Ripensare l’impresa

Haier, come un martello ha rivoluzionato l’organizzazione aziendale

Dal martello di Zhang Ruimin alla rete di micro-imprese autonome, Haier ha trasformato la gestione tradizionale in un sistema imprenditoriale guidato dal mercato e dall’autonomia individuale

di Emiliano Pecis*

(Imagoeconomica)

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Nell’autunno del 1984, Zhang Ruimin, giovane manager chiamato a salvare una fabbrica di frigoriferi di Qingdao, riunì i suoi operai, posò a terra settantasei frigoriferi difettosi e li fece distruggere con un martello. “Possiamo distruggere noi i prodotti difettosi, oppure sarà il mercato a distruggere noi”, disse.

In quella scena, entrata nel mito industriale cinese, nasce l’idea del RenDanHeYi: collegare ogni persona all’utente finale per creare e condividere valore. È una visione che ribalta la logica fordista, spostando il baricentro dal controllo interno alla relazione diretta con il mercato.

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Oggi Haier è una multinazionale presente in oltre 160 paesi e, in Europa, controlla anche Candy, storico marchio italiano di elettrodomestici.

Il facilitatore del caos

A guidarci dentro questo racconto è Emanuele Quintarelli, amministratore unico di Chaordian, società che aiuta le organizzazioni a transitare verso modelli post-gerarchici. “Chaordian nasce dall’unione di chaos e order,” spiega, “perché il compito delle imprese oggi è far emergere isole di ordine sul bordo del caos”.

In collaborazione diretta con Haier, Quintarelli è tra i principali interpreti occidentali del modello RenDanHeYi, applicato in realtà come Gruppo ASA, Bosch Mobility, Intesa Sanpaolo e Gummy Industries, con l’obiettivo di rendere le strutture più distribuite e imprenditoriali.

Dal modello piramidale all’ecosistema di contratti

La metamorfosi iniziata con quel martello è durata quarant’anni. Da organizzazione piramidale, Haier è diventata una rete di micro-imprese autonome, capaci di collaborare direttamente per rispondere ai bisogni dei clienti. È la filosofia della zero distance: annullare la distanza tra chi produce e chi utilizza.

Il passo più innovativo è arrivato con le EMC (Ecosystem Micro-Community), contratti tra micro-imprese che collaborano come pari per soddisfare bisogni complessi del cliente. Il contratto stabilisce ruoli, livelli di servizio e distribuzione del valore. Le piattaforme digitali, spesso basate su blockchain, automatizzano questi accordi, trasformando l’organizzazione in una rete viva di collaborazione e scambio.

Nel RenDanHeYi, il reddito è determinato dal valore generato per il cliente, non da un capo o da una scala gerarchica: ogni persona agisce come il proprio “CEO”, scegliendo come e dove investire il proprio talento e rischio. L’impresa non è più una macchina che produce beni, ma una rete che produce relazioni economiche e nuove iniziative imprenditoriali.

Il mercato dentro l’azienda

La forza del modello sta nella sua capacità di replicarsi e adattarsi. Ogni micro-impresa è un nodo indipendente, libero di scegliere strategia, persone e condizioni di partecipazione, connettendosi ad altri nodi per cogliere opportunità di mercato. L’azienda smette di essere una struttura chiusa e si trasforma in una piattaforma di micro-accordi che si formano e si sciolgono in base ai risultati.

“Porta il mercato dentro l’azienda,” spiega Quintarelli, “e rovescia la logica del management tradizionale. Non è più il capo a distribuire lavoro, ma i clienti a distribuire valore. Quando il reddito dipende da ciò che generi per loro, la motivazione e la velocità di risposta cambiano radicalmente”.

Infatti, in questo sistema, il confine tra dipendente e imprenditore si assottiglia. Quando le persone condividono responsabilità e benefici economici, il senso di ownership si traduce in velocità decisionale e innovazione diffusa: qualità che, nei modelli tradizionali, richiedono controllo e burocrazia. Quando i dipendenti si sentono imprenditori, l’azienda guadagna fiducia, valore e agilità.

Negli Stati Uniti, dove Haier ha acquisito General Electric Appliances, il modello ha prodotto i migliori risultati del marchio in un secolo. In Cina, il principio si è esteso all’intera filiera, fino a includere partner e clienti nella stessa piattaforma contrattuale.

Conclusioni: il colpo di martello

Per la maggior parte delle aziende, l’impresa è ancora figlia del modello fordista: una macchina sociale costruita per produrre efficienza, in cui le decisioni scendono dall’alto, l’obbedienza è la virtù primaria e ogni individuo resta un ingranaggio in una catena di montaggio invisibile.

Il valore nasce ancora dentro l’organizzazione e solo alla fine incontra il mercato, lontano e filtrato da ruoli, budget e controlli. Ma questa macchina, pur ancora imponente, arranca di fronte alla complessità del mondo contemporaneo.

A incrinarne gli ingranaggi sono la volatilità, l’imprevedibilità, l’incertezza del quadro socio-politico ed economico, insieme alle mutate aspettative dei clienti e del mercato. Le esperienze citate in precedenza mostrano come l’impresa possa non solo far fronte, ma addirittura trarre vantaggio da simili sfide in ottica antifragile, trasformando il comando in contratto, la gerarchia in relazione, l’obbedienza in iniziativa imprenditoriale e coinvolgimento del dipendente. Forse il vero segno del nostro tempo non è la tecnologia, ma la capacità di ripensare il patto che tiene insieme persone, clienti e organizzazioni.

E allora, se Ford aveva costruito la fabbrica intorno alla macchina, Haier ha costruito l’organizzazione intorno all’essere umano. E forse quel martello di Zhang Ruimin, nell’autunno del 1984, non distruggeva solo dei frigoriferi difettosi: rompeva le catene del Novecento industriale, aprendo la strada a un secolo in cui l’impresa non si comanda più, ma si autogoverna, ascoltando il mercato, e restituendo alle persone il potere di creare valore.

*AI & Organizational Strategist

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