Elezioni Usa

Harris lancia il messaggio finale: «Unità del Paese contro Trump meschino tiranno»

La candidata democratica parla dall’Ellisse di Washington davanti a 50mila persone. Quattro anni fa Trump aveva incitato qui la folla che assalì il Congresso

da New York Marco Valsania e Luca Veronese

La candidata democratica Kamala Harris durante il comizio dall’Ellisse di Washington, a due passi dalla Casa Bianca

3' di lettura

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Ha parlato dall’Ellisse, dal National Mall nel cuore di Washington. E Kamala Harris, per quello che ha presentato come «il grande messaggio finale della sua campagna presidenziale», ha scelto il luogo non a caso: da qui, a pochi passi dalla Casa Bianca, Donald Trump - sconfitto alle elezioni - invitò la folla il 6 gennaio del 2021, chiedendo ai suoi sostenitori di «lottare come dannati» contro «le elezioni rubate». «Fight like hell» disse l’allora presidente, ancora in carica, spingendo i più esagitati fino all’assalto del Congresso, in una delle pagine più buie nella storia delle istituzioni americane.

Con la White House sullo sfondo, Kamala Harris, candidata democratica, si è proposta come l’antitesi di Trump: «È il momento di voltare pagina, di superare le divisioni. È il momento di una nuova generazione di leader in America. E io sono pronta», ha detto la vicepresidente impegnandosi a «governare per tutti», davanti a più di 50mila persone venute ad ascoltarla.

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Ma, a una settimana dal voto, assieme all’appello all’unità nazionale, da Harris è arrivato anche un durissimo attacco a Trump, nuovamente candidato per i repubblicani, e alle sue politiche «oggi più di ieri divisive e pericolose per la democrazia americana».

«Trump è la persona che quattro anni or sono da questo luogo ha spedito una folla inferocita e armata al Parlamento per ribaltare il volere del popolo che si era espresso in libere e giuste elezioni, elezioni che sapeva di aver perso. Trump è un meschino tiranno ma gli elettori non accetteranno di sottomettersi», ha detto Harris. Anche negli ultimi comizi Trump ha invece ricordato il 6 gennaio come «una giornata d’amore».

«Queste elezioni - ha sottolineato Harris dall’Ellisse alzando i toni - sono più di una scelta tra due partiti e due diversi candidati. Sono una scelta tra avere un Paese che abbia radici nella libertà per tutti gli americani o uno governato dal caos e dalle divisioni». In uno dei passaggi di maggior effetto ha affermato che Trump, se vittorioso, entrerà alla Casa Bianca «con un elenco di nemici dei quali vendicarsi»: «Io entrerò con una lista delle cose da fare», ha detto. Ancora, ha definito Trump «instabile» e «ossessionato da ritorsioni», «consumato dalle polemiche» e «a caccia di potere incontrollato».

Ha ricordato come il leader repubblicano abbia minacciato di usare l’esercito sul territorio nazionale, per reprimere proteste che decreti come disordini, per intervenire in città che definisca travolte dal crimine, per espellere in massa migranti. «Donald Trump ha speso un decennio per cercare di tenere il popolo americano diviso, animato dalla paura l’uno dell’altro. Lui è questo. Ma, America, io sono qui per affermare: non è questo ciò che siamo».

Harris ha poi lanciato un messaggio più pragmatico, rivolto alle preoccupazioni di molti americani per l’economia, la sanità, le sfide create dall’immigrazione. Questioni che hanno indebolito i democratici al governo negli ultimi quattro anni, e sulle quali Trump sembra avere convinto maggiormente.

«Prometto di ascoltare gli esperti e tutti coloro che sono interessati a raggiungere le soluzioni migliori, anche chi non è d’accordo con me. Al contrario di Trump - ha detto la candidata democratica - non credo che chi manifesta il proprio dissenso sia il nemico. Lui vuole metterli in carcere. Io sono pronta a dare loro un posto nella sala delle decisioni».

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