Stati Uniti /2

Haley, la sfida a Trump con i dollari di Dimon

Di origine indiana l’ex ambasciatrice Onu è l’astro nascente dei repubblicani

di M.Val.

Volto nuovo del Grand Old Party. Nikki Haley, 61, anni, è stata eletta giovanissima a 38 anni governatrice della South Carolina

3' di lettura

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Il volto nuovo del partito repubblicano è quello di Nikki Haley, salita alla ribalta quale credibile candidata al “titolo” di miglior alternativa a Donald Trump. E, chissà, sperano gli avversari dell’ex presidente, forse in grado di contendergli la nomination repubblicana nel 2024. La prova è arrivata dall’annuncio della potente macchina politica dei Koch, American for Prosperity Action: ha offerto il suo sostegno alla 51enne ex governatrice della South Carolina ed ex ambasciatrice all’Onu, mettendo a disposizione le proprie ingenti risorse finanziarie e ancor più migliaia di funzionari e militanti, la rete organizzativa ideata dal secondo impero industriale familiare d’America, con sede in Kansas e un giro d’affari da 125 miliardi di dollari, da decenni al servizio di grandi cause conservatrici.

Non è il solo indizio dell’ascesa di Haley: lo statista della Corporate America per eccellenza, il ceo di JP Morgan Jamie Dimon, le ha di recente offerto un’aperta benedizione. Ha invitato il business a finanziarla e persino convinti democratici ad aiutarla, «per dare ai repubblicani una scelta migliore di Trump». Ancora: I sondaggi la vedono testa a testa con colui che finora era stato proclamato quale alternativa a Trump, il governatore della Florida Ron DeSantis, parso invece incapace di emergere dall’ombra di The Donald scavalcandolo a destra.

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Haley propone una formula diversa, che ha presentato con successo nei dibattiti presidenziali del partito: presentarsi come eleggibile non solo alle primarie repubblicane ma soprattutto alle elezioni generali, forte di credenziali ideologiche conservatrici ma anche di suggestioni più moderate e flessibili - ad esempio una meno drastica opposizione al diritto d’aborto – capaci di attirare necessari elettori indipendenti al di là della radicalizzata base del partito. Un sondaggio l’ha mostrata oggi avanti di dieci punti in uno scontro con Biden contro i 4 punti di Trump e i due di DeSantis.

La sua partita è men che vinta. Trump mantiene una presa senza precedenti sull’elettorato conservatore con il suo messaggio populista e ribelle di ultra-destra.

Ma Nimrata “Nikki” Randhawa, il suo nome da nubile, è abituata a sfidare lo status quo. Responsabile dell’azienda tessile di famiglia, ha poi guidato l’associazione delle piccole imprese, prologo dell’ingresso in politica. Dopo anni nel parlamento locale, a 38 anni è stata eletta governattrice - tra le più giovani di sempre del Paese - nonché prima donna a guidare la South Carolina e secondo politico di origine indiana a sedersi su una poltrona di “governor”.

Da governatrice si è distinta per campagne conservatrici di riduzione delle tasse. Ma anche, dopo un massacro in una chiesa afroamericana a Charleston nel 2015, per aver alla fine fatto ammainare la bandiera confederata dall’edificio del parlamento locale quale simbolo di tolleranza del razzismo.

La sua carriera è tuttavia decollata anche sotto Trump: nominata ambasciatrice alle Nazioni Unite durante la sua amministrazione, ha saputo navigare senza farsi travolgere tra le posizioni di America First. Sarebbe anche stata in lizza per diventare segretario di Stato. Tra le prese di posizioni più note, quelle a sostegno di Israele, tra cui lo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Finita l’esperienza sotto Trump, si è staccata dall’ex presidente ed è tornata alla vita privata con una posizione nel cda della Boeing. Solo una parentesi prima di tornare sotto i riflettori della politica.

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