I cittadini spettatori pacifisti alla sfilata del 2 giugno
Si vuole un esercito forte ma pronto alla pace, fanno eccezione i bambini. Tra gli adulti, c’è chi vede il rischio imminente di una guerra globale
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Una coda che parte da piazza del Popolo fino a piazza Venezia, con la speranza, per chi non ha un posto in “prima fila” nelle tribune, di veder sfilare armi e militari. Ad aprire il corteo dei cittadini, corsi a festeggiare gli 80 anni della Repubblica, ci sono i proprietari di tre automobili 500 immatricolate negli anni Sessanta. Tre macchine cult rigorosamente bianca, rossa e verde, come risposta di terra alle frecce tricolori.
Nandi, 40 anni, albanese, fa il cameriere, vive in Italia da quando aveva 18 anni, ne possiede una: «Sono venuto, perchè mi sento italiano, in Albania non c’è una parata militare, lavoro a via del Corso e ogni anno vengo a vederla. Ho portato, con altri due amici, la mia auto perchè racconta la storia di questo grande Paese, dal dopoguerra in poi - dice Nandi - mi piacciono le frecce tricolori, ma resto con i piedi per terra».
La guerra dei bambini
Le frecce tricolori sono il motivo che ha spinto anche Gabriella, impiegata 45 anni, a portare i figli Tommaso di 6 anni e Antonio di 7 anni, e mezzo come lui ci tiene a precisare. «Questi aerei ci piacciono tanto, perché vanno velocissimi e fanno il fumo con i colori dell’Italia - dicono con gli occhi rivolti al cielo, pronti a godersi l’ultima scia prima che svanisca - ci piacciono anche i carri armati, ma da qui non riusciamo a vederli perchè siamo troppo bassi».
Giuseppe e Matteo di anni ne hanno invece 16, tutti e due fanno il liceo scientifico, uno a Roma, l’altro a Napoli. «In un mondo in cui vale la legge del più forte - dice Matteo - mi rassicura vedere che siamo in grado di batterci, con un esercito potente. Oltre ad armarci noi però - gli fa eco Giuseppe - dovremmo smetterla di dare armi a Israele».
A spingere Annamaria 55 anni, medico, a rinunciare al ponte e mettersi in fila, c’è il desiderio di essere presente il giorno in cui la Repubblica compie 80 anni. «Sento l’orgoglio di appartenere al mio popolo, mi piace essere qui, dove c’è anche il nostro Presidente. Quanto alle armi - dice Annamaria - servono da quando c’era l’impero romano. Ma confido nei nostri politici perché evitino qualunque guerra». Il marito di Annamaria, Genesio, è un filosofo - e ha il physique du rôle, capelli scomposti e occhiali tondi - è stato trascinato alla parata dalla moglie. Perché Genesio non solo non è fiero di essere italiano, ma neppure di appartenere al genere umano. «Gli uomini dovrebbero scomparire tutti dalla faccia della terra - afferma categorico - lasciamo il mondo agli animali, sono molto meglio di noi, che siamo bestie sadiche». La sua signora lo guarda perplessa, ma entrambi giurano che, malgrado la differenza di vedute, in casa regna la pace.







