Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Maurizio Caprino
3' di lettura
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Ora la tecnologia c’è e sta arrivando sul mercato, ma al momento servirà a poco: solo dal 14 luglio dovrebbe diventare possibile utilizzare gli Adas di livello 3, cioè i primi sistemi di assistenza alla guida che consentono al conducente di distrarsi e non tenere sempre le mani sul volante perché in grado di mantenersi da soli all’interno della corsia di marcia (Alks, che sta per Automated lane keeping systems).
Restiamo comunque ben lontani dalla guida autonoma (cioè completamente automatica, livelli 4 e 5): l’Alks richiede che il conducente resti pronto a prendere il controllo quando emette un segnale di allarme.
L’ostacolo attuale sta nelle leggi nazionali, che non riconoscono ancora la guida autonoma. Per esempio, in Italia l’articolo 46 del Codice della strada definisce i veicoli come «macchine...che circolano sulle strade guidate dall’uomo»; l’unica deroga è nel Dm 28 febbraio 2018, con cui il ministero delle Infrastrutture (Mims) ha disciplinato la sperimentazione della guida autonoma e le smart road (strade attrezzate con rilevatori e trasmettitori per scambiare dati coi veicoli di nuova generazione in transito, in modo da segnalare in tempo reale ogni turbativa al traffico e quindi rendere più affidabili i dispositivi di bordo quando sono loro a guidare).
Ma dal 14 luglio dovrebbero entrare in vigore le modifiche alla Convenzione di Vienna sulla circolazione e traffico, in discussione in sede internazionale (Onu-Unece): l’articolo 34-bis dovrebbe stabilire che «il requisito che ogni veicolo o combinazione di veicoli in movimento deve avere un conducente è considerato soddisfatto quando il veicolo utilizza un sistema di guida automatica» conforme a «regolamentazioni tecniche nazionali (di Paesi che aderiscono alla Convenzione, ndr), e a qualsiasi strumento giuridico internazionale applicabile» e «alla legislazione nazionale che disciplina il funzionamento».
In prima battuta, ciò basta a rimuovere l’ostacolo anche in Italia: la modifica alla Convenzione è sottoscritta dalla Ue. Le autorità italiane potrebbero bloccare immatricolazione e messa in strada di veicoli a guida automatica solo nella remota ipotesi in cui dimostrassero la pericolosità per la circolazione.