Guido Tonelli: la scienza ha risolto il dilemma di Amleto
«L’essere è il non essere» dice Guido Tonelli, fisico fra gli scopritori del bosone di Higgs. Per capire cosa significa bisogna leggere «L’eleganza del vuoto. Di cosa è fatto l’universo», saggio in cui spiega come la materia e il vuoto siano strettamente connessi tra loro, come il pieno e il vuoto siano aspetti dello stesso fenomeno, come l’universo sia in realtà uno stato di vuoto
di Lara Ricci
7' di lettura
7' di lettura
«La scienza contemporanea ha trovato una soluzione assolutamente sorprendente al dilemma che tormenta Amleto: “Essere o non essere?”. L’essere è il non essere» si legge in quell’affascinante dissertazione sul vuoto che è l’ultimo libro del fisico Guido Tonelli, scopritore, insieme a molti colleghi di tutto il mondo, del bosone di Higgs: L’eleganza del vuoto. Di cosa è fatto l’universo (Feltrinelli, pagg. 192, euro 18). Un saggio in cui, attraversando quasi tre millenni di filosofia - il primo a interrogarsi sul vuoto fu almeno Pitagora- di scienza, ma anche di letteratura, arriva a spiegare in modo accessibile a tutti le straordinarie scoperte della fisica degli ultimi anni, scoperte che ancora non hanno raggiunto un vasto pubblico.
Lei scrive «l’incredibile bellezza del vuoto». Perché il vuoto è bello?
Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro è anche il desiderio di condividere la meraviglia di questo concetto della scienza contemporanea che fa a pugni con il pregiudizio che abbiamo sul vuoto, che viene collegato al nulla, produce istintivamente un moto di repulsione. Se si supera questa barriera si scopre un concetto ricchissimo che contiene al suo interno ovviamente questioni scientifiche - è stato sviluppato sulla base di fredde equazioni matematiche - ma che ha prodotto una visione calda, ricca, piena di novità e bellezza. Raccontare la bellezza di questo concetto, scoprire che il vuoto è la nostra culla, che dal vuoto è nato l’universo e che l’intero universo è ancora uno stato di vuoto sono concetti talmente belli, talmente rivoluzionari, che non potevo tenerli per me.
Dice: «il vuoto è la nostra culla, dal vuoto è nato l’universo e l’intero universo è ancora uno stato di vuoto». Cosa significa? Si riesce a spiegare davvero, ma in modo semplice?
Proviamo a usare delle analogie. Se prendiamo il numero zero lo possiamo vedere come il non numero oppure come il numero che contiene un’infinita varietà di numeri, positivi e negativi, accoppiati fra loro - uno e meno uno, due e meno due, e così via. Se li accoppiamo fanno zero. Dunque zero può essere visto come il numero che contiene tutti i numeri del mondo. Oppure pensiamo al silenzio, un’altra analogia che mi piace usare: il silenzio può essere l’assenza di suono, ma si può produrre silenzio anche sommando tra loro tra loro due onde sonore in opposizione di fase. Due suoni perfetti in opposizione di fase producono un perfetto di silenzio. Dunque, possiamo immaginare il silenzio come il contenitore di tutti i suoni del mondo organizzati fra loro in coppie ordinate in opposizione di fase. Il vuoto quantistico assomiglia a questo, la meccanica quantistica ci dice che tutti i campi, tutte le particelle possono essere rappresentate da onde: il vuoto quantistico è la somma di tutti i campi e di tutte le particelle- Lo stato di vuoto sono i campi che sono portati allo stato fondamentale, cioè hanno energia nulla, ma il fatto che siano compressi in qualche modo in questo stato, ci fa capire che dentro questo stato di vuoto c’è un’infinita potenzialità, quelle che chiamiamo le fluttuazioni quantistiche. Lo stato di vuoto, sul piano microscopico, ribolle, fluttua, produce coppie di particelle e antiparticelle. Purché si seguano le leggi della meccanica quantistica può perfino generare un intero universo a partire da una microscopica fluttuazione quantica del vuoto, un’infinitesima bollicina. È quel che è successo 13,9 miliardi di anni fa.









