L’Iss segnala che la contrazione del virus è più frequente durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori. La trasmissione interumana non è frequente ma, in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati, è stata segnalata una limitata trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilità (Hps). Al momento, solo il virus Andes, diffuso in modo particolare in Cile e Argentina, è stato trasmesso da essere umano a essere umano.
I sintomi e le precauzioni da prendere
Mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione sono i sintomi ricorrenti della sindrome da hantavirus umano (Hps) e si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Segni dell’infezione possono però comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.
Secondo le indicazioni fornite dall’Iss, per ridurre il rischio di contrarre il virus è cruciale limitare al massimo il contatto tra persone e roditori. Tra le precuazioni consigliate figura la pulizia degli ambienti domestici e dei luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i topi.
È fondamentale poi lavare con cura le mani dopo ogni attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati. Risulta infine necessario conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti e sigillare i punti di accesso per i roditori negli edifici.
Le terapie e il possibile vaccino
L'Iss sottolinea come non esista un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l'infezione, la terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L'accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.