Lisbona

Gulbenkian, il museo che torna al 1969

Riapre dopo 12 mesi di lavori scegliendo l’autenticità e non la corsa ai visitatori, grazie alla Fondazione con 3,7 miliardi di patrimonio e il nuovo direttore Xavier F. Salomon

Calouste Gulbenkian Museum (foto Pedro Pina)

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La maggior parte dei musei internazionali sfrutta i lavori di ampliamento per aumentare servizi, spazi e affluenza, il Gulbenkian Museum di Lisbona, dopo una chiusura di circa 12 mesi, sceglie di “fare un passo indietro”: riportare il museo al progetto del 1969, privilegiando l’esperienza estetica rispetto alla logica dei grandi numeri. A settant’anni dalla nascita della Fundação Calouste Gulbenkian e a quasi sessanta dall’apertura del museo, l’istituzione torna alle sue origini con un intervento da 7,7 milioni di euro, come indicato nel bilancio 2025, che ha scelto di recuperare l’architettura, l’allestimento e l’atmosfera concepiti nel 1969, aggiornando gli impianti senza alterarne l’identità. Una scelta controcorrente in un momento in cui molti musei investono per ampliare gli spazi, aumentare i servizi e attrarre nuovi flussi di pubblico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il direttore del Gulbenkian Xavier F. Salomon

A guidare questa nuova fase è Xavier F. Salomon, storico dell’arte nato a Roma, già curatore al Metropolitan Museum di New York e Deputy Director della Frick Collection, dove ha seguito anche il complesso percorso di trasformazione e riapertura dell’istituzione. Nominato direttore del Gulbenkian nel luglio 2025 e insediatosi all’inizio del 2026, Salomon si è trovato così a gestire, per la seconda volta, il delicato rapporto tra una collezione storica, un’architettura fortemente identitaria e le esigenze del museo contemporaneo.

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Calouste Gulbenkian Museum (foto Pedro Pina)

Una scelta controcorrente, il ritorno all’autenticità

Al centro di questa nuova sfida c’è una collezione nata dalla visione di Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955), imprenditore armeno del petrolio che costruì una delle più straordinarie collezioni private del Novecento. Manet, Renoir, Rembrandt, Guardi, oltre a una delle più importanti raccolte di René Lalique e a reperti dell’antico Egitto, della Grecia e della Mesopotamia: un insieme enciclopedico che riflette il cosmopolitismo del suo proprietario e che, dopo la sua morte, è stato trasformato in patrimonio pubblico.

È proprio questa idea di collezione, più che la sola qualità dei singoli capolavori, a rendere il Gulbenkian un caso particolare. Il museo mette in relazione epoche e culture diverse all’interno di un’architettura modernista progettata da Ruy Jervis d’Athouguia, Pedro Cid e Alberto Pessoa, dove arte, spazio e natura sono parte della stessa esperienza. La riapertura ha scelto di preservare questa relazione e accanto ad un’illuminazione a led più discreta, vetri antiriflesso, il ritorno dei tessuti alle pareti e soprattutto testi essenziali, senza schermi multimediali, perché – nella visione di Salomon - “nulla deve competere con le opere e con l’architettura”.

Dietro questa scelta c’è però anche un elemento che distingue il Gulbenkian da gran parte del sistema museale europeo: la forza patrimoniale della Fundação Calouste Gulbenkian, una delle principali fondazioni culturali private europee che attraverso un patrimonio finanziario di dimensioni miliardarie sostiene il museo e il Centro de Arte Moderna - CAM - dove è in corso fino al 28 settembre Rosa Barba con «Drawing Vocabularies» installazione site-specific e prima esposizione in Portogallo dell’artista italiana.

I numeri della gestione 2025

I numeri del 2025 mostrano la caratteristica più importante del modello Gulbenkian: la Fondazione dispone di un patrimonio finanziario di dimensioni tali da poter sostenere nel lungo periodo la propria missione culturale, scientifica e filantropica. Il rendimento degli investimenti finanziari costituisce una fonte essenziale di finanziamento, mentre il patrimonio viene preservato e alimenta il Capital Fund. Il dato più interessante, quindi, non è soltanto quanto rende il patrimonio, ma quanto la sua dimensione consenta alla Fondazione di mantenere autonomia nelle proprie scelte culturali. Anche in un 2025 caratterizzato da un rendimento finanziario molto più contenuto rispetto all’anno precedente, il patrimonio netto è cresciuto e la Fondazione ha mantenuto una capacità significativa di investimento e di sostegno alle proprie attività.

A fine 2025 il patrimonio netto della Fundação Calouste Gulbenkian ammontava a 3,718 miliardi di euro, in aumento di 51,4 milioni, pari all’1,4%, rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto al rendimento positivo del portafoglio di attività finanziarie. Gli attivi complessivi raggiungevano 4,009 miliardi di euro, in crescita dello 0,3% rispetto ai 3,996 miliardi del 2024, con una variazione determinata principalmente dall’andamento delle attività finanziarie correnti, in particolare azioni quotate e fondi di investimento.

Il portafoglio ha generato nel 2025 un rendimento finanziario di 196,5 milioni di euro, meno della metà dei 454,3 milioni registrati nel 2024, anno particolarmente favorevole per i mercati. Nonostante la forte riduzione della performance finanziaria, il patrimonio netto ha, quindi, continuato a crescere. Nel 2025 sono stati inoltre trasferiti 65,1 milioni di euro al Capital Fund, il patrimonio destinato a sostenere nel tempo la missione della Fondazione, in calo rispetto ai 347,9 milioni del 2024.

Sul fronte dei costi, la Fondazione ha registrato una riduzione significativa: le spese operative sono scese a 115,1 milioni di euro, il 10,3% in meno rispetto ai 128,3 milioni del 2024. La contrazione è legata principalmente al trasferimento delle attività di ricerca scientifica del Gulbenkian Institute for Science alla Gulbenkian Institute for Molecular Medicine Foundation (GIMM). Il risultato operativo è stato di 11,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2024 soprattutto per la riduzione dei finanziamenti esterni destinati ai progetti di ricerca dell’IGC trasferiti alla GIMM.

Anche i flussi di cassa hanno registrato una contrazione, passando dai 64,8 milioni di euro del 2024 ai 26,8 milioni del 2025, principalmente per effetto delle attività di investimento, che hanno visto un maggiore volume di dismissioni di attività finanziarie e un minore volume di acquisizioni.

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Nel complesso, il bilancio restituisce l’immagine di una Fondazione con una forte capacità patrimoniale e finanziaria, in grado di sostenere la propria missione culturale anche in presenza di una performance degli investimenti finanziari molto più contenuta rispetto all’anno precedente. È questo elemento che permette di leggere anche la riapertura del Museo Gulbenkian e l’investimento di 7,7 milioni di euro nel suo rinnovamento non soltanto come un’operazione architettonica, ma come parte di una strategia culturale di lungo periodo.

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