Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
5' di lettura
Negli ultimi anni la digitalizzazione dell’economia ha accelerato. E, con lei, l’evoluzione tecnologica di molti settori. Compreso quello delle multiutility. Così non stupisce che, nel business plan 2017-2021, una priorità di Hera sia l’innovazione. Il focus “hi-tech”, direttamente, dovrebbe consentire il rialzo cumulato del Mol a fine arco di piano per 23 milioni. Sennonché il numero non è esaustivo. L’impegno tecnologico è trasversale all’intera attività di gruppo. Le sue ricadute indirette potranno anch’esse contribuire a spingere la redditività. A fronte di ciò, rispetto all’impegno della multiutility, diventa significativo l’ammontare degli investimenti in innovazione tecnologica. Nel quinquennio (compreso il 2017) sono circa 350 milioni di cui 76-77 già spesati lo scorso esercizio.
Detto d’investimenti e redditività, quali gli specifici interventi? I progetti sono molteplici. Nelle reti ad esempio, di là dalla digitalizzazione di quella elettrica, un focus è sul sistema idrico. Qui Hera punta, tra le altre cose, a sfruttare i sensori. Cioè: definite delle “sottosezioni” del network, vengono capillarmente usati meccanismi che consentono di controllare, per esempio, i flussi dell’acqua. In questo modo, da un lato, si riesce ad impostare la giusta pressione. E, dall’altro, è ottimizzato lo stesso consumo di energia elettrica per le pompe che spingono l’acqua stessa.
Dall’idrico al gas. Con riferimento alla rete della commodity azzurra Hera ha avviato l’installazione di nuovi contatori elettronici. Il progetto (più di 150 milioni d’investimenti) prevede il posizionamento di oltre 1,5 milioni di “smarth meter” entro il 2021-2022. La tecnologia, a ben vedere, non comprende solamente la “tradizionale” parte elettronica. Bensì anche un meccanismo ad ultrasuoni che consente automaticamente di chiudere o modulare l’afflusso di gas in caso di necessità.Il sistema, a detta di Hera, offre dei vantaggi: dal calo dei costi legati alle trasferte dei tecnici a casa del cliente fino al migliore controllo sulle micro-perdite di gas. Ma non è solamente l’efficienza. Altro progetto, atteso al via nell’ultimo trimestre dell’anno, è il turbo espansore. Vale a dire: un sistema che, sfruttando l’espansione del gas legata agli sbalzi di flusso del medesimo, produce energia. Così come produrrà energia, sempre quale risultato dell’impegno sul fronte dell’innovazione, il nuovo impianto a bio-metano che verrà “acceso” nel terzo trimestre dell’anno. Andrà a regime nel quarter successivo e, come indicato da Hera, dovrebbe contribuire con un Ebitda annuale accrescitivo di circa 6 milioni.
Il rischio esecutivo
Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Il piano d’impresa, che prevede un Ebitda intorno a 1,135 miliardi nel 2021, comporta implicitamente il rischio d’esecuzione. Un angolo visuale per analizzarlo può essere guardare alle assunzioni economico-finanziarie alla base del medesimo business plan. Orbene: tra le altre Hera indica un prezzo del Brent al 2021 ben inferiore alle attuali quotazioni. Certo: quest’ultime cambieranno. E tuttavia la volatilità dell’oro nero può costituire un problema. La multiutility, di cui Il Sole 24 Ore ha incontrato i vertici, rigetta la considerazione. La società, sottolineando che circa il 90% dei suoi costi energetici è appannaggio del ciclo idrico, ricorda che gli eventuali maggiori oneri operativi sono riconosciuti in tariffa. Non solo. L’utility afferma che il rialzo di un dollaro del prezzo petrolio impatta per lo 0,01% sul suo Mol. Quindi Hera conclude che di fatto la sua attività è di fatto neutrale rispetto alla volatilità della commodity in oggetto.
Fin qui alcune considerazioni sull’impegno rispetto alle tecnologie e al rischio d’esecuzione. L’investitore però si interroga anche sulle strategie di crescita in generale. Per cogliere, in linea di massima, i prossimi passi è utile guardare alle tabelle del piano d’impresa. In particolare, a quella che fotografa il contributo delle aree di business al rialzo cumulato atteso del Mol (218 milioni da fine 2016). Orbene: circa 18 milioni sono appannaggio dell’area Energia; l’Ambiente rileva per 52 milioni mentre le reti dovrebbero generare un incremento di 129 milioni (19 milioni sono da altre attività). Il network, insomma, recita un ruolo importante. A suo interno poi, oltre al gas (77 milioni), è essenziale il ciclo idrico (43 milioni).