I consigli della docente: quale tipologia di traccia scegliere e perché
La prova viene proposta in tre tipologie testuali: analisi e interpretazione di un testo letterario italiano (tipologia A); analisi e produzione di un testo argomentativo (tipologia B); riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità (tipologia C).
di Paola Rocchi
4' di lettura
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Le novità introdotte quest’anno nell’esame non hanno investito la prima prova, finalizzata come sempre ad accertare le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche. Essa viene proposta in tre tipologie testuali: analisi e interpretazione di un testo letterario italiano (tipologia A); analisi e produzione di un testo argomentativo (tipologia B); riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità (tipologia C). Le prove tra cui scegliere sono in tutto 7: 2 per la A e la C; 3 per la B. Il che non dovrebbe cogliere di sorpresa i maturandi, avvezzi ad affrontarle nel corso del triennio. Pertanto, qui, più che analizzare nel dettaglio ogni tipologia, appare più utile fornire alcuni consigli su come affrontare la prova, e su come scegliere la traccia per valorizzare la propria preparazione e i propri punti di forza. È infatti importante arrivare all’esame sapendo già in quali tipologie abbiamo in genere dato il nostro meglio.
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La tipologia A
La tipologia A, ad esempio, richiede competenze di comprensione di un linguaggio formalizzato e ricco di sfumature come quello letterario, ma questo non vuol dire che, per sceglierla, dovremo per forza conoscere tutti gli autori e le autrici dall’Unità d’Italia ai giorni nostri. Un passo, una lirica coinvolgenti, che suscitino in noi interesse, anche se non l’abbiamo affrontati in classe o non ne abbiamo studiato l’autore, non dovrebbero scoraggiarci. Sarà soprattutto la nostra capacità di leggere e capire in profondità quelle parole a fare la differenza, come pure l’allenamento al “corpo a corpo” con i testi, che ci spinge a interrogarli per riflettere su quello che riescono a dirci. Semmai, un suggerimento utile può essere quello di verificare bene cosa richiede lo spunto finale dell’Interpretazione, in cui viene indicato il tema da sviluppare anche in collegamento con altre opere e altri autori. Più si può attingere a un bagaglio personale di riferimenti e letture, meno si rischia di incorrere nello schematismo o nella penuria di argomenti.
La tipologia B
Anche la tipologia B chiama in causa la capacità di comprendere bene un testo altrui; in questo caso, però, si tratterà di un brano espositivo-argomentativo di ambiti vari. Oltre all’interesse e alla conoscenza dell’argomento trattato, a fare la differenza sarà qui l’abitudine a leggere brevi saggi e articoli di opinione. Non meno importante è una buona padronanza delle tecniche dell’argomentazione, che ci aiuteranno a capire qual è la tesi di chi scrive e come la sostiene e, soprattutto, a elaborare la nostra produzione. Se si è interessati a svolgere questa tipologia, nelle settimane che ci separano dall’esame, leggiamo testi e articoli di buona fattura e studiamone l’impostazione e l’organizzazione, prestando attenzione agli snodi del ragionamento, alla progressione delle idee, alla varietà dei connettivi, al tipo di argomenti (esempi, dati, citazioni, ragionamenti per analogia, per contrasto eccetera). Imitare con consapevolezza (non copiare) è un buon modo per impadronirsi dei segreti del mestiere. In questo senso, anche un uso consapevole e critico dell’Intelligenza Artificiale può fornirci un buon allenamento, purché non ci si limiti a chiedere al chatbot di sostituirsi a noi, ma di aiutarci nel costruire e migliorare i nostri testi.
La tipologia C
Per la tipologia C, che molti liquidano associandola al “vecchio tema”, valgono alcuni dei consigli già forniti, con un’avvertenza: in questo caso il focus è tutto sulla produzione di un testo nostro. Non saremo chiamati infatti ad analizzare un passo scritto da altri, semmai potremo trovarci davanti a una citazione-stimolo con suggerimenti operativi su un tema specifico. Il tempo a disposizione dovrà dunque essere impiegato nel raccogliere le idee (quanto sappiamo su quel tema), nel pianificare uno sviluppo del discorso, che dovrà rispondere ai criteri base della testualità (introduzione, corpo centrale, conclusione), nell’arricchire la trattazione con le nostre conoscenze. In apparenza, può sembrare la tipologia più facile perché è la meno vincolata e quella che lascia più liberi di creare. Ma attenzione: il luogo comune e la banalizzazione sono sempre in agguato e, se non si ha un reale interesse per l’argomento, se non si può contare su un equipaggiamento personale di esempi, esperienze, riferimenti culturali, si rischia di scivolare nell’ovvietà e nella povertà ideativa. Siccome questa tipologia è molto popolare tra gli studenti, vale la pena di mettere in guardia sui rischi di un ragionamento del tipo: «Ho sempre svolto la tipologia C durante l’anno e sarà così anche all’esame». Apparentemente non fa una piega, ma se gli argomenti su cui vertono le due proposte sono per noi ostici e poco praticabili, che facciamo? Procediamo lo stesso per inerzia o non è il caso di valutare altre opzioni? Non dimentichiamoci infine che anche la libertà ha le sue regole: non si può scrivere senza aver chiaro cosa si vuole dire, come si vuole dirlo e perché. Dunque, riflettere e argomentare vanno anche in questo caso di pari passo.
La gestione del tempo
Un ultimo consiglio possiamo spenderlo su un aspetto generalmente dato per scontato: la gestione del tempo. Sei ore sono tante e richiedono capacità di concentrazione e resistenza. In casi come questi, è essenziale dare il giusto spazio a ciascuna delle attività che entrano in gioco in un buono svolgimento: lettura-orientamento di tutte le proposte; scelta della traccia, lettura analitica e profonda dei testi e/o delle richieste; pianificazione e prima stesura; rilettura-revisione e, infine, copiatura “in bella” (eh sì, agli esami si scrive ancora a mano e su carta). Certo, non esiste un protocollo, una road map valida per tutti in astratto; per questo, è importante conoscersi e saper controllare i propri tempi di elaborazione e concentrazione. Occhio all’orologio, dunque, e dopo ogni fase di lavoro prendiamoci qualche minuto per “staccare” e rivedere quanto elaborato. E, soprattutto, non ci si stancherà mai di raccomandare una buona revisione finale. Attività negletta, poco amata dagli studenti e durante l’anno spesso impraticabile a causa dei tempi compressi in cui si svolgono le attività di scrittura. Eppure, è una fase imprescindibile, che richiede tempo congruo e mente concentrata.
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