L’ex colonia britannica

Hong Kong, da hub finanziario a epicentro dei nuovi talenti

Come cambierà l’ex colonia britannica mantenendo salda la rotta dei suoi fondamentali storici? Non esistono rendite di posizioni, bisogna affrontare il mare aperto della concorrenza

di Rita Fatiguso

3' di lettura

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Lotta per mantenere la sua identità e potenzialità pur nell’abbraccio con la Cina, visto che ne diventerà parte, a pieno titolo, entro il 2047. Hong Kong, l’ex colonia britannica passata di mano da Londra a Pechino nel 1997, è un hub cruciale che non sarà facile abbandonare per chi tradizionalmente l’ha vista come la Porta d’Oriente.

Le nuove rotte di Hong Kong, tuttavia, dipenderanno molto da come saprà gestire la navigazione in mare aperto, in pratica, l’ignoto.

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Rendite scontate

Un’indicazione unanime, questa, che viene dai relatori della tavola rotonda che si sono concentrati, ognuno secondo il proprio expertise, sul “quo vadis?” della porzione ancora oggi più occidentale della Cina moderna.

«A livello di logistica - dice Silvia Tagliaferri, commercial operations director Cargoplus, con una vasta esperienza nel trasporto del Far east - Hong Kong ha ancora grandi potenzialità ma deve, in generale, evitare di fare il grosso errore fatto in passato, cioè pensare che certe rendite di posizione potessero durare per sempre. A Hong Kong serve maggiore consapevolezza del futuro. La logistica vanta punti di forza unici, come il ponte Zhuhai Hong Kong Macao. Ma le rendite di posizione non ci sono più per nessuno».

Nuovi temi

Silas Chu, direttore Europa di HKTDC, l’ente che promuove all’estero la Regione speciale, ha infatti snocciolato tutte le nuove opportunità offerte dal Governo di Hong Kong, si sta decisamente puntando su settori che acquistano sempre nuova rilevanza, dalla cultura al leisure al lusso. Una carrellata completata da Gianluca Mirante, direttore HKTDC Italia, Grecia, Cipro e Malta. «La sanità è un settore in rapida crescita - ha detto Mirante - un qualcosa che prima non esisteva ma che può essere un utile elemento di scambio».

Gli scossoni del passaggio alla Cina hanno già influito sui movimenti di persone e capitali, tema affrontato da Alessandro Belluzzo, avvocato con studio a Londra e filiali a Singapore e Dubai: «Il canale aperto dalla Gran Bretagna a chi aveva uno speciale passaporto valido per l’espatrio ha permesso a decine di migliaia di cittadini di Hong Kong di stabilirsi a Londra facendone la loro nuova residenza, ma c’è stato un flusso di movimenti di capitale che per il momento ha giovato anche a Singapore dove sono stati ricollocati family offices da Hong Kong. Di là da questi movimenti tuttavia Hong Kong è chiaro che non ha perso smalto, ma dovrà faticare per reggere alla competizione».

Hub del sapere

Stessa storia per quanto riguarda gli investimenti. «Certo è più difficile calamitare investimenti americani così come succedeva un tempo - dice Federico Bazzoni, di Vnr capital - più facile che vengano da Shanghai. Ma ricordiamo che, ormai, tutto è più mobile. Io sono appena arrivato dalla capitale dove si è parlato di capitali dal mondo arabo».

In questo ribollire di nuove strade Wang Yang, matematico puro, chair professor dell’università di Scienza e tecnologia di Hong Kong ha delineato molto bene l’arma più potente in mano a Hong Kong, e cioè la capacità di attirare talenti anche grazie a strategie mirate. «Io stesso, nato in Cina, ho poi studiato e insegnato negli Stati Uniti, scegliendo di tornare a Hong Kong. Mi sono formato all’estero, ma adesso i ragazzi cinesi vengono da noi a Hong Kong senza bisogno di dover andare più all’estero perchè questo è l’hub della conoscenza che lega il mondo della ricerca all’industria. alle nuove tecnologie».

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