Le sfide del settore

I centri commerciali potrebbero valere il 3,5% del fotovoltaico italiano

Se supportati nella transizione, i mall potrebbero generare fino a un 1,1 GW di potenza rinnovabile

di Alexis Paparo

Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

5' di lettura

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I centri commerciali come volàno per la transizione energetica del Paese. Con la capacità potenziale di generare fino a un 1,1 GW di potenza rinnovabile, ovvero il 3,5% dell’attuale installato fotovoltaico, pari all’apporto dell’intera regione Sardegna. È questa - insieme alla partita dell’attrattività che ha visto i mall trasformarsi negli anni in luogo di incontro e di interazione sociale, oltre che di shopping – una delle due grandi sfide dei centri commerciali, ben raccontate e argomentate nell’evento di presentazione dello studio strategico Il contributo dei Centri Commerciali per la competitività e la transizione energetica del Paese, realizzato da The European House - Ambrosetti in collaborazione con Cncc, l’associazione che in Italia rappresenta l’intera industria dei centri commerciali, svoltosi nella nuova aula dei Gruppi Parlamentari, a Roma.

«Il settore ha grandi potenzialità per abbattere i suoi consumi e anche capitali propri da investire nel risparmio energetico», ha commentato Roberto Zoia, presidente del Consiglio nazionale dei centri Commerciali. «Guardate i centri commerciali di oggi: accanto alla struttura in sé vedrete l’arredo urbano, la viabilità, le aree verdi e gioco. Domani potrebbero diventare anche veri e propri impianti di energia rinnovabile. Serve però avere un quadro normativo che ci aiuti a compiere questa trasformazione – soprattutto superando il limite di 1 MW per gli impianti che possono beneficiare della tariffa incentivante prevista dalla nuova normativa relativa all’autoconsumo collettivo e alle comunità rinnovabili (un centro commerciale ne consuma in media 4,5, ndr) - per garantire la sostenibilità economica dell’investimento».

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Un aiuto al sistema è già arrivato dal governo con l’equiparazione dei centri commerciali ai condomini, per permettere al comparto di rientrare nei parametri dell’autoconsumo collettivo, però, «l’incentivazione gli impianti con il limite a 1 MW è un vincolo del Pnrr, quindi deve rimanere, proprio perché nasce con lo scopo di sviluppare l’autoconsumo familiare, domestico o di Pmi», ha commentato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine del suo intervenuto al convegno. «Un ragionamento su un autoconsumo con limiti più elevati può essere fatto, e il governo arriverà con provvedimenti ad hoc, ma in questo caso non può essere un intervento con il sostegno di fondi europei».

Come rilevava anche il Gse, una chiave per moltiplicare gli aiuti potrebbe essere aderire alle agevolazioni previste dal nuovo decreto sul Conto termico, in via di definizione. Infatti la consultazione pubblica avviata dal Mase per il Conto termico 3.0, chiusasi lo scorso 10 maggio, va proprio nella direzione di espandere gli incentivi verso interventi di efficientamento energetico e produzione di energia termica da fonti rinnovabili per gli edifici del settore terziario privato, ma anche dei soggetti pubblici e privati che fanno parte delle configurazioni di autoconsumo collettivo o delle comunità energetiche rinnovabili.

La fotografia del settore

Sono oltre 1200 i centri commerciali in Italia. La filiera estesa - che comprende centri commerciali e retailer all’interno - vale 57,3 miliardi di euro (+11,3% sul 2021), superiore a importanti settori economici come industria alimentare (24,8 miliardi) e il tessile e abbigliamento (23,6 miliardi). Numeri importanti con cui The European House of Ambrosetti ha realizzato la prima mappatura del comparto, che vede 730 mila occupati, 4 miliardi di euro di investimenti realizzati e 130 miliardi di euro di fatturato. «Considerando anche il comparto manifatturiero e il settore dei servizi attivati a monte e a valle da questa filiera, i centri commerciali nel 2022 hanno generato 226,6 miliardi euro di valore aggiunto in Italia, pari al 12% del PIL del Paese», ha commentato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House - Ambrosetti.

La partita dell’attrattività

In un contesto economico e geopolitico di elevata incertezza, i consumi - alimentari e non - rappresentano circa il 60% del Pil italiano. Eppure, la spesa delle famiglie è stagnante da circa un decennio, un fenomeno strettamente legato al potere d’acquisto delle famiglie, con i salari reali rimasti immobili negli ultimi 30 anni e un’inflazione elevata. In questo scenario, i Centri Commerciali si trovano di fronte ad un’importante prova di cambiamento, anche perché, come rilevato da un sondaggio condotto da The European House of Ambrosetti, quasi 6 consumatori su 10 sono interessati, oltre all’acquisto di beni, a una maggiore diffusione di servizi sociali (asili nido, biblioteche, servizi medici) all’interno delle strutture. Come ha sottolineato Guido Stazi - segretario Generale, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - «oggi la partita dell’attrattività si gioca proprio sulla capacità dei centri commerciali di proporsi come luogo di intrattenimento, che fornisce esperienze che vanno oltre lo shopping, oltre alla capacitò di trovare un equilibrio rispetto allo sviluppo del commercio online».

Driver della transizione energetica

Il settore terziario – di cui i centri commerciali fanno parte – è quello meno responsabile di emissioni di gas serra (6% del totale italiano) e consumo energetico (15% del totale italiano) eppure è il settore che ha registrato la minor riduzione delle emissioni degli ultimi anni. Il comparto ha però le potenzialità, e la consapevolezza, di potrebbe diventare un driver chiave per la transizione verde del Paese: come emerge dall’indagine di Teha, quasi 6 operatori su dieci ritengono di poter dare un contributo rilevante alla decarbonizzazione, soprattutto installando pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, che ad oggi sono diffusi solo su un quarto del totale delle strutture, anche se per oltre la metà dei centri commerciali intervistati i costi energetici rappresentano più del 20% dei costi totali. Data la loro configurazione, è ampio il potenziale non ancora sfruttato: tenendo conto della superficie disponibile (pari a 13 milioni di mq), dello spazio necessario per l’installazione di ogni pannello e l’esposizione delle superfici che devono essere orientate adeguatamente, è stata stimata una potenza fotovoltaica massima installabile nei centri commerciali di circa 1,1 GW (il 3,5% dell’attuale installato fotovoltaico, pari all’apporto dell’intera regione Sardegna. Installare 1,1 GW di pannelli fotovoltaici dimezzerebbe le emissioni totali del settore e genererebbe un beneficio economico complessivo per il Paese (lungo tutta la vita utile della tecnologia fotovoltaica) di circa 2 miliardi di euro.

Come fare? Quasi il 65% dei rispondenti alla rilevazione di Teha considerano l’autoconsumo diffuso come una valida leva per la propria transizione sostenibile. Proprio per valorizzare a pieno i benefici attivabili a partire dall’autoconsumo diffuso e dalle iniziative orientate alla transizione sostenibile, Teha elaborato una serie di indicazioni, che vanno dall’estendere il perimetro dimensionale, prevedendo la partecipazione delle grandi imprese anche per le Comunità energetiche rinnovabili al rafforzamento, con intervento normativo ad hoc e non solo interpretativo tramite Faq del Ministero, della possibilità per i centri commerciali di costituire un soggetto giuridico per i gruppi di autoconsumo collettivo, oltre alla già citato possibilità per i Centri Commerciali di beneficiare della tariffa incentivante anche per impianti con potenza maggiore di 1 MW.

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