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Hotel, riqualificare le strutture dismesse funziona

La riapertura di un albergo in disuso giova a occupazione, decoro urbano e rivalutazione della zona

di Margherita Ceci

3' di lettura

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Ripartire dall’upcycling. Tradotto, far tornare a nuova vita strutture in disuso. È una delle scommesse dell’edilizia, che non riguarda solo il campo immobiliare residenziale, ma coinvolge anche il mondo dell’hospitality, chiamato a rinnovarsi nel periodo post Covid.

E chi ci ha scommesso, inizia a raccoglierne i frutti. O almeno così sembra dai risultati dell’ultimo anno di Aries, gruppo alberghiero nato nel 2020 che ha fatto del recupero edilizio il suo Dna: nel 2024 infatti i ricavi del gruppo sono saliti del 27% e l’Ebitda del 48%, con un trend di crescita che si conferma costante.

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«L’upcycling, se vogliamo, è una sorta di risposta “industriale” alle richieste Esg - ha spiegato l’ad del gruppo, Stefano de Santis -. È un modello operativo che funziona. Non solo si riqualificano strutture abbandonate, ma con l’apertura degli alberghi si dà linfa anche al territorio circostante, si muovono le aziende vicine, aumentano i servizi per i cittadini, si contribuisce all’occupazione».

L’analisi

A concordare sulla rigenerazione portata dai progetti alberghieri sarebbe anche l’86% degli italiani, secondo lo studio commissionato da Aries a YouGov sullo stato dell’arte e le sfide per il futuro dell’upcycling nell’hotellerie. Piani di recupero di strutture alberghiere nelle periferie potrebbero infatti, secondo il campione, giovare ai quartieri più marginali; importante però, per il 48% degli intervistati, accompagnare questi interventi con servizi e infrastrutture adeguati. In sostanza però, miglioramento del decoro urbano, rivalutazione immobiliare della zona, crescita dell’occupazione e dell’indotto locale, sono gli impatti positivi attesi.

Insomma, l’attenzione c’è, eppure sembra mancare la giusta comunicazione. Infatti per il 43% dei rispondenti lo ritiene un argomento ancora poco considerato, e il 31% non sa se tra le strutture in cui ha soggiornato ce ne fosse qualcuna rigenerata.

Le opportunità

La riqualificazione del parco edilizio esistente può essere anche l’occasione per riposizionare strategicamente le strutture albelghiere, chiamate dal mutamento della domanda ad essere sempre più polivalenti e meno verticali. Allargandosi, per esempio, al leisure, al turismo Mice (Meetings, incentives, conferences and exhibitions tourism), alla ristorazione e alle esperienze a 360 gradi, che vadano oltre il semplice soggiorno.

Caratteristiche presenti nelle quattro strutture del gruppo Aries - Living Place hotel Bologna, Hotel villa Pamphili Roma, Ripamonti residence & hotel Milano e Quark hotel Milano -, le cui riqualificazioni sono state pensate proprio per offrire soluzioni integrate, dagli eventi congressuali ai momenti di relax e intrattenimento.

«La scelta di rimanere indipendenti e non affiliarci a un grande brand ci ha permesso di avere totale autonomia nelle ristrutturazioni - ha continuato de Santis -. Ogni struttutura ha una sua identità. Oltretutto parliamo di metrature importanti - in totale sono 1.639 camere e 9.800 metri quadri di spazi congressuali - che hanno bisogno di essere studiate con calma, capendo quali sono le esigenze specifiche per ognuna di esse».

L’ultimo progetto del gruppo è quello dell’hotel Quark di Milano, struttura degli anni ’90 poi chiusa nel 2019, tornata a vivere nel 2023 dopo una prima ristrutturazione che ha riguardato camere e spazi comuni. Ma i lavori dureranno altri tre anni: dopo l’apertura delle piscine infatti per l’estate 2025, saranno rivisti tutti gli spazi congressuali, che comprendono 33 sale meeting tra cui una plenaria da 1.400 posti e un anfiteatro da 600. Nel progetto, che vedrà un budget tra i 3 e i 5 milioni di euro, è stato lo studio EvaStomper, che trasformerà gli spazi in ambienti altamente tecnologici e in grado di rispondere a qualsiasi esigenza.

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