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Ramificazioni anno III. Riflettendo sulla creazione verdiana, che non può essere racchiusa in una lettura unica, il Festival si è dato l’obiettivo di allargare l’orizzonte e disegnare nuove traiettorie. I soggetti universali verdiani permettono di costruire un percorso che svela come alcuni fra questi siano diventati ispirazione, riferimento, confronto per altri compositori.
Il tema comune, che da tre edizioni viene individuato per le opere del Festival, viene così rilanciato, proiettandolo nella storia e moltiplicandolo nei significati e nelle connessioni, attraverso concerti e altre manifestazioni che non solo arricchiscono l’offerta, ma svelano tanti e diversi punti di vista e possibilità di lettura. Ecco, appunto, le ramificazioni che, da una stessa radice, si protendono verso una molteplicità di letture, sperimentando itinerari inediti; e diventano parte integrante dell’innovazione del Festival.
Nel 2024, ad esempio, dove il tema del Festival era Potere e Politica, è stato indagato il rapporto fra Verdi e Nono, Schönberg, Šostakovič, Monteverdi, soprattutto attraverso affinità tematiche, anche molto lontane cronologicamente: potere, politica, violenza, libertà, rapporto dell’individuo con il potere. Nel 2025 Ramificazioni si è evoluto, diventando anche luogo di produzione della nuova musica e del nuovo teatro musicale. Quest’anno il tema è Mondi lontani, per riflettere sulle diversità culturali nella società contemporanea e sull’importanza delle relazioni tra popoli e individui. Aida, Alzira e Nabucco – le opere in cartellone – aprono la questione dell’Altro, dell’esotico e dei “mondi lontani”; da quella radice il Festival costruisce una rete che include da Wagner a Ronchetti, passando per Debussy, Dvořák, Stockhausen, Henze.
Il 4 ottobre all’Auditorium Paganini, progettato da Renzo Piano, l’Orchestra Toscanini diretta da Ingo Metzmacher presenta il preludio del Parsifal di Wagner, Appassionatamente plus di Henze, Prélude à l’après-midi d’un faune e La Mer di Debussy. In Wagner il rapporto con Verdi è insieme storico ed estetico: il tardo Verdi conosce la lezione wagneriana, ma vi si confronta in un’affascinante dialettica; inoltre Parsifal, cristiano nell’immaginario, è però attraversato dalla filosofia di Schopenhauer e dall’interesse wagneriano per il pensiero buddhista – quindi “mondi lontani”. Dimensione dove Henze, che riconobbe il debito verso Verdi drammaturgo, ci conduce con il Giappone di Mishima; stessa fascinazione per Debussy, che apre all’Oriente conosciuto all’Esposizione del 1889: l’ascolto del gamelan lascia tracce ne La Mer e nel Quartetto, cui si aggiunge il fascino del japonisme. Pezzo, quest’ultimo, che ascoltiamo appunto il 7 ottobre al Regio con il Quartetto Magnani, unito a quello “americano” di Dvořák. Il compositore boemo conosceva bene la musica di Verdi, avendone suonato le opere in orchestra; in questo lavoro guarda soprattutto al Nuovo Mondo, alle sue suggestioni ritmiche e melodiche - un “mondo lontano”, appunto.
Il 15 ottobre nel meraviglioso seicentesco, ligneo, Teatro Farnese, progettato da Giovan Battista Aleotti, va in scena la prima della versione italiana e araba di Zenobia Regina di Lucia Ronchetti (1963), opera da camera per attrice, vocalist, mezzosoprano, ensemble vocale femminile, sestetto d’archi e percussioni; prende le mosse dall’opera omonima di Albinoni e dalla figura di Zenobia di Palmira, ma dialoga idealmente con Aida, Nabucco e Alzira sulla rappresentazione dell’Altro, riletta attraverso il tema della recente migrazione siriana in Germania.