I collezionisti chiedono trasparenza sui prezzi, i galleristi non rispondono
Oggi il rapporto tra chi vende e chi compra è più complesso, tra desideri e ostacoli, secondo l’indagine condotta su 1.600 intervistati in 60 Paesi
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I punti chiave
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Quali sono le principali affinità e differenze tra collezionisti e gallerie? I segmenti di mercato più importanti per le gallerie coincidono davvero con quelli più desiderati dai collezionisti? A queste domande – e a molte altre – ha provato a rispondere Artsy, la piattaforma americana leader nel settore, attraverso un recente report che offre una fotografia aggiornata del mercato dell’arte. Per la prima volta, lo studio ha analizzato contemporaneamente le due anime del mercato, raccogliendo oltre 1.600 risposte da gallerie e collezionisti di oltre 60 Paesi. Il quadro che emerge è complesso e, in alcuni tratti, sorprendente. Un dato su tutti spicca: solo il 17% dei collezionisti ritiene che il mercato dell’arte risponda “molto bene” alle loro esigenze, una percezione che attraversa tutto il report e che pone al centro una questione fondamentale: la trasparenza.
La trasparenza, chiave (mancante) del mercato
Quando si tratta di acquistare arte, i collezionisti vogliono sapere di più: prezzi chiari, informazioni dettagliate sulla provenienza, storie delle opere. Eppure, secondo il report, il mercato continua a essere percepito come opaco e inaccessibile. Il 69% dei collezionisti ha dichiarato di aver esitato ad acquistare a causa della mancanza di trasparenza. Solo il 5% considera il mercato dell’arte“completamente” trasparente su temi cruciali come provenienza, autenticità e prezzi. Non a caso, alla domanda su cosa potrebbe migliorare l’esperienza di acquisto, il 60% dei collezionisti ha risposto: più trasparenza sui prezzi. Questo bisogno si amplifica nel mondo digitale. Per chi compra arte online, i principali ostacoli sono la carenza di informazioni dettagliate sulle opere (48%), l’assenza di un prezzo visibile (43%). Siti web senza dettagli, annunci vaghi, titoli mancanti contribuiscono a rendere il mondo dell’arte intimidatorio, soprattutto per i nuovi collezionisti. E le gallerie ne sono consapevoli (il 62% riconosce l’importanza della trasparenza per i propri clienti) ma non fanno abbastanza. Solo l’1% la giudica “per niente” importante. I dati parlano chiaro: le opere con prezzo visibile sulla piattaforma Artsy hanno sei volte più probabilità di essere vendute rispetto a quelle senza. Eppure, nonostante la consapevolezza, solo il 44% delle gallerie espone i prezzi online per tutte le opere, un altro 25% fornisce i prezzi solo su richiesta e per molti collezionisti, dover “chiedere il prezzo” manda un messaggio chiaro: “L’opera è troppo costosa”.
Prezzi e contesto economico
In un mercato dell’arte sempre più condizionato dall’incertezza economica, anche il comportamento dei collezionisti sta cambiando. Nel 2024 circa un terzo dei collezionisti si è fatto più selettivo negli acquisti, mentre solo una piccola minoranza ha aumentato il proprio budget rispetto all’anno precedente. La sensazione di instabilità si riflette anche sul fronte delle gallerie: per il 75% l’incertezza economica rappresenta la sfida più grande da affrontare oggi, seguita dal cambiamento nel comportamento dei collezionisti e dal calo della domanda. E per il futuro quasi la metà degli operatori del settore prevede che le difficoltà economiche continueranno a influenzare profondamente il mercato. Non cambia da parte dei collezionisti l’atteggiamento nei confronti delle fiere d’arte che continuano a essere un modo per entrare in contatto con le gallerie, anche se l’entusiasmo tra i collezionisti sembra attenuato. La percentuale di intervistati (39%) ha dichiarato che le fiere sono “ in qualche modo importanti” nel loro percorso di acquisto di opere d’arte, seguita dal 29% che ha affermato che questi eventi non sono “molto importanti”. In questo scenario, i prezzi delle opere d’arte sono diventati un tema ancora più delicato. Molte gallerie hanno previsto un leggero aumento dei prezzi nel 2024, in parte dovuto all’inflazione che continua a incidere sui costi. Ma l’atteggiamento dei collezionisti si fa più prudente: sempre più spesso, si mostrano riluttanti ad accettare prezzi elevati e per molti – circa tre su quattro – i costi troppo alti rappresentano un vero ostacolo all’acquisto. Non solo: il 78% dei collezionisti ammette di aver rinunciato ad acquistare un’opera perché considerata fuori portata rispetto al proprio budget.
Quando il prezzo è giusto?
E quando si tratta di stabilire se un prezzo è “giusto”, i collezionisti sembrano affidarsi soprattutto al confronto: guardano opere simili, consultano i risultati delle aste, cercano riferimenti. Le gallerie, invece, fissano i prezzi in base a criteri leggermente diversi: il prestigio dell’artista è il fattore più importante, seguito dalle dimensioni, dal tipo di supporto e – solo dopo – dalla domanda di mercato. In definitiva, sia per chi compra sia per chi vende arte, oggi il valore di un’opera non è più solo una questione di gusto o di intuizione: è sempre più il risultato di un equilibrio complesso tra reputazione, mercato e percezione economica. In questo contesto economico che continua ad essere ricco di sfide le gallerie si stanno rivolgendo ai canali digitali come mezzi per raggiungere nuovi collezionisti e facilitare le attività. Più della metà delle gallerie ha, infatti, dichiarato che sta ampliando i propri canali online in risposta alle sfide che le attendono. Da parte loro, i collezionisti utilizzano piattaforme online come Instagram e Artsy per scoprire nuovi artisti. Questa tendenza è particolarmente evidente tra i giovani collezionisti, ai quali la maggior parte delle gallerie dà la priorità nei propri sforzi di sensibilizzazione. In effetti, poiché il mercato dell’arte sta subendo una correzione sostenuta - come dimostrano il calo delle aste e il feedback che Artsy ha ricevuto dalle gallerie nell’ultimo anno - è forse più importante che mai facilitare il dialogo tra le diverse parti del settore.









