Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
6' di lettura
Spingere, nel settore ambiente, il modello dell’economia circolare (del riciclo) anche grazie all’M&A. Poi: proseguire nell’efficientamento e crescita (con le prossime gare nel gas) delle reti. Ancora: continuare nell’incremento della base clienti. Sono tra le priorità di Hera a sostegno del business.
L’attività della multiutility emiliana, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 ha visto i valori assoluti di ricavi e redditività crescere. Il fatturato si è assestato a 1,585 miliardi in rialzo del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. L’Ebitda, dal canto suo, è salito a 306,8 milioni a fronte dei 278,4 milioni di un anno prima. Le dinamiche in valori assoluti sono state causate da un mix di cause. Tra le altre: l’aggiudicazione delle gare per il default del gas e la salvaguardia nell’area energia elettrica; poi la realizzazione di efficienze (4,5 milioni a livello di Ebitda) e sinergie; infine ha inciso l’effetto dell’M&A (Julia Servizi e Gran Sasso).
Al di là dell’andamento del conto economico il risparmiatore, però, domanda: quali le strategie di sviluppo? Per rispondere un angolo visuale è offerto dal business plan 2016-2020. In particolare, tra le slide della presentazione, è utile guardare a quella che riassume il contributo all’incremento cumulato dell’Ebitda, sempre nell’arco di piano, delle diverse aree di business.
Certo: il piano d’impresa, presentato il gennaio scorso, prende come base di partenza i numeri contabili di fine 2015. Oggi, tuttavia, si conoscono anche quelli del 2016. Quindi ci sono inevitabili scostamenti numerici conseguenti al Mol realizzato lo scorso anno. Ciò detto la dinamica di fondo resta. Il maggiore contributo alla crescita dell’Ebitda arriva dall’attività legata alle reti: dalla distribuzione elettrica e gas al ciclo idrico fino al teleriscaldamento. A seguire c’è il mondo dell’ambiente e, poi, quello dell’energy (attività commerciali). Infine: la voce altro (ad esempio l’illuminazione pubblica).
Insomma: il business delle reti resta un focus. La società, nel periodo 2016-2020, ha previsto quasi 1,7 miliardi d’investimenti. Denari che saranno indirizzati su diversi piani: dalle maggiori efficienze operative alla digitalizzazione delle infrastrutture (in un ottica di industry 4.0) fino alla partecipazione delle gare sul gas. Un fronte, quest’ultimo, dove Hera punta a confermarsi nei territori già presidiati e ad aumentare la propria rete di circa 290.000 punti di riconsegna. A fronte di quest’indicazione, però, il risparmiatore esprime un dubbio. L’investitore teme che la concorrenza degli altri operatori non renda così scontato l’aggiudicazione delle aste dove Hera vorrà partecipare. Il gruppo rigetta il timore. In primis la multiutility ricorda che l’obiettivo previsto nel piano è di vincere le gare dove è incumbent. Quindi: pur essendo presente in 17 Atem si fa riferimento alle aste di soli 13 ambiti territoriali. Un approccio, dice Hera, prudente che già di per sé consente una certa tranquillità sul tema. Inoltre, afferma sempre il gruppo, nel business delle utility è cruciale possedere una certa dimensione per sfruttare le economie di scala. Di conseguenza, è l’indicazione, non è così facile ipotizzare un outsider quale vincitore. Le considerazioni hanno un loro fondamento. E, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che l’offerta alternativa potrebbe arrivare da un altro gruppo importante. Tutto può essere, ribatte Hera. Si tratterebbe però di una strategia poco razionale. Nel business delle reti, oltre alle dimensioni, rileva anche non avere un’attività “dispersa” su territori diversi e asset distanti tra loro. In conclusione la società, esprimendo ottimismo sulle gare, sottolinea di non vedere particolari problemi riguardo ad esse.