Le indicazioni dell'Iss

Hantavirus: sintomi, contagio, cure e come proteggersi

Colpiscono raramente gli esseri umani, ma possono causare gravi complicazioni e spesso la morte. La trasmissione del virus avviene prevalentemente tramite il contatto con roditori infetti

di Pietro Menzani

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Dopo lo scoppio di un focolaio di hantavirus delle Ande a bordo della nave da crociera Mv Hondius, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha rassicurato la popolazione: il virus non si trasmette facilmente e il rischio di contagio è molto basso. Nonostante l’infezione abbia causato la morte di tre passeggeri della nave - una coppia di turisti olandesi che si era imbarcata a Ushuaia, in Argentina, e una donna tedesca - e il contagio di sette persone, l’Organizzazione mondiale della sanità ha precisato che non si prevede lo scoppio di una pandemia. In Italia al momento non risultano segnalazioni di casi umani sul territorio nazionale, ma l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato alcune indicazioni per sensibilizzare i cittadini sul tema e prevenire la diffusione del virus.

Cosa sono gli hantavirus

L’Iss spiega che gli hantavirus sono virus zoonotici e che solo raramente colpiscono gli esseri umani: le infezioni sono infatti relativamente rare a livello globale. Tuttavia, la situazione richiede grande prudenza dato che la patologia - che varia a seconda del tipo di virus e dell’area geografica - nell’uomo può portare a gravi complicazioni e spesso alla morte. Inoltre, al momento non esiste un trattamento specifico per curare la malattia nè un vaccino per prevenire il contagio.

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Tra le specie di orthohantavirus che causano malattie negli esseri umani figurano i virus Andes (Andv) e Sin Nombre (Snv) nelle Americhe e i virus Puumala e Dobrava in Europa. Se nelle Americhe il virus attacca principalmente polmoni e cuore, provocando la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (Hcps), in Asia e in Europa è noto per colpire reni e vasi sanguigni, scatenando la febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs).

Nella regione europea i dati sulla diffusione degli hantavirus sono rassicuranti: nel 2023 sono state riscontrate 1.885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), il tasso più basso registrato tra il 2019 e il 2023. In Asia orientale l’Hfrs colpisce migliaia di persone ogni anno, anche se i contagi sono in calo negli ultimi decenni. Nelle Americhe, invece, l’anno scorso otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi, con un tasso di letalità del 25,7%.

Come si contrae il virus?

L’infezione da Hantavirus negli esseri umani non è molto comune. Il contagio può verificarsi a causa del contatto con feci, urine, saliva di roditori infetti o con superfici contaminate. Proprio per questa ragione le possibilità di contrarre il virus aumentano in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie.

L’Iss segnala che la contrazione del virus è più frequente durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori. La trasmissione interumana non è frequente ma, in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati, è stata segnalata una limitata trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilità (Hps). Al momento, solo il virus Andes, diffuso in modo particolare in Cile e Argentina, è stato trasmesso da essere umano a essere umano.

I sintomi e le precauzioni da prendere

Mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione sono i sintomi ricorrenti della sindrome da hantavirus umano (Hps) e si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Segni dell’infezione possono però comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.

Secondo le indicazioni fornite dall’Iss, per ridurre il rischio di contrarre il virus è cruciale limitare al massimo il contatto tra persone e roditori. Tra le precuazioni consigliate figura la pulizia degli ambienti domestici e dei luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i topi.

È fondamentale poi lavare con cura le mani dopo ogni attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati. Risulta infine necessario conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti e sigillare i punti di accesso per i roditori negli edifici.

Le terapie e il possibile vaccino

L'Iss sottolinea come non esista un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l'infezione, la terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L'accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.

La rivista Nature fa sapere come la ricerca di un vaccino contro gli hantavirus è iniziata almeno 30 anni fa e da allora sono stati individuati candidati vaccini anche contro il ceppo Andes responsabile dei casi a bordo della nave da crociera Mv Hondius. Per uno di essi c'è stata una sperimentazione clinica di fase 1, ossia un test condotto su un piccolo numero di persone per verificare la sicurezza

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