware, in particolare il ransomware, resta la tecnica più diffusa, coprendo circa un quarto degli incidenti, mentre cresce rapidamente lo sfruttamento delle vulnerabilità e degli attacchi DDoS, che nel primo semestre 2025 rappresentano l’84% dell’intero 2024. Gli incidenti causati da vulnerabilità zero-day mostrano un tasso di impatti “critici” che arriva a circa il 50%, segno di quanto sia difficile difendersi quando non esistono ancora patch disponibili.
In Italia c’è una particolarità: la maggioranza degli episodi noti è classificata come hacktivism. Nel primo semestre 2025 gli attacchi di matrice dimostrativa o politica rappresentano il 54% degli incidenti, superando quelli puramente criminali; molti sono DDoS condotti da gruppi filorussi contro siti istituzionali, aeroporti, porti e soggetti del mondo finanziario. Non è infatti un mistero che il nostro Paese si trovi sul fronte di una guerra geopolitica che si sta combattendo sul filo del conflitto in Ucraina.
Questo non significa che la dimensione economica sia trascurabile: i casi di ransomware che bloccano la produzione o i servizi pubblici continuano ad aumentare e il Clusit sottolinea come gli incidenti con impatto alto o critico siano cresciuti del 143% in cinque anni a livello globale.