Industria

I cioccolatini della Valle d’Aosta resistono ai rincari del cacao

La sfida. Idris Anday, direttore Dolcella: «Riusciamo a essere competitivi nel rapporto qualità e prezzo». L’azienda di Pont Sain Martin dopo le recenti assunzioni punta su risparmio energetico e certificazioni

di Carlo Andrea Finotto

Il direttore dello stabilimento Dolcella, Idris Anday, al centro con alcune delle addette dell’azienda valdostana

3' di lettura

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È passato quasi un anno da quando l’azienda Dolcella ha avviato l’attività di produzione di cioccolatini a Pont Saint Martin. Da alcuni giorni il numero di dipendenti della fabbrica è salito a venti.

«A differenza di altre realtà della Bassa Valle che vivono situazioni di difficoltà, noi possiamo dire di procedere gradualmente con il nostro piano che comprende anche nuove assunzioni», afferma Idris Anday, direttore dello stabilimento a capitale olandese – Dolcella è controllata al 100% dalla Ortu Holding – che ha sede in quella che era la fabbrica Feletti. «Se possiamo assumere – sintetizza Anday – significa che lavoriamo e produciamo e se produciamo vuol dire che vendiamo i nostri prodotti».

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La produzione attuale si attesta sulle 4 tonnellate di cioccolatini, inferiore alle 5 tonnellate stimate alla vigilia dell’inaugurazione, quando si pensava anche di arrivare più rapidamente a una trentina di dipendenti e a due turni di lavoro. Ma Anday non è preoccupato: «È vero che siamo un po’ più graduali rispetto alle previsioni iniziali, ma è anche vero che stiamo facendo crescere il personale che spesso proviene da attività completamente diverse e quindi richiede formazione che, a sua volta, richiede tempo. Il nostro è un investimento importante in capitale umano. In ogni caso potrebbe essere realistico arrivare a un’organizzazione in grado di permetterci i due turni di lavoro tra giugno e luglio». Al momento alla Dolcella il turno di lavoro è uno solo, ma ingressi e uscite sono scaglionati in modo da coprire un arco temporale più ampio delle otto ore del turno singolo.

«Sappiamo che l’azienda sta lavorando e inserendo gradualmente personale e quindi da questo punto di vista guardiamo fiduciosi agli sviluppi», dice Ezio Dufour, segretario generale della Flai Cgil Valle d’Aosta. I sindacati, che hanno vissuto il travagliato periodo della ex Feletti, precedente alla Dolcella, mantengono un faro sulla realtà di Pont Saint Martin.

L’azienda, dal canto suo, si muove per ampliare gli sbocchi: «di recente siamo stati presenti a una fiera di settore in Germania – dice il manager – Posso dire che l’esperienza è stata positiva e che abbiamo incontrato alcuni potenziali clienti. Ora stiamo preparando le campionature da inviare ai nostri interlocutori: una attività importante per farsi conoscere e consolidare la presenza sui mercati internazionali, che resta tra i nostri principali obiettivi».

Nei programmi dell’azienda annunciati nel dettaglio nel 2024, l’estero occupava un posto di primo piano, soprattutto extra Ue: all’Italia il manager di Dolcella prevedeva di destinare una quota di circa il 10% della produzione.

«Proprio per ampliare le possibilità stiamo portando avanti le procedure per le certificazioni Iso 9001 (lo standard di riferimento internazionale per la gestione della qualità) e Iso 22000 (per la gestione della sicurezza alimentare) che sono importanti, se non fondamentali, per l’ingresso in determinati mercati», sottolinea Idris Anday, che aggiunge: «In un secondo momento penseremo anche ad altre certificazioni importanti dal punto di vista commerciale, come ad esempio quella Kosher».

Intanto, alla Dolcella puntano a ottenere un rapporto qualità/prezzo competitivo nella produzione, anche se le dinamiche dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi stanno complicando le cose: «Come hanno riportato i principali media anche di recente – ricorda Anday – il prezzo del cacao ha subito dei forti aumenti e dinamiche simili hanno interessato le quotazioni delle nocciole, che noi impieghiamo con percentuali elevate nei nostri cioccolatini. Volendo fare una stima media e grossolana possiamo tuttavia dire che siamo su un prezzo al mercato di 7 euro e 30 centesimi al chilo, che è molto concorrenziale tenendo conto della qualità che offriamo».

Se cacao e nocciole sono aumentate di prezzo, le dinamiche dell’energia sono un’altra spina nel fianco per le imprese italiane e spesso rappresentano un gap competitivo pesante nei confronti dei concorrenti esteri.

«Nel nostro caso – spiega il manager – puntiamo anche su un sistema informatico allo scopo di ottimizzare l’organizzazione e i costi di produzione. Per esempio stiamo dotando i macchinari di misuratori di consumo dell’energia per avere la situazione costantemente monitorata e il più possibile sotto controllo. Per essere più efficienti abbiamo usufruito delle misure previste da Industria 4.0, mentre, devo dire, è molto complesso accedere a quelle di Transizione 5.0. In un prossimo futuro – prosegue Idris Anday – è abbiamo previsto l’installazione di un impianto fotovoltaico per contenere l’impatto dei costi dell’energia. Si tratta di un intervento importante che dovremo programmare nei periodi di fermo dell’azienda, quindi il momento ideale potrebbe essere quello delle ferie durante il mese di agosto».

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