L’assunto di fondo è utilizzare la base dati della situazione in essere per proiettare un’elaborazione che determini il risultato finale: se la mia carriera lavorativa proseguirà come sta andando finora, andrò in pensione a una certa data e stimando un determinato assegno pensionistico. La rappresentazione ovviamente non può considerare eventuali variabili non preventivabili, come la perdita del lavoro o al contrario un’impennata della retribuzione. Ipotesi certo non peregrine ma che difficilmente possono essere considerate in un’elaborazione standard di questa natura.
È ampio il ventaglio di variabili che sono prese in esame dal Pensionometro e che incidono nella determinazione dei risultati finali: dalla data di inizio attività lavorativa al reddito, al contratto di lavoro. E oltre alle variabili che l’utente deve indicare ci sono le costanti stimate, come ad esempio la tendenziale crescita dello stipendio o l’impatto dell’inflazione, che vengono periodicamente aggiornate sulla base dei dati statistici raccolti. Così come, per il secondo pilastro, il Pensionometro prende in esame le stime sui rendimenti di lungo termine dei fondi pensione, proiettate nel futuro, indicate dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) ai soggetti vigilati, per il calcolo prodotto da analoghi tool di calcolo presenti sui loro siti web: 4% più inflazione per il mercato azionario, 2% più inflazione per il mercato obbligazionario
La promessa mancata della Dini/Treu
Al netto delle variabili non calcolabili preventivamente, il Pensionometro del Sole 24 Ore sin dal 2006 – alla vigilia della riforma del Tfr - offre agli utenti del proprio sito web una rappresentazione delle prestazioni future che spesso gli enti preposti hanno mancato di comunicare: nonostante la Dini/Treu nel 1995 imponesse all’Inps di comunicare ogni anno ai lavoratori una stima della loro pensione futura, in ragione dell’introduzione del sistema contributivo, per decenni questa norma è rimasta lettera morta. Il timore della classe politica che questa comunicazione si trasformasse in un boomerang elettorale ha frenato l’attuazione della norma. L’utilizzo del tema pensioni come strumento di marketing politico ha contribuito a mettere la sordina a un’operazione verità che solo negli ultimi anni ha trovato spazio politico per una maggiore diffusione.
Paradossalmente, sin dal 2005, anno dell’entrata in vigore della legge quadro del settore ossia la 252/2005, i fondi pensione ad adesione volontaria presentano sui loro siti web calcolatori pensionistici per calcolare l’efficacia dell’adesione. Con un’attenzione alla trasparenza decisamente superiore rispetto a quella del principale ente di primo pilastro ad adesione obbligatoria.
Il tasto “ricalcola”
L’utilità del Pensionometro va tuttavia oltre l’opportunità di conoscere a quanto ammonterà la nostra pensione futura e quale sarà la proporzione rispetto all’ultimo stipendio, in modo da valutare l’impatto sul nostro stile di vita della fine dell’attività lavorativa. In un contesto di grande incertezza, diventa fondamentale poter disporre di un’indicazione utile per focalizzare il nostro futuro: un punto di partenza, possibilmente da approfondire in seguito da parte dei soggetti istituzionalmente preposti (l’Inps o i fondi pensione). E, come detto, contribuire a dissipare la nebbia che circonfonde il futuro degli individui, grazie a uno strumento che è essenzialmente educativo: perché ci porta a esercitare la connessione tra ipotesi, variabili e risultati. L’invito è di utilizzare più volte il tasto “Ricalcola”, che permette di resettare i dati inseriti e verificare nuovamente l’effetto prodotto da altri dati: un aumento di stipendio o un cambio del profilo di rischio, ad esempio. Ciò permette di avere una rappresentazione plastica della relazione causa ed effetto delle scelte di risparmio previdenziale sulle prestazioni finali: per un 50enne al lavoro da 15 anni e 6 mesi, con un reddito lordo di 40mila euro annui, aderire a un fondo pensione a partire dal prossimo mese consente di passare da un tasso di sostituzione - proporzione tra primo assegno pensionistico e ultimo stipendio - dal 59,7% al 67,4%. Percentuale che sale al 69,2%, nel caso in cui il contributo volontario annuo salga dall’1 al 3%. Cui va aggiunto il vantaggio fiscale connesso all’adesione, ossia la deducibilità di versamenti fino a 5164,57 euro annui, che consente di ridurre l’imponibile fiscale annuo in dichiarazione dei redditi.