Economia circolare

Hbi, per la start up che recupera i fanghi obiettivo ricavi oltre 100 milioni nel 2030

Concluso aumento di capitale da 15 milioni di euro a cui ha partecipato Cdp Venture Capital come lead investor

di Sara Deganello

La “macchina” che contiene la tecnologia di Hbi

2' di lettura

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«Abbiamo appena chiuso un round di investimenti in cui abbiamo raccolto quasi 15 milioni, superando il target iniziale di 10. Tra gli investitori rilevanti, due fondi di Cdp Venture Capital (Green Transition ed Evoluzione) Finanziaria Internazionale Investments Sgr e l’imprenditore Bruno De Guio fondatore della Meb, che sta reinvestendo sul territorio». Così Daniele Basso ha annunciato l’aumento di capitale di Hbi (Human Bio Innovation) start up attiva nel campo del recupero dei fanghi di depurazione, di cui è ad e che ha fondato a Bolzano nel 2016 con Renato Pavanetto e il partner tecnologico Carretta.

E aggiunge: «Tra i soci attuali, NovaCapital, il fondo di Paolo Merloni di Ariston, e la stessa Carretta, azienda di meccatronica trevigiana nostro partner tecnologico fin dalla fondazione, hanno reinvestito, segno della bontà del nostro business plan. Prima di questo round avevamo raccolto circa 2 milioni di euro. Dopo aver dimostrato dal punto di vista tecnico e da quelli normativo e autorizzativo le potenzialità e la scalabilità della nostra tecnologia, ora stiamo facendo un salto dimensionale importante».

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Il processo di recupero

Si tratta di un processo che integra carbonizzazione idrotermica e gassificazione e permette di recuperare dai fanghi di depurazione nutrienti riutilizzabili in agricoltura e l’85% dell’acqua, producendo allo stesso tempo un gas combustibile che può essere usato per autosostenere l’impianto: sommando materia ed energia, si arriva a un recupero di oltre il 90%.

Obiettivo 100 milioni e quotazione

«Il piano industriale 2024-30 presentato agli investitori prevede la realizzazione di almeno un paio impianti in Italia entro il 2025, per uno abbiamo già cominciato l’iter, per l’altro siamo a buon punto per avviare la procedura, in italia, con operatività stimata nel 2026. Vogliamo concentrarci sull’Italia fino al 2026 e iniziare a guardare all’estero successivamente tra 2027 e 2028. L’obiettivo è di arrivare al 2030 superando i 100 milioni di fatturato e di quotarci in Borsa o valutare altre opportunità come operazioni di M&A», spiega ancora Basso.

La crescita

La crescita si riverbera anche sul personale: «Oggi siamo in 8, saremo 14 entro la fine anno e arriveremo circa a a 20 tra 2025 e 2026: tutti profili di alto livello. Nel piano industriale c’è l’intenzione di acquisire la capacità di realizzare i componenti core della nostra tecnologia: i reattori nel cuore della macchina, una manifattura di processo, di nicchia, che si svilupperà nella nostra sede di Zero Branco (Treviso), mentre la parte di ingegneria e R&D è a Bolzano», continua.

Il mercato

Le utiliy rappresentano i naturali interlocutori della start up: «Abbiamo molte richieste dall’Italia: siamo gli unici a presentare una tecnologia che riesce a recuperare più del 90% dei fanghi, e stiamo arrivando anche alla completa mineralizzazione dei Pfas e di altri microinquinanti emergenti», conferma Basso: «Siamo inoltre gli unici ad abilitare la neutralità energetica dei depuratori, perché i nostri impianti utilizzano direttamente l’energia rinnovabile contenuta nei fanghi, una condizione inserita nell’ultima revisione della direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane».

Hbi è tra le tre start up che hanno ricevuto la menzione Eni Joule for Entrepreneurship all’interno della sedicesima edizione degli Eni Award che saranno consegnati il 15 ottobre a Roma alla presenza del presidente della repubblica Sergio Mattarella.

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