Test ride

Honda Wn7, com’è fatta e come va la prima moto elettrica del colosso nipponico

Il primo modello elettrico della Casa dell’ala dorata è una naked dal DNA cittadino che non disdegna brevi tragitti extra-urbani

di Gianluigi Guiotto

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Con 518 esemplari immatricolati nei primi cinque mesi del 2026, il mercato delle moto elettriche non è propriamente spumeggiante (gli scooter, per capire meglio, sono stati 2.464). Eppure Honda ha scelto di entrare in questo segmento con la Wn7 (la sigla sta per “Wind naked”, mentre 7 rappresenta il livello di erogazione di potenza nella scala Honda, che va da 0 a 9), modello che non è un esercizio di stile per sondare il mercato, ma una vera naked, pensata per confrontarsi con le medie termiche e con i nuovi player dell’elettrico. Con la nuova nata Honda ha voluto tradurre il suo dna in chiave elettrica, mantenendo proporzioni, ergonomia e fruibilità quotidiana; non a caso le quote ciclistiche della Wn7 derivano da quelle della sportiva Hornet 750, addolcite per rendere la moto più comoda e “facile”.

Com’è fatta

La Wn7 attira gli sguardi, ce ne siamo accorti nelle soste al semaforo durante le nostre due settimane di prova. L’estetica, in effetti, è riuscita, con il pacco batterie che funge da elemento stressato: la Wn7 non ha, infatti, il classico telaio, ma ha cannotto di sterzo e telaietto posteriore – entrambi in alluminio – imbullonati al pacco batterie (non ci sono saldature), costruzione definita “frameless” da Honda. E sono in alluminio anche la culla che abbraccia il motore elettrico e il bel forcellone monobraccio Pro-Arm che lascia a vista il cerchio dal disegno inedito. La forcella Showa è a steli rovesciati da 43 mm, mentre il monoammortizzatore è regolabile nel precarico. Cuore della Wn7 è il motore elettrico raffreddato a liquido da 50 kW di potenza di picco e 100 Nm di coppia (c’è una versione depotenziata da 11 kW per patente A1), valori che la collocano di fatto nell’area delle naked di media cilindrata sportive, anche se l’erogazione della potenza è decisamente diversa, come vedremo nella prova su strada. Avendo una potenza nominale di 18 kW, però, la Wn7 è guidabile da chi ha la patente A2.

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Il peso in ordine di marcia si attesta intorno ai 217 kg, un valore non leggero in assoluto, ma compensato dalla distribuzione delle masse tipica dei veicoli elettrici, con il baricentro molto basso.

Honda Wn7, la prima moto elettrica della Casa dell’ala dorata

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Il pacco batteria è da circa 9,3 kWh, una scelta che evidenzia il compromesso tra peso, costi e ingombri; l’autonomia dichiarata arriva fino a circa 140 km, ma il vero punto di forza è la ricarica: grazie alla compatibilità con sistemi rapidi in corrente continua, la Wn7 può passare dal 20% all’80% in circa 30 minuti, mentre una ricarica completa domestica (il cavo con attacco Shuko è di serie) richiede tra le 2,5 e le 5 ore a seconda dell’impianto. È una scelta strategica: Honda non ha puntato sulla batteria enorme, ma sulla “rotazione rapida” della ricarica, avvicinando il concetto di utilizzo a quello di una termica usata quotidianamente.

Come va

La Wn7 è una moto molto compatta: la sella (dall’imbottitura piuttosto dura) è a 800 mm da terra, ma i fianchi stretti consentono a tutti di poggiare entrambi i piedi a terra. Provare una moto elettrica è un’esperienza che consigliamo a tutti i motociclisti, perché segna l’ingresso in un altro modo di guidare, nel quale regna il silenzio. Già l’avviamento è una rivoluzione: si preme un pulsante sul fianco sinistro della moto, si tira la leva del freno anteriore e si preme un pulsante; l’unico indizio che la moto è pronta a partire è la scritta “Ready” nel display tft da 5 pollici con cui si gestisce anche la navigazione a schermo turn-by-turn e si vedono consumo medio e istantaneo, velocità, autonomia residua e tempi di ricarica. Per tutto il tragitto, poi, ad accompagnare il pilota saranno il rumore del vento e un leggero ronzio: l’unica accortezza da adottare, visto che tutti gli altri non vi sentiranno arrivare, è prestare maggior attenzione al traffico, anche se è già una pratica comune oggi che – diciamoci la verità – gli automobilisti sono generalmente distratti dal punto di vista acustico.

Per vedere cosa può fare la nuova Honda mettiamo il selettore subito sulla modalità “Sport” (ci sono anche Rain, Econ e Standard, con le prime due realmente meno potenti per la guida in situazioni difficili) e apriamo il… gas: la reazione è immediata, uno “sparo” con un’accelerazione da supersportiva da 1000 cc che ci costringe a stringere forte il manubrio. E il bello è che la progressione è continua, senza cedimenti, fino alla velocità massima fissata a 129 km/h (135 indicati sul display): la sensazione è che si potrebbe arrivare a molto di più, ma il rischio di restare a piedi salirebbe di parecchio.

Autonomia limitata

Già, perché nell’uso ci si accorge che l’autonomia è strettamente legata al polso destro e al modo in cui si gestisce l’acceleratore. Mi è capitato di leggere sul display un range previsto di 211 km con la batteria al 100%, valore previsionale basato probabilmente su una precedente guida estremamente conservativa, salvo poi entrare in autostrada e, dopo circa 10 minuti a 130 km/h, veder scendere sotto i 90 i km residui. È in questo elastico che sta l’ansia da ricarica, che ben conosciamo perché creata dagli smartphone.

Honda ha però risolto (parzialmente) il problema: la Wn7 è, infatti, possibile collegarsi alle colonnine di ricarica veloce dedicate alle auto (ricarica rapida Ccs2), per passare sulla carta dal 20% all’80% di carica in 30 minuti (equivalenti a 89 km di autonomia extra).

Tutto confermato dal nostro test pratico: in 5 minuti (il tempo di un pieno di verde), abbiamo caricato 1,25 kWh, equivalenti al 13% indicato (dal 48% al 61%, con autonomia prevista da 84 a 110 km), spendendo 0,94 euro.

Guida… “one pedal”

L’aspetto rivoluzionario della Wn7 (e della moto elettrica in generale) è nella frenata rigenerativa, cioè sull’effetto freno motore che va a ricaricare la batteria (disponibile dal 97% di carica in giù): Honda ha previsto quattro livelli, selezionabili con pulsanti posti sul blocchetto sinistro, nella stessa posizione in cui si trovano i comandi del cambio nei modelli con cambio a doppia frizione Dct.

Non è un caso: nella guida “allegra” si finisce per usarli proprio come un cambio, sfruttando il freno motore rigenerativo per rallentare fortemente la moto quando serve (magari in ingresso curva) oppure lasciarla andare e affidarsi ai freni meccanici Nissim (due dischi anteriori da 296 mm e uno posteriore da 256 mm) quando si vede, in un rettilineo, un semaforo rosso a 200 metri e si vuole far “veleggiare” la moto.

Con il freno motore al massimo si arriva quasi a dimenticarsi del freno meccanico: tutto si gestisce con la manopola dell’acceleratore, sempre precisa e reattiva.

Nel misto la Wn7 sfoggia un avantreno preciso nelle curve grazie agli pneumatici Pirelli di primo equipaggiamento e alla taratura abbastanza rigida delle sospensioni, che fanno però soffrire un po’ su pavé e buche. È facile adottare una guida sportiva e divertirsi nel misto, giocando con l’acceleratore e il freno motore, assistiti dall’Abs Cornering e dal controllo di trazione.
Difetti? Pochi: detto della sella duretta, il raggio di sterzata potrebbe essere più contenuto e mancano il freno di stazionamento e il cruise control (c’è il limitatore di velocità, ma chi lo usa mai?); e, forse, anche il prezzo che è circa 15mila euro: la Hornet e-Clutch my26 costa 8.400 euro…

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