Guerre e dazi frenano le intese M&A. Strategica l’assistenza degli advisor
L’incertezza sullo scacchiere geopolitico rende più complesse le operazioni e cambia il ruolo degli avvocati: sempre più partner nella ricerca di opportunità e nella consulenza post-acquisizione. Il made in Italy resta ancora trainante
di Carlo Festa
4' di lettura
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A causa della situazione congiunturale, il mercato delle fusioni e acquisizioni naviga a vista nel 2025. È vero che a sostenere il settore sono i grandi investitori, soprattutto quelli di private equity, con focus sulle infrastrutture e sul settore finanziario, ma bisogna anche rilevare come i potenziali compratori siano diventati molto più prudenti nel valutare un’acquisizione.
«L’instabilità geopolitica – spiega Eliana Catalano, managing partner allo studio BonelliErede – in particolare il conflitto in Ucraina, le tensioni tra Cina e Stati Uniti, e l’instabilità in Medio Oriente nonché i timori sui dazi e i loro effetti, hanno acuito l’incertezza a livello globale, influenzando direttamente le decisioni di investimento. Nell’attuale situazione diventa molto complicato valutare le aziende e la loro profittabilità nel breve-medio termine».
«Osserviamo semmai – rileva Paolo Ghiglione, partner di Baker McKenzie – l’allungamento di tempi nell’esecuzione delle singole operazioni, che rallentano, si fermano, poi riprendono e così via: è un fenomeno tipico degli ultimi anni, conseguenza indiretta della situazione geopolitica e delle tensioni sui mercati».
Di sicuro l’incognita Trump, che potrebbe avere conseguenze sull’economia e quindi sul mercato M&A mondiale, sta incidendo, anche se «l’attività M&A in Italia – afferma Gabriella Covino, partner dello studio legale Gianni & Origoni e membro dello steering committee di Gop – dovrebbe essere in ripresa sostenuta da un contesto di tassi più favorevoli e dalla crescente domanda di tecnologie innovative».
In Italia il tessuto imprenditoriale resta fortemente costituito da piccole e medie imprese: «In questo contesto – continua Eliana Catalano – la pressione sui margini e la volatilità delle catene di approvvigionamento rendono molte imprese vulnerabili, ma al contempo appetibili per operazioni di consolidamento e strategie di buy and build. Tuttavia ancora si registra un disallineamento tra le aspettative di valorizzazione dei venditori, in parte ancorati alle valutazioni e ai multipli di poco tempo fa in un mercato molto diverso, e le valutazioni offerte dagli acquirenti, che invece non possono non riflettere tutte le incertezze del momento».



