Assemblea Centromarca

I consumi fuori casa valgono 102 miliardi. Soffre la spritz economy

Pesano le abitudini delle nuove generazioni, la perdita di potere d’acquisto e il rito dell’aperitivo è un po’ meno di moda

di Enrico Netti

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I punti chiave<a class="classi-link-interno" href="#U67017613862WfF">I momenti di consumo</a>

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Cambio di passo per i consumi fuori casa che nel 2025 raggiungono un giro d’affari di 102 miliardi con una leggera crescita (+1,5%) sull’anno precedente. Segno meno per quanto riguarda gli ingressi nei pubblici esercizi, bar, ristoranti, pizzerie, pub e birrerie, locali notturni. Nel 2025 c’è stata una flessione dell’1,1% che diventa del -1,6% se si considera la sola clientela italiana. È quanto rivela un’analisi realizzata da TradeLab, società di consulenza specializzata, presentata da Bruna Boroni, direttore industry «consumi fuori casa» presentata nel corso di «Away 2026 - Scenari, nuovi riti e opportunità per la marca nei consumi fuori casa» promosso da Centromarca. Il mondo dei consumi fuori casa si sta sempre più polarizzando con le catene di fast food (+1,1%) e la ristorazione (+0,6%) che mostrano una crescita delle visite lievemente positiva. Segnali negativi arrivano dai bar diurni (-2,7%) e serali (-2,9%), con crolli più marcati per take away (-4,2%) e food delivery (-4,4%). Oltre alla crisi dei consumi pesano le “diverse” abitudini delle nuove generazioni che riducono gli ingressi e i momenti di spesa. Per esempio la GenX con un -5,6% è quella che registra la maggior difficoltà, Millennials sono al -1,3% e GenZ (-0,3%) contengono la riduzione delle visite; al contrario, i Baby Boomer si confermano il motore di crescita (+3,0%).

«Stiamo vivendo uno scenario in continua evoluzione. L’escalation del conflitto in Iran sta producendo effetti tangibili sulle catene di approvvigionamento rendendo più difficile per le imprese pianificare le proprie attività - ha detto Francesco Mutti, presidente Centromarca alla platea di 200 manager dell’industria e del retail -. Criticità che si riflettono sui consumi, e in particolare sul turismo e il canale ho.re.ca., che più di altri, reagiscono in modo immediato all’evoluzione del contesto economico: dalle scelte di consumo, fino alla ridefinizione delle priorità di spesa delle famiglie italiane. Auspichiamo una rapida risoluzione del conflitto, per non compromettere le stime di crescita del comparto che, per il 2026, si attestavano sui 106 miliardi di euro. In un mercato rilevante come l’out of home, le aziende devono saper intercettare i nuovi bisogni dei consumatori. In questo scenario Centromarca si propone come l’interlocutore chiave per favorire il dialogo strategico tra industria e retail».

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I momenti di consumo

Nel 2025 il ritmo dei consumi è stato scandito dal calo del potere d’acquisto degli italiani. Secondo le rilevazioni di TradeLab la classica colazione al bar con cappuccino e brioche vale 6,3 miliardi di euro con 4,2 miliardi di consumazioni (-1,2% rispetto al 2023), 2,2 miliardi di visite e uno scontrino medio di 2,9 euro. La colazione è vissuta come un’occasione sociale “accessibile”, amata soprattutto dai giovanissimi (+15% di visite). Oltre la metà dei gestori intervistati da Trade Lab (56%) prevede un incremento dello scontrino medio; il 45% considera anche un aumento delle presenze.

Diverso il momento del pranzo che registra 1,5 miliardi di visite, circa 5,5 miliardi di consumazioni e uno scontrino medio di 18,1 euro. Il tutto alimenta un giro d’affari di 27,4 miliardi. Qui si fanno avanti nuove tendenze più risparmiose come acquistare piatti pronti nella grande distribuzione (+3% dal 2023). Bar e ristoranti di fascia media rilevano un trend negativo (rispettivamente -5,2% e -2,3%), al contrario delle catene (+6,3%).

La moda, il rito dell’aperitivo sembra appartenere ad un tempo lontano perché calano sensibilmente gli ingressi, attestandosi a 506 milioni con 1,25 miliardi di consumazioni per un totale di 3,9 miliardi di spesa (-6,2% a valore). Lo scontrino medio è di 7,8 euro, che sale a 8,8 euro nel Nord Ovest e scende a 6,9 euro nel Sud e nelle Isole. Per quanto riguarda i trend di consumo di bevande si registra la maggiore difficoltà di tutto il mondo alcolico - birra (-6,5% sul 2023), cocktails e spiriti (-1,0%), vino e bollicine (-4,0%).

Complessivamente la spesa per la cena vale 37,2 miliardi (+2%) con 1,6 miliardi di visite e 5,6 miliardi di consumazioni e uno scontrino medio di 23,5 euro. Per rispettare il bugdet si registra una forte contrazione nell’acquisto di dolci (-11,3%) e alcolici (-4,4%) a favore di primi piatti, piatti unici e beverage analcolico. Nei diversi canali si evidenzia un aumento del numero di visite per catene (+8,0%), la ristorazione di fascia alta (+6,3%) e media (+3,4%), mentre sono in riduzione pizzerie (-1,7%) e soprattutto ristoranti di fascia bassa (-16,0%).

Il nuovo clima

Per quest’anno, secondo le previsioni di Emanuele di Faustino, head of industry & retail di Nomisma, il consumatore è diventato estremamente selettivo e oltre il 25% degli italiani prevede di incrementare il risparmio ma senza rinunciare al fuori casa. La parola chiave è “ripensamento”. Si cercano porzioni più curate, proposte gourmet ed esperienze a forte valore aggiunto. Il benessere fisico e mentale diventa prioritario nei consumi food & beverage per 4 italiani su 10 che orientano le scelte verso prodotti free-from o rich-in con benefici specifici come, per esempio, con proprietà antiossidanti.

Anche il turismo gioca nella partita un ruolo rilevante. Nell’intervento di Antonio Barreca, direttore generale Federturismo Confindustria, emerge che nel 2024 l’Italia registra un record storico di 458,4 milioni di presenze turistiche (+2,5% sul 2023), con spesa complessiva stimata a 185 miliardi nel 2025, di cui 55-65 miliardi destinati alla ristorazione. Per l’industria di marca è decisivo il profilo del turista, che genera scontrini nel fuori casa del 20-40% superiori ai residenti, mostrando forte propensione a prodotti premium come vini DOCG e tipicità locali. Ogni euro speso dal turista attiva un moltiplicatore economico di 0,6-0,8 euro lungo l’intera filiera, trasformando la domanda turistica in valore strutturale per il Paese.

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