Hines pronta a investire 1,5 miliardi in Italia
Il colosso Usa si concentra su living, logistica e retail. Dismissioni più selettive
di Paola Dezza
4' di lettura
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È dal cambio di passo dei Paesi del Sud Europa, oggi in cima alla lista degli investitori, che prende il via la prima intervista di Raoul Ravara come Country head in Italia di Hines.
«Per la prima volta l’area del Sud Europa è in cima alla lista delle destinazioni per investire – dice al Sole 24 Ore -. Italia e Spagna in primis, e all’interno di questi due Paesi l’asset class prediletta da tutti gli investitori è quella del living, in tutte le sue declinazioni». Un comparto anticiclico che ha sempre retto alle crisi. «La casa per tutti è una necessità, per le famiglie, per gli studenti, per gli anziani – sottolinea Ravara – e in tempo di crisi, quando l’impatto è forte sugli uffici o su altre asset class come è stato per la crisi Lehman, il comparto abitativo resiste e viene percepito come meno rischioso».
Oggi stiamo vivendo una congiuntura tale per cui la destinazione privilegiata degli investitori stranieri è proprio l’Europa, per molti percepita come meta più sicura di altre zone del mondo che subiscono conflitti e guerre.
Parlando della strategia in Italia, Ravara ricorda che Hines ha circa 8 miliardi di investimenti nel nostro Paese e si prepara a fare ulteriori acquisizioni per 1,5 miliardi di euro nei prossimi due anni. A livello europeo è il Paese più importante insieme a Germania e UK. «Sotto il profilo strategico, non siamo mai stati così convinti dell’Italia – ribadisce -. Gli investitori stranieri vogliono investire in Europa, in primis nel Sud Europa e quindi in Italia. Il living è il primo pillar degli investimenti a livello globale». Se si pensa al volume del mercato italiano si rileva l’importanza del residenziale. Se questo segmento crescesse come asset class per gli investitori istituzionali l’italia potrebbe diventare più interessante. Ma per Hines anche il retail acquista appeal, dei futuri investimenti il 30% potrebbe essere proprio nel retail.
«Per una questione dimensionale, come Hines siamo già una cartina di tornasole – dice -. La pipeline di investimenti, per la prima volta, è al 50% sull’Europa, un terzo sugli Usa e un terzo sull’Asia-Pacifico. Prima la situazione era completamente diversa, c’era una predilezione degli americani a investire negli Stati Uniti; ora sono i primi a voler diversificare territorialmente per via della percezione di una imminente crisi economica».
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