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Hotel, Meliá accelera sull’Italia: piano da 27 milioni e sei nuove strutture

Dopo la quinta apertura a Milano e sulle Dolomiti il mese prossimo, il colosso spagnolo punta sulla Sicilia e spinge sul lusso. Parla il ceo Gabriel Escarrer

di Rossella Savojardo

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Con più di 27 milioni di euro di investimenti, sei aperture in pipeline e nuove operazioni allo studio, Meliá Hotels International lancia la strategia di espansione in Italia per il prossimo biennio e oltre. La più grande catena alberghiera spagnola, fondata a Palma di Maiorca nel 1956 che quindi quest’anno festeggia 70 anni di attività, segue il fil rouge che accompagna le scelte di altri grandi player globali: il lusso e le destinazioni del Sud Europa, in un momento in cui anche l’Italia è diventata terreno d’elezione per progetti immobiliari di pregio.

Il piano di espansione in Italia

Il primo tassello della strategia sarà la Residenza del Cardinale (The Meliá Collection), un boutique hotel di sole 28 camere che debutterà il prossimo mese a pochi passi dalla Pinacoteca Ambrosiana a Milano. Un’inaugurazione che farà salire a cinque le strutture del colosso dell’ospitalità nel capoluogo lombardo, tutte afferenti a brand diversi. A maggio, aprirà poi le porte anche l’Hotel Auronzo Dolomites Affiliated by Meliá, un progetto ad alta quota con 53 camere. Ma sarà la Sicilia uno dei nuovi fronti di espansione del gruppo guidato da Gabriel Escarrer, figlio del fondatore di Mhi e attuale ceo. Sull’Isola - territorio ancora poco presidiato dall’ospitalità di lusso - Meliá aprirà un hotel a Noto (da 127 camere) nel 2027, mentre nel biennio 2028-29 tre diversi progetti aggiungeranno oltre 700 chiavi al portafoglio isolano. In Sicilia l’espansione seguirà due direttrici: una legata alle città principali, Palermo in primis, e l’altra concentrata sui resort di altissimo livello con opportunità allo studio nelle aree tra Taormina, Licata, Cefalù e Sciacca. Le sei strutture si aggiungeranno alle dieci già operative in giro per il territorio nazionale, ma l’espansione non si può dire conclusa.

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«In Italia vediamo un grande potenziale di crescita, nel segmento urbano ma anche in quello dei resort - spiega Escarrer in esclusiva al Sole 24 Ore - vogliamo aumentare la nostra presenza nelle quattro grandi metropoli: Milano, Roma, Firenze e Venezia. Ma credo ci sia potenziale anche in città più piccole come Torino, Verona o Bergamo». Per il triennio 2025-27 ci sono già sul tavolo investimenti per 24 milioni di euro finalizzati alle operazioni di rebranding e di riposizionamento delle strutture, a cui si aggiungono 3 milioni di key money (contributi versati ai proprietari delle strutture) per ottimizzare gli hotel in gestione.

La pipeline all’estero

Fuori dall’Italia, la pipeline di aperture dei prossimi due anni è ambiziosa: il gruppo inaugurerà tra i 70 e gli 80 hotel - per un totale di oltre 16.000 camere - di cui circa l’80% nei segmenti premium e luxury. «Stiamo concentrando l’espansione sul leisure - aggiunge Escarrer - abbiamo un focus chiaro su tutto il Mediterraneo, i Caraibi e il Sud-Est asiatico, oltre ad alcune città turistiche in Europa centrale e meridionale. Inoltre, puntiamo su destinazioni di lusso come Emirati Arabi, Arabia Saudita, Seychelles e Maldive». Nonostante lo scenario geopolitico complesso, il mondo arabo resta quindi un’area rilevante nei piani di espansione del gruppo, con il Gran Meliá di Dubai la cui apertura è ora prevista per il 2027. I risultati confermano la validità della strategia e della svolta verso il lusso: «I segmenti premium e luxury rappresentano oggi il 68% del portfolio del gruppo e generano il 40% del profitto operativo, con un valore per camera superiore dell’80% rispetto agli altri comparti», evidenzia il ceo.

I numeri di Meliá e la gestione

Il gigante dell’hôtellerie spagnola (quotato alla borsa di Madrid con una capitalizzazione di 2,2 miliardi) ha chiuso il 2025 con un utile netto di 200,2 milioni di euro (+23,6%), ricavi per 2,07 miliardi e oltre 360 hotel in giro per il mondo. La solida performance operativa è confermata da un RevPar (ricavo per camera disponibile) globale in crescita del 5,4%. Nonostante gli investimenti, il gruppo mantiene un profilo finanziario equilibrato con un debito netto di 778,6 milioni. Le prospettive per il 2026 restano positive, con prenotazioni in portafoglio già superiori dell’11% rispetto all’anno precedente. Ma Escarrer non guarda solo all’ospitalità tradizionale per crescere. Il futuro passerà anche da residenze e ville brandizzate o di pregio, un modello già consolidato in alcuni mercati che permette di mitigare i costi e accelerare il ritorno sull’investimento. Il gruppo presidia il segmento con circa 28 progetti attivi e volge ora lo sguardo verso i Caraibi e lo stesso Mediterraneo.

Quanto al modello di gestione, rispetto a quelli puramente asset-light, Escarrer punta a mantenere una struttura più equilibrata: oggi circa il 48% delle strutture è in affitto, il 21% in gestione, il 17% in franchising e il resto è di proprietà. «Questa formula a bassa intensità di capitale ci permetterà di crescere in modo più strategico e di accelerare il riposizionamento degli hotel, dove abbiamo investito quasi 975 milioni negli ultimi quattro anni», conclude il ceo. Un modello che supporta l’espansione ma che non tralascia gli immobili di proprietà: Meliá ha acquisito circa 30 hotel all’anno negli ultimi tre o quattro anni e intende fare lo stesso nel 2026.

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