Gli 80 anni della Repubblica

I cittadini spettatori pacifisti alla sfilata del 2 giugno

Si vuole un esercito forte ma pronto alla pace, fanno eccezione i bambini. Tra gli adulti, c’è chi vede il rischio imminente di una guerra globale

di Patrizia Maciocchi

Festa della Repubblica Frecce Tricolore passano su Roma    viste dal Pincio — Martedì 2 Giugno 2026  — (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse)  Flag Arrows flying on Rome in occasione of the Republic feast —Rome— Italy  — June 2, Tuesday 2026 - News - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse LAPRESSE

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Una coda che parte da piazza del Popolo fino a piazza Venezia, con la speranza, per chi non ha un posto in “prima fila” nelle tribune, di veder sfilare armi e militari. Ad aprire il corteo dei cittadini, corsi a festeggiare gli 80 anni della Repubblica, ci sono i proprietari di tre automobili 500 immatricolate negli anni Sessanta. Tre macchine cult rigorosamente bianca, rossa e verde, come risposta di terra alle frecce tricolori. 

Nandi, 40 anni, albanese, fa il cameriere, vive in Italia da quando aveva 18 anni, ne possiede una: «Sono venuto, perchè mi sento italiano, in Albania non c’è una parata militare, lavoro a via del Corso e ogni anno vengo a vederla. Ho portato, con altri due amici, la mia auto perchè racconta la storia di questo grande Paese, dal dopoguerra in poi - dice Nandi - mi piacciono le frecce tricolori, ma resto con i piedi per terra».

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La guerra dei bambini

Le frecce tricolori sono il motivo che ha spinto anche Gabriella, impiegata 45 anni, a portare i figli Tommaso di 6 anni e Antonio di 7 anni, e mezzo come lui ci tiene a precisare. «Questi aerei ci piacciono tanto, perché vanno velocissimi e fanno il fumo con i colori dell’Italia - dicono con gli occhi rivolti al cielo, pronti a godersi l’ultima scia prima che svanisca - ci piacciono anche i carri armati, ma da qui non riusciamo a vederli perchè siamo troppo bassi».

Giuseppe e Matteo di anni ne hanno invece 16, tutti e due fanno il liceo scientifico, uno a Roma, l’altro a Napoli. «In un mondo in cui vale la legge del più forte - dice Matteo - mi rassicura vedere che siamo in grado di batterci, con un esercito potente. Oltre ad armarci noi però - gli fa eco Giuseppe - dovremmo smetterla di dare armi a Israele».

A spingere Annamaria 55 anni, medico, a rinunciare al ponte e mettersi in fila, c’è il desiderio di essere presente il giorno in cui la Repubblica compie 80 anni. «Sento l’orgoglio di appartenere al mio popolo, mi piace essere qui, dove c’è anche il nostro Presidente. Quanto alle armi - dice Annamaria - servono da quando c’era l’impero romano. Ma confido nei nostri politici perché evitino qualunque guerra». Il marito di Annamaria, Genesio, è un filosofo - e ha il physique du rôle, capelli scomposti e occhiali tondi - è stato trascinato alla parata dalla moglie. Perché Genesio non solo non è fiero di essere italiano, ma neppure di appartenere al genere umano. «Gli uomini dovrebbero scomparire tutti dalla faccia della terra - afferma categorico - lasciamo il mondo agli animali, sono molto meglio di noi, che siamo bestie sadiche». La sua signora lo guarda perplessa, ma entrambi giurano che, malgrado la differenza di vedute, in casa regna la pace.

Corrado, 6 anni, è approdato a Roma con la famiglia da Napoli, per vedere le armi lui, assicura, ne ha molte ed è preparato a tutto, anche alle ipotesi più estreme. «Io non ho paura della guerra, sono pronto per l’Apocalisse Zombie, a casa ho un sacco di pistole», dice con gli occhi sognanti per nulla bellicosi. Un’autodenuncia che preoccupa il padre Luigi, quasi propenso a chiedere la prova del Dna, che precisa «sono pistole giocattolo, naturalmente», lui pacifista, arrivato a Roma solo per far contento il figlio, che è certo suo e, forse, dei videogiochi.

I figli della Repubblica

Filippo, Danilo e Alessandro di 22 e 24 anni, tutti studenti di economia, sono un terzetto, decisamente favorevole al riarmo. «Siamo convinti che sia necessario investire più soldi negli armamenti, ci servono armi non parole, per difenderci in questo momento di venti di guerra - dicono - va bene guardare all’Europa, ma dobbiamo essere pronti a una difesa individuale, gli interessi non sempre sono coincidenti e ci potremmo trovare da soli».

Sottoscrivono invece le parole di Mario Draghi, Filippo, rossi capelli ricci, e Pietro, occhiali a specchio e taglio cortissimo, entrambi di 22 anni: «Studiamo scienze politiche a Berlino - dice Filippo - mi sono trovato d’accordo con Draghi, quando ha avvertito che “per la prima volta siamo soli insieme”. Ho vissuto un paio di anni negli alloggi popolari della ex Ddr, credo che il rischio venga da Est, l’Europa deve marciare unita. In Germania la sensazione del pericolo si sente molto più che in Italia». Sulla stessa lunghezza d’onda, il compagno di studi Pietro che ritiene opportuno armarsi, ma razionalizzando le spese. «Non dovremmo impiegare più soldi per gli armamenti - sostiene - ma spendere meglio. Inutile avere 28 modelli di carri armati, dovremmo avere uno standard».

Rita classe 1946, giornalista scientifica, abita in zona, è scesa per festeggiare la sua “coetanea” Repubblica. «Sono nata con la Repubblica, credo che i suoi 80 anni dovrebbero servire a farci riflettere sul valore della pace - avverte - quando si inizia un conflitto non si sa come finisce: l’unico modo per mantenere la pace è non iniziare mai una guerra. Non amo - conclude - queste esibizioni muscolari, queste sfilate machiste».  

Luciano ha 67 anni, fa l’idraulico e si è trovato in piazza per una chiamata urgente in zona, della parata gli importa zero e ancora meno dell’amor di patria. È solo di cattivo umore per la viabilità ridotta e per essere stato costretto a lavorare in un giorno di festa. «Finchè c’è guerra c’è speranza come diceva quello», dove “quello” è Alberto Sordi e non citarlo è grave per un romano doc. «Chi ci governa - dice - pensa solo a spendere per le armi, mentre la gente fa fatica ad arriva' a fine mese. La fame l’abbiamo già, nun ce serve pure la guerra. Gli 80 anni della Repubblica? Me pare che se va sempre peggio».

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