Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Roberto Da Rin
2' di lettura
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Progressi sì, ne sono stati fatti. La responsabilità sociale delle imprese è un tema complesso e il cammino è comunque ancora lungo. Il premio Nobel per l'Economia, Oliver D. Hart, intervenuto a Trento al Festival dell'Economia, dà un segnale forte : Se le aziende ascoltassero gli azionisti più responsabili invece di massimizzare solo i guadagni, ci sarebbero vantaggi considerevoli dal punto di vista sociale».
Le difficoltà non mancano, le Pmi sono più virtuose, chi invece produce lontano da dove vende lo è meno. L'incontro dal titolo “Scelte socialmente responsabili delle aziende: il ruolo di azionisti e consumatori”, mostra varie facce di un prisma che rappresenta interessi economici non sempre convergenti. Con certezza possiamo invece osservare che i costi sociali sono sempre alti quando non si osservano linee guide di una Responsabilità sociale delle aziende. All'incontro hanno partecipato Eleonora Broccardo, docente presso il Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Trento e Sarah Varetto, giornalista di Sky.
L'idea di vincolare le aziende ad assumere atteggiamenti più virtuosi è adottata da tempo, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, con risultati altalenanti. Tra le piccole e medie imprese, maggiormente radicate nel territorio, è più facile riscontrare un atteggiamento responsabile e una convergenza di interessi con gli utenti. Chi chiedono più attenzione lungo tutta la filiera di produzione. Chi invece produce e inquina, lontano da dove vende, è meno controllabile. Qui i risultati sono più modesti.
Broccardo spiega le due strade, “Voice” ed “Exit”. La prima significa votare in assemblea degli azionisti e spingere i manager a scegliere investimenti più puliti. La seconda, boicottare un prodotto o pulire il proprio portafoglio azionario. La scelta “Voice” può essere più potente di “Exit”, ma non sempre. Infatti «la dipartita di soci socialmente responsabili - secondo Hart - non è sempre positività, perché i fondi speculativi o gli azionisti non responsabili acquistano sempre le azioni delle aziende redditizie. Il meccanismo “Voice” è più efficiente perché, con una rinuncia di tutti gli azionisti di pochi centesimi, destinati a scelte responsabili, «riesce a comportare un guadagno sociale rilevante», ha spiegato Hart. Il fattore confortante è che la sensibilità della collettività sta aumentando, in modo rilevante dal confronto di dati tra il 2016 e il 2021: di fronte al bivio tra la scelta di un bene sociale di lungo periodo e un interesse personale di breve periodo, la collettività sta aumentando la propria consapevolezza a favore del bene sociale.