Investimenti

Hines pronta a investire 1,5 miliardi in Italia

Il colosso Usa si concentra su living, logistica e retail. Dismissioni più selettive

di Paola Dezza

Torre Velasca, Milano. Imagoeconomica

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È dal cambio di passo dei Paesi del Sud Europa, oggi in cima alla lista degli investitori, che prende il via la prima intervista di Raoul Ravara come Country head in Italia di Hines.

«Per la prima volta l’area del Sud Europa è in cima alla lista delle destinazioni per investire – dice al Sole 24 Ore -. Italia e Spagna in primis, e all’interno di questi due Paesi l’asset class prediletta da tutti gli investitori è quella del living, in tutte le sue declinazioni». Un comparto anticiclico che ha sempre retto alle crisi. «La casa per tutti è una necessità, per le famiglie, per gli studenti, per gli anziani – sottolinea Ravara – e in tempo di crisi, quando l’impatto è forte sugli uffici o su altre asset class come è stato per la crisi Lehman, il comparto abitativo resiste e viene percepito come meno rischioso».

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Oggi stiamo vivendo una congiuntura tale per cui la destinazione privilegiata degli investitori stranieri è proprio l’Europa, per molti percepita come meta più sicura di altre zone del mondo che subiscono conflitti e guerre.

Parlando della strategia in Italia, Ravara ricorda che Hines ha circa 8 miliardi di investimenti nel nostro Paese e si prepara a fare ulteriori acquisizioni per 1,5 miliardi di euro nei prossimi due anni. A livello europeo è il Paese più importante insieme a Germania e UK. «Sotto il profilo strategico, non siamo mai stati così convinti dell’Italia – ribadisce -. Gli investitori stranieri vogliono investire in Europa, in primis nel Sud Europa e quindi in Italia. Il living è il primo pillar degli investimenti a livello globale». Se si pensa al volume del mercato italiano si rileva l’importanza del residenziale. Se questo segmento crescesse come asset class per gli investitori istituzionali l’italia potrebbe diventare più interessante. Ma per Hines anche il retail acquista appeal, dei futuri investimenti il 30% potrebbe essere proprio nel retail.

«Per una questione dimensionale, come Hines siamo già una cartina di tornasole – dice -. La pipeline di investimenti, per la prima volta, è al 50% sull’Europa, un terzo sugli Usa e un terzo sull’Asia-Pacifico. Prima la situazione era completamente diversa, c’era una predilezione degli americani a investire negli Stati Uniti; ora sono i primi a voler diversificare territorialmente per via della percezione di una imminente crisi economica».

Il gruppo Hines ha aumentato la capacità di raccogliere capitali da investitori istituzionali, del 130% in due anni.

«La cifra raccolta è distribuita sulle tre linee – core, core plus e value-add – ed è un altro segnale importante, perché indica una capacità di deployment lungo tutto lo spettro rischio-rendimento. Se ci fosse solo capitale core, si potrebbe pensare a una semplice riallocazione difensiva. Invece no: investiamo dallo sviluppo alla rigenerazione urbana, passando per il core plus fino al core puro», spiega.

Anche se la percezione dell’Italia migliora, la Spagna è ritenuta più appetibile. «La Spagna cresce di più economicamente, ma è meno stabile politicamente. L’Italia, invece, è percepita come stabile, anche se con una crescita inferiore ed è un mercato più piccolo, con poco prodotto», dice.

Quali le opportunità di investimento? «Tra le asset class principali, oltre al living, ci interessa molto il retail, soprattutto quello “out of town”: outlet, retail park, shopping center», dice. E questa è una novità. «Hanno costi gestionali inferiori e oggi performano sopra i livelli pre-Covid - prosegue -. La logistica continua a piacere molto. L’anno scorso abbiamo fatto quattro grandi operazioni per circa 400 milioni di euro e 450.000 mq. È l’unica asset class che non ha subito flessioni post-Covid». E gli hotel? Hines guarda al settore solo se si presentano opportunità.

Un altro settore in decisa crescita è quello del self storage, ma in Italia manca il prodotto. I data center sono invece una grande opportunità: il focus è su Milano e dintorni, ma anche su Piemonte e Veneto come nuove frontiere.

Hines investe tramite tre fondi paneuropei, più altre fonti di capitale e joint venture. «Possiamo anche fare operazioni “one-off” con investitori terzi», spiega Ravara.

Acquisizioni e dismissioni. «Nel 2024 abbiamo rallentato alcune dismissioni perché il mercato non era pronto - sottolinea -. Ad esempio, abbiamo valutato la vendita di un asset in via della Spiga, ma non era il momento giusto».

Il gruppo oggi a Milano porta avanti diversi progetti di rigenerazione urbana e sviluppo, un’anima che resta viva anche nel prossimo futuro. Tra i progetti c’è quello del Trotto, zona San Siro, con oltre 700 unità abitative, di cui una parte in convenzione e una parte in senior living. Ci saranno anche servizi pubblici, parco, scuola e infrastrutture. Il progetto ha subito un rallentamento per via della situazione generalizzata nel Comune di Milano, dovuta all’inchiesta che ha di riflesso rallentato i cantieri.

Un altro progetto importante è Unione Zero a Milanosesto, Sesto San Giovanni, già in fase avanzata, con student housing, uffici e l’headquarter di Intesa Sanpaolo.

«A Milano abbiamo anche un progetto a Lambrate (in tutto 450 appartamenti) e un altro complesso vicino alla Bocconi - dice -. A Roma siamo interessati, ma è più difficile trovare prodotto».

A livello globale, Hines si sta riorganizzando in tre macro-cluster per migliorare integrazione e capacità di investimento cross-border, ad esempio nel living e nei data center.

E gli uffici? «In maniera selettiva guardiamo Milano e Roma - continua -. La capitale è un mercato più difficile e più complesso al quale gli investitori stanno guardando ma non in alternativa a Milano». L’idea che a seguito dell’inchiesta milanese i capitali internazionali si sarebbero spostati su Roma non ha in realtà avuto seguito, secondo gli esperti la capitale può rappresentare infatti un secondo importante mercato italiano, ma la città di Milano resta ancora la principale porta di accesso al nostro Paese per molti protagonisti del mercato.

Riproduzione riservata ©
  • Paola DezzaCaporedattrice del Lunedì e responsabile del settore real estate per tutto il gruppo

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: mercato immobiliare, architettura, finanza immobiliare, lifestyle, turismo, hotel e ospitalità

    Premi: “Key player of the italian real estate market” di Scenari Immobiliari

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