Bilancio 2024

I compratori in asta premiano il lusso e in seconda battuta scelgono l’arte

Le nuove generazioni preferiscono la seconda vita di gioielli e orologi

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

A sinistra di Marc Chagall «L’écuyère à Saint-Paul», 1975, top lot da Farsetti; a destra di Giorgio de Chirico «Mobili in una

4' di lettura

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Poco più della metà delle 21 case d’asta italiane, comprese le straniere con una branch nel Paese, che ha partecipato al consueto bilancio di fine d’anno di Arteconomy registra il segno più, con delle eccellenze a doppia cifra per Colasanti, International Art Sale e Cambi, tutte grazie ai gioielli e al lusso. Le altre nove possono essere soddisfatte in un anno non privo di difficoltà che si chiude con un cauto ottimismo, sostenuto da forti scambi di opere d’arte moderna e contemporanea e, talvolta, anche di Old Master, come per Bertolami e Il Ponte, quest’ultimo entrato nel Millon Auction Group con un fatturato complessivo di 120,3 milioni di euro. Anche chi ha segnato un piccolo deficit – sono in sei – mantiene una view positiva in tempi di incertezze geopolitiche ed economiche. Mostrano i limiti del mercato italiano due tipologie di case d’asta: le major Christie’s e Sotheby’s da un lato e Art-Rite e Studio d’Arte Martini dall’altro. Per le prime cambia il modello di business: Christie’s sposta le aste «Thinking Italian» a Parigi, raddoppiando lì l’appuntamento ad aprile e ottobre, e chiude la sala d’asta di Milano, mentre il team resta a Palazzo Clerici per supportare le vendite francesi di arte italiana e le trattative private in Italia. Sotheby’s si focalizza sul lusso, pur conservando la grande offerta di artisti italiani del 900. Le altre due case più piccole soffrono della scarsa attenzione dei compratori per l’arte contemporanea.

Il totale scende

Complessivamente il totale aggiudicato dalle 21 case scende a 382 milioni e rotti rispetto a 388 del 2023 e ai 395 del 2022, miglior anno dopo la pandemia. Bolaffi mantiene la leadership con la numismatica per il secondo anno consecutivo, guadagna il secondo posto Cambi con il lusso (risalendo dalla 7ª posizione) e Pandolfini conserva il terzo posto con i gioielli e gli orologi.

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I dipartimenti in crescita

Osservando l’andamento dei vari dipartimenti si è indotti a riflettere su come stia cambiando il mondo del collezionismo: si cerca sempre più il lusso, chiave d’ingresso al mondo delle aste, e l’arte entra in seconda battuta. Lo ha rilevato Claudia Dwek, Sotheby’s Chairman, Contemporary Art, Europe: «il settore del lusso continuerà a crescere d’importanza come punto di accesso per i nuovi collezionisti più giovani, permettendoci di coltivare i collezionisti d’arte di domani», parere condiviso da molti altri esperti delle case d’aste italiane. Per circa un quarto di loro è stato il dipartimento con il fatturato più alto e anche tra i top lot dell’anno ci sono quattro gioielli e orologi. «Il lusso si vende in tutte le sue declinazioni – afferma Giuseppe Bertolami, amministratore unico Bertolami Fine Art, – alta gioielleria, orologi di culto, vini e distillati di pregio e luxury handbags, meglio se firmate Hèrmes e Chanel». E proprio per tali potenzialità anche Capitolium Art da quest’anno vuole sviluppare il settore dei gioielli. Art-Rite, che si è lanciata nel Luxury Fashion nell’anno appena concluso, è rimasta soddisfatta dei primi esiti. Nessuna casa ormai è priva di un dipartimento Lusso. Gli orologi hanno tenuto, nonostante un relativo calo, vincente la scelta di Pandolfini di spostare le vendite di orologi a Milano per intercettare un pubblico ampio.

L’arte resta un porto sicuro

Naturalmente l’arte moderna e contemporanea si conferma un settore solido: è il dipartimento col miglior risultato per circa la metà delle case d’aste. Salvo, artista di punta negli ultimi anni, continua a riscuotere successi, ma ha dato segnali ambivalenti da Studio Martini, così come Boetti, che invece ha triplicato le stime da Bolaffi. Nomi richiesti sono stati Vittorio Zecchin, Pino Pascali, Domenico Gnoli, ma la loro rarità non ne favorisce gli scambi. Anche i nomi più forti dell’arte italiana, ben consolidati all’estero come Fontana, Burri, Boetti, Manzoni, iniziano a scarseggiare. «Perché – spiega Sonia Farsetti – vi è un crescente interesse per l’arte italiana del pubblico internazionale che, poi, cerca da noi il meglio anche dell’arte internazionale come si è visto per il nostro top lot di Chagall». Insieme a Kandinskij, top lot da Cambi, e Duchamp da Finarte hanno raggiunto ottimi risultati. Nel campo del design, esaurita l’onda degli anni ’40-’50-’60, si guarda sempre di più agli anni ’20-’30 oppure ai ’70-’80 con una certa stanchezza seguita a un momento di euforia che ha portato però sul mercato falsi e qualità mediocre. Anche i dipartimenti più classici hanno dato buoni risultati, rispecchiando un collezionismo trasversale. «Sono resilienti settori tradizionali come la filatelia, i libri antichi e l’antiquariato – spiega Filippo Bolaffi – che a valori corretti incontrano sempre il gusto di acquirenti nazionali e stranieri». Bene anche da Finarte e Il Ponte, dove uno dei successi è stata l’acquisto del Codice Santini da parte del Ministero della Cultura per Palazzo Ducale di Urbino – Direzione Regionale Musei Nazionali Marche. Per il 2025 si punta tanto sull’innovazione telematica: per tutte le case d’aste l’online rappresenta lo strumento fondamentale per raggiungere la clientela internazionale, in media il 30-40% , acquirenti, spesso dealer, che provengono da Usa, Regno Unito, Francia, Svizzera, Germania, Cina, Belgio ed Europa dell’Est.

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