Le forze israeliane scortano i visitatori ebrei che si aggirano nel complesso di Al-Aqsa in occasione della festività di Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico, a Gerusalemme, il 13 settembre 2026. REUTERS/Sinan Abu Mayzer REUTERS

15 settembre 2026

Guerra ultime notizie. Gerusalemme, coloni israeliani fanno irruzione nella moschea di Al-Aqsa

Hormuz, Centcom smentisce Iran: hanno colpito loro la petroliera esplosa. Riad, 13 civili feriti nei raid Houthi di ieri sul sud dell’Arabia Saudita

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15 settembre 2026

Iran, media: vertice in Germania tra Usa-Israele-Egitto-Paesi Golfo

La scorsa settimana i vertici militari di Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania ed Egitto hanno tenuto un incontro segreto in Germania per discutere della guerra con l’Iran e delle tensioni regionali. Lo hanno riferito due funzionari israeliani al sito di notizie Axios.

Secondo quanto riportato, l’incontro riservato - svoltosi in una località sciistica isolata, organizzato dal comandante del Comando centrale delle forze armate Usa Brad Cooper e confermato dal Centcom stesso ad Axios - è stato il primo del suo genere da quando, nel mese di febbraio, Stati Uniti e Israele hanno scatenato la loro guerra contro l’Iran.

Durante l’incontro, Cooper avrebbe comunicato ai presenti che le forze armate statunitensi non si sarebbero ritirate dalla regione nonostante gli attacchi iraniani alle basi americane, illustrando inoltre i piani Usa per potenziare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, che l’Iran ha tentato di ostacolare.

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15 settembre 2026

Arabia Saudita, Wright (Usa): oleodotto Est-Ovest riaprirà “molto presto”

L’oleodotto saudita che dal Golfo Persico va fino al Mar Rosso e che per questo è chiamato East-West riaprirà “molto presto” dopo essere stato attaccato da droni lanciati dall’Iraq forzandone una chiusura. Lo ha detto il segretario americano all’Energia, Chris Wright. In un’intervista a Cnbc, il membro del governo Trump ha spiegato: “Sarà un’interruzione breve e temporanea”. Wright, convinto che dietro gli attacchi all’oleodotto ci siano forze vicine all’Iran, sostiene sia una questione di “giorni”. Nel frattempo il petrolio scambiato a New York, il Wti, ha corso di quasi il 5% superando i 106 dollari al barile in attesa di capire la portata dei danni all’infrastruttura con cui l’Arabia Saudita voleva bypassare lo stretto di Hormuz. In gioco c’è il trasporto di fino a 7 milioni di barili di greggio al giorno.

15 settembre 2026

Gelo di Teheran sui colloqui. Il Pentagono ammette, “le armi scarseggiano”

Teheran gela Trump. Il capo del massimo organo di sicurezza iraniano ha respinto ogni ipotesi di dialogo con gli Stati Uniti dopo che il tycoon aveva detto d’essere “aperto” al dialogo. “Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. Punto!” ha tuonato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Una tegola per il Commander-in-Chief smentito pure in casa e niente di meno che dal Pentagono. La Difesa ha infatti messo nero su bianco in un rapporto che la carenza di munizioni legata alla guerra in Medio Oriente, negata a più riprese dall’amministrazione Usa, esiste.

Il rapporto dell’Ispettore generale del Pentagono stima che tra il 28 febbraio e il 30 giugno, l’operazione Epic Fury sia costata circa 33,4 miliardi di dollari. Di questi, ben 22,3 sono stati spesi per le munizioni, causando “carenze nelle scorte strategiche” e rivelando “colli di bottiglia all’interno delle industrie di rifornimento”. Oltre a danneggiare centinaia di edifici e strutture nelle basi statunitensi nella regione mediorientale e la flotta aerea americana, che ha riportato quattro F-15 distrutti, un F-35 e sette aerei cisterna KC-135 danneggiati oltre a 30 droni d’attacco MQ-9 Reaper mandati in pezzi. Dal canto suo, Teheran continua a ribadire le stesse condizioni per porre fine alla guerra: lo stop ad ogni aggressione (anche nei confronti di alleati regionali come Hezbollah), il risarcimento dei danni di guerra, la revoca del blocco a Hormuz, oltre a quello delle sanzioni e lo sblocco dei suoi beni congelati all’estero. Richieste immutate in mesi di stallo diplomatico, in cui anche la Cina cerca di mediare sottotraccia.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarà mercoledì a Pechino per vedere il suo omologo cinese, Wang Yi. L’incontro precede di poco la visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti, per il vertice della prossima settimana con Trump. Un summit nella cui agenda dei lavori avranno un posto di rilievo la guerra in Medio Oriente ma soprattutto le interruzioni delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz. Intanto tutto il Medio Oriente è in fibrillazione per gli sviluppi yemeniti. La chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb avrebbe conseguenze “catastrofiche”, ha messo in guardia il Qatar. Anche se gli Houthi continuano a rassicurare che ’la navigazione resta sicura”, i combattimenti non si placano, con almeno 13 nuovi raid sauditi su Taiz e i ribelli Houthi che per la prima volta hanno fatto scattare l’allarme nel luogo più sacro dell’Islam, La Mecca.

L’uomo forte di Riad, il principe Mohammed bin Salman, è volato al Cairo per parlare col presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Insieme i due leader hanno sottolineato il “comune impegno a garantire la libertà e la sicurezza della navigazione marittima a Hormuz, Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso”. Nell’ombra si è mosso anche Israele dando, secondo media israeliani, assistenza d’intelligence a Riad attraverso il CentCom americano. L’obiettivo è lo stesso di Washington che avrebbe negato a Riad un sostegno diretto: supportare i sauditi, ma senza farsi coinvolgere direttamente in un altro fronte militare. Non a caso la scorsa settimana il capo di stato maggiore dell’Idf, generale Eyal Zamir, ha incontrato in Germania i comandanti degli eserciti di diversi Paesi arabi. Sul tavolo la guerra con l’Iran e l’escalation con gli Houthi.

15 settembre 2026

Araghchi, distrutti centinaia siti militari Usa, non siamo indifesi

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito una “finzione” il fatto che l’Iran sia “indifeso” davanti agli attacchi. “Centinaia di siti militari statunitensi rasi al suolo; decine di aerei distrutti. E questa è solo la punta dell’iceberg. Sveleremo tutto a tempo debito. Per coloro che hanno diffuso menzogne sull’Iran, non sarà una bella fine”, ha scritto su X.

15 settembre 2026

Axios: in Germania incontro riservato tra comandanti Usa, Israele e Paesi arabi

Gli alti comandanti militari di Stati Uniti, Israele e diversi Paesi arabi si sono riuniti la scorsa settimana in Germania per discutere della guerra con l’Iran e delle più ampie tensioni nella regione. Lo riporta Axios, citando due funzionari israeliani e sottolineando che l’incontro riservato, organizzato dal comandante del Centcom, l’ammiraglio Usa Brad Cooper, non è stato annunciato ufficialmente da nessuno dei Paesi partecipanti. Oltre a Cooper, alla riunione hanno partecipato i capi di Stato Maggiore di Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania ed Egitto. Secondo le fonti, l’ammiraglio Cooper ha rassicurato gli alleati affermando che gli Usa non si ritireranno dalla regione, nonostante gli attacchi iraniani alle basi americane. Cooper ha inoltre illustrato ai colleghi il piano statunitense per incrementare il traffico navale nello Stretto di Hormuz. L’incontro è stato confermato dal Centcome, che ha affermato di avere “ospitato alti vertici militari di otto nazioni durante una conferenza programmata in Germania. I leader hanno discusso le opportunità per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza in Medio Oriente”.

Il tiratore Brody Samaha è seduto nella cabina di comando dell’Integrated Catapult Control System (ICCS) mentre lancia un jet da combattimento durante le operazioni mattutine a bordo della USS George Washington nel Mar Arabico, il 13 settembre 2026. REUTERS/Ed Ou

15 settembre 2026

Axios, ora petroliere transitano attraverso Hormuz anche di giorno

Le forze Usa e i Paesi del Golfo hanno iniziato a fare transitare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz durante il giorno, e non più soltanto di notte come avveniva nei mesi scorsi. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense.

15 settembre 2026

Intelligence Regno Unito denuncia scoperta rete di cyber-spionaggio iraniana

L’intelligence britannica ha annunciato oggi di aver scoperto un piano di cyber-attacchi attribuito all’Iran basato sulla diffusione di ’spyware’ in grado di sottrarre dati sensibili sull’identità e la localizzazione di dissidenti, attvisti e giornalisti sgraditi a Teheran in giro per il mondo. L’indagine è stata condotta dal National Cyber Security Centre del Gchq, l’agenzia di spionaggio e controspionaggio digitale del Regno Unito, in cooperazione con gli 007 dei servizi di Paesi alleati quali Usa e Olanda, come riportano i media d’oltre Manica.

Gli hacker hanno finto di essere contatti noti alla vittima, agendo tramite WhatsApp e Telegram, per poi costruire un rapporto di fiducia con gli utenti sotto attacco prima di introdurre lo spyware denominato “Chosen Brick”. Il programma consente di sottrarre una serie di informazioni, sulle email, sui messaggi dei social media e sui contatti, ha precisato il National Cyber Security Centre (Ncsc). Lo spyware permette inoltre di carpire il contenuto dello schermo e attivare il microfono del dispositivo compromesso.

“I dettagli di questa campagna informatica rivelano come l’Iran utilizzi senza scrupoli la sorveglianza digitale per reprimere i critici del regime, rubando email e messaggi e accedendo ai dispositivi”, ha dichiarato Paul Chichester, direttore delle operazioni dell’Ncsc, invitando i soggetti a rischio a seguire le indicazioni di sicurezza dell’agenzia di spionaggio e controspionaggio digitale. Mentre il governo britannico ha ribadito che non tollererà tentativi di intimidazione o sorveglianza transnazionale nei confronti di individui nel Regno Unito. Intanto l’Fbi ha pubblicato un’analisi tecnica approfondita dello spyware. L’operazione arriva dopo che Londra aveva già accusato Teheran di condurre attività di repressione contro oppositori rifugiati all’estero, ricorrendo sia a strumenti digitali sia, in alcuni casi, a tentativi di sorveglianza fisica.

15 settembre 2026

Petrolio, il podio scricchiola: per Riad e Mosca crisi storica, Usa in affanno

Sissi Bellomodi Sissi Bellomo

 Federico Rostagno - stock.adobe.com

Il podio del petrolio scricchiola. Il secondo e il terzo produttore globale, Arabia Saudita e Russia, hanno subito un crollo clamoroso delle estrazioni di greggio, addirittura ai minimi da decenni, che rispetto a un anno fa ha eliminato dal mercato oltre 5 milioni di barili al giorno. Il numero uno – gli Stati Uniti – continua intanto a macinare record, ma non è più in grado di correre come un tempo.

Benché il prezzo del barile voli oltre quota 100 dollari, la produzione a stelle e strisce è avviata quest’anno a crescere di appena 170mila barili al giorno (sia pure al nuovo massimo storico di 13,83 milioni) e di 430mila il prossimo, secondo le ultime previsioni del Governo Usa. Nel 2023, sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina e delle sanzioni internazionali contro Mosca, era aumentata di 1,1 milioni di barili al giorno.

15 settembre 2026

Media, Israele dà assistenza di intelligence a Riad attraverso CentCom

Israele starebbe fornendo assistenza di intelligence all’Arabia Saudita nel contesto dell’escalation con gli Houthi yemeniti. Lo scrive l’israeliano Ynet, che cita fonti diplomatiche della regione. Stando a tali fonti, l’assistenza viene trasmessa a Riad tramite il Comando Centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) e non prevede supporto operativo né un coinvolgimento diretto di Israele nei combattimenti. La questione è stata affrontata anche nei colloqui tenuti nei giorni scorsi in Arabia Saudita dall’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom. Lunedì, a Gedda, Cooper ha incontrato il principe ereditario e leader di fatto del Paese, Mohammed bin Salman; i due hanno discusso degli sviluppi della sicurezza nella regione, sullo sfondo della forte escalation con i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran. Washington mira a supportare Riad senza farsi coinvolgere direttamente in un altro fronte militare. La scorsa settimana Bin Salman ha chiesto a Trump di attaccare gli Houthi. Trump ha respinto la richiesta, ma funzionari statunitensi hanno chiarito che Washington avrebbe fornito all’Arabia Saudita informazioni di intelligence sugli Houthi e assistenza nell’individuazione degli obiettivi.

15 settembre 2026

Media Teheran: pasdaran distruggono drone Usa a Hormuz

L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars ha riferito che le Guardie Rivoluzionarie hanno abbattuto un altro drone MQ-1 di fabbricazione statunitense sullo Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia, si tratta del terzo drone di questo tipo abbattuto oggi nella zona.

15 settembre 2026

Iran, Bessent: in corso colloqui con Cina per stop a legami economici con Teheran

Nella sua audizione davanti alla commissione Finanze della Camera, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha riferito di avere colloqui privati «molto positivi» con i rappresentanti cinesi riguardo all’interruzione dei legami economici di Pechino con l’Iran. Bessent ha inoltre riferito che questo fine settimana terrà ulteriori conversazioni con la sua controparte cinese, He Lifeng, prima della visita di Stato del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti, prevista per la fine del mese.

15 settembre 2026

100 eurodeputati a Von der Leyen: «Subito legge contro commercio con insediamenti israeliani»

Bashar, un beduino, rinforza la recinzione che circonda la sua casa per prevenire gli attacchi dei coloni israeliani provenienti dal vicino avamposto, nel villaggio di Taybeh, in Cisgiordania, 9 settembre 2026. Il 9 settembre il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha annunciato una serie di contromisure, tra cui la chiusura del consolato, in risposta alle nuove sanzioni contro gli insediamenti israeliani introdotte dal ministro degli Esteri britannico Ed Miliband. Paesi quali Canada, Francia, Islanda, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Spagna, Polonia, Portogallo, Finlandia e Svezia hanno appoggiato misure congiunte volte a limitare le importazioni provenienti dagli insediamenti della Cisgiordania.  EPA/ATEF SAFADI EPA

Un gruppo di oltre 100 eurodeputati ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, per rivolgerle un “appello urgente per una proposta legislativa della Commissione per vietare il commercio dell’Ue con gli insediamenti illegali israeliani”. La missiva è stata promossa dall’eurodeputato irlandese di Renew Europa, Barry Andrews, e sottoscritta da esponenti per lo più di S&d, Left, Verdi e Renew e qualche popolare. “Le scriviamo in vista del Suo discorso sullo Stato dell’Unione europea e a seguito della Dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri sulla soluzione dei due Stati dell’8 settembre. La esortiamo a presentare finalmente una proposta legislativa per vietare il commercio dell’Ue con gli insediamenti illegali israeliani nei territori occupati”, scrivono i parlamentari.

15 settembre 2026

Israele minaccia di revocare la cittadinanza ai due registi di «Naza», tra i film premiati a Venezia

I registi Yuval Abraham e Rachel Szor posano con il Premio Speciale della Giuria assegnato a “Naza” durante la cerimonia di chiusura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in Italia, il 12 settembre 2026. REUTERS/Yves Herman REUTERS

«Chi agisce contro lo Stato di Israele durante una guerra non può continuare a detenere la cittadinanza israeliana», ha dichiarato il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar. L'attacco è rivolto a Yuval Abraham e Rachel Szor, i due registi vincitori del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia con il film «Naza».

15 settembre 2026

Gaza, Idf: uccisi 2 esponenti di Hamas in attacchi distinti

Le Forze di Difesa israeliane hanno dichiarato di aver ucciso due comandanti di Hamas in attacchi separati nella Striscia di Gaza. Tra loro figura un individuo che, secondo l’esercito, aveva contribuito all’addestramento delle forze di Hamas in vista dell’attacco del 7 ottobre.

L’esercito - riporta il quotidiano israeliano Haaretz - ha reso noto di aver ucciso Rafat Abu Zamar nel corso di un attacco avvenuto ieri. Secondo le informazioni disponibili l’uomo ricopriva il ruolo di comandante di compagnia presso il quartier generale delle operazioni di Hamas. Secondo l’Idf, Abu Zamar «aveva promosso e diretto l’addestramento di miliziani di Hamas prima del massacro del 7 ottobre e, più di recente, aveva continuato a formare combattenti e a sviluppare le capacità belliche dell’organizzazione».

L’Idf ha inoltre riferito di aver ucciso, in un altro attacco a Gaza City, Muhammad Khader Fahmi Aghour, un membro di Hamas coinvolto nella produzione di armi per l’organizzazione.

15 settembre 2026

Media: “169 coloni israeliani fanno irruzione nella moschea di Al-Aqsa”

Un gruppo di 169 coloni israeliani ha fatto irruzione nel complesso della moschea di Al-Aqsa presidiato dalle forze israeliane. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa, che cita il governatorato di Gerusalemme. Dopo essere entrati attraverso Bab al-Maghariba, i coloni hanno compiuto rituali di preghiera talmudica nei cortili della moschea. Ai non musulmani è consentito visitare il complesso di Al-Aqsa, ma la preghiera, nel terzo luogo più sacro dell’Islam, non è permessa in base a un accordo del 1967 che regola lo status quo del sito. Gruppi radicali di coloni hanno invitato i loro sostenitori a partecipare in massa a incursioni nella moschea di Al-Aqsa con il pretesto di celebrare il Capodanno ebraico. Le autorità israeliane sfruttano le festività ebraiche per chiudere le strade e imporre severe restrizioni alla circolazione dei palestinesi in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, secondo quanto riportato dalla Wafa.

15 settembre 2026

Media, “pesanti bombardamenti di Israele nel sud del Libano”

Le forze israeliane hanno effettuato pesanti bombardamenti nella città di Qounine, nel distretto di Bint Jbeil, nel sud del Libano. Lo riporta l’Agenzia di stampa nazionale libanese, aggiungendo che non si sono registrate immediate segnalazioni di vittime.

Un soldato cammina mentre alcuni veicoli della Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) sono parcheggiati in una base a Naqoura, un villaggio di confine a maggioranza cristiana nel sud del Libano che è rimasto abitato per tutta la durata del conflitto, vicino alle zone occupate dalle forze israeliane, il 12 settembre 2026. REUTERS/Raghed Waked

15 settembre 2026

Idf, “eliminati due terroristi di Hamas”

Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane ha annunciato l’eliminazione di due terroristi di Hamas: Rafat Abu Zmar, comandante di compagnia presso il quartier generale operativo dell’ala militare del partito islamista; e Hamad Hadar Fahmi Agur, un militante della stessa ala. Abu Zmar, che si occupava dell’addestramento del gruppo da prima del 7 ottobre, è stato eliminato ieri nella zona di Khan Younis. In un’altra operazione a Gaza City, le Idf hanno ucciso Agur, coinvolto nella produzione di equipaggiamento bellico.

Palestinesi partecipano al funerale di Mohammed al-Yazouri presso la moschea Al-Shafi'i nella zona occidentale di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale, l'11 settembre 2026. Al-Yazouri, identificato come il comandante della Brigata di Khan Yunis di Hamas, è stato ucciso durante un attacco aereo israeliano nel sud di Gaza il 10 settembre. EPA/HAITHAM IMAD

15 settembre 2026

Trump molla il Golfo: alleati soli e senza regia

Ugo Tramballidi Ugo Tramballi

Il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman. (Julie Sebadelha/Foto Pool via AP) APN

È difficile usare aggettivi diversi da dilettante o impulsivo, quando si giudica come Donald Trump guardi al mondo. Specialmente al Medio Oriente. Ancor più al Golfo dove, ogni giorno che passa, sono gli iraniani a dettare i tempi e i modi del conflitto. Ora usando gli Houthi senza alcuna remora: la milizia sciita yemenita, sua alleata, sta conquistando il resto del paese, ha preso possesso di Bab el-Mandeb e ora bombarda l’Arabia Saudita.

Il no del presidente Trump alla richiesta d’aiuto, è un colpo decisivo al ruolo e alla credibilità americana nel Golfo. Incapace di sconfiggere gli iraniani, ora abbandona i sauditi che nei piani originali dovevano essere, insieme a Israele, il perno delle strategie Usa nella regione: quello a Riad era stato il primo viaggio all’estero di Trump sia nel primo che nel secondo mandato presidenziale.

15 settembre 2026

Media, raid dei governativi contro gli Houthi vicino a Taiz in Yemen

Nuovi raid aerei da parte delle forze governative yemenite hanno avuto luogo nell’area di Taiz, nel sud-ovest dello Yemen, contro posizioni occupate dai ribelli Houthi: lo riporta Al Jazeera. Tra gli obiettivi colpiti, aggiunge la stessa testata, c’è una piattaforma per il lancio di missili. I raid proseguono anche su postazioni degli Houthi (gruppo armato filo-Iran) anche a sud di Taiz. Il gruppo ribelle, da parte sua, sta concentrando le proprie forze in un punto del fronte situato a est della città e ritenuto un corridoio di accesso alla stessa, secondo Al Jazeera.

15 settembre 2026

Lo Yemen diventa il Vietnam di Riad

Roberto Bongiornidi Roberto Bongiorni

Una veduta d’insieme mostra un accampamento di fortuna per sfollati interni (IDP) nella città portuale meridionale di Aden, nello Yemen, il 14 settembre 2026. EPA/STRINGER EPA

Il principe saudita Mohammed bin Salman si trova a fare i conti da ormai 11 anni con uno scomodo dilemma: è possibile avere la meglio su una milizia di montagna con una fitta campagna di bombardamenti aerei senza un’invasione di terra? La risposta, finora, è stata sempre la stessa. Gli Houthi sono rimasti, si sono rialzati e hanno sempre ripreso a colpire. La stessa domanda se la sono posta Usa, Regno Unito e Israele. Con risultati simili. Ansar Allah, il movimento zaydita (sciita) yemenita alleato dell’Iran, combatte da oltre 20 anni e nessuno dei suoi avversari è riuscito a sconfiggerlo militarmente. Nato nella provincia di Saada, una delle zone più impervie e povere dello Yemen, oggi controlla Sana’a e gran parte del Nord, dove vive la maggioranza della popolazione.

Avevano minacciato di colpire le infrastrutture saudite. Hanno mantenuto la parola, mettendo fuori uso nel weekend l’oleodotto che collega l’Est e l’Ovest del Regno.

15 settembre 2026

Oltre 1.000 cineasti firmano petizione a sostegno dei registi di Naza

 

Più di 1.000 cineasti in Israele hanno firmato una petizione a sostegno dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor in seguito alle polemiche suscitate dal film ’Naza’ accusato di diffamare Israele a livello internazionale. Lo riferisce Ynet. La petizione è stata sottoscritta da esponenti del mondo del cinema e della cultura. Tra i firmatari figurano il cineasta Liran Atzmor (che è tra i promotori dell’iniziativa), il regista Nadav Lapid, la regista Orna Ben Dor, Netalie Braun, Rani Blair, Hagai Levi, Shai Carmeli-Pollak, Shlomi Elkabetz e altri. Il testo della petizione recita: “Noi, cineasti e creativi, invitiamo tutti coloro che ancora si battono per la libertà di espressione e la libertà artistica a unirsi a noi nell’esprimere sostegno e solidarietà a Rachel Szor e Yuval Abraham, autori del film ’Naza’. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una campagna di denigrazione e incitamento senza precedenti contro gli autori del film, una campagna che si avvicina pericolosamente al punto di legittimare la violenza e di rappresentare una minaccia fisica per la loro incolumità”.

15 settembre 2026

Mosca: questioni di Kiev e Teheran sono distinte con Usa

Gli Stati Uniti non hanno mai offerto di scambiare l’aiuto della Russia all’Iran con un suo aiuto sull’Ucraina. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. “Ho letto queste speculazioni...secondo cui gli Stati Uniti aiuterebbero l’Ucraina se la Russia aiutasse l’Iran. Come diciamo noi, qui non c’è spazio per mercanteggiare”, ha detto Lavrov durante una tavola rotonda presso l’ambasciata sulla situazione in Ucraina. La Russia spiega dettagliatamente agli Stati Uniti la propria posizione sull’Ucraina, ma è difficile dire in che modo questo influenzerà le iniziative concrete di Washington, ha aggiunto il ministro russo.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov partecipa a un incontro tra il presidente Vladimir Putin e il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa a margine del vertice BRICS a Nuova Delhi, in India, l’11 settembre 2026. Sputnik/Kristina Solovyova/Pool via REUTERS ATTENZIONE REDATTORI - QUESTA IMMAGINE È STATA FORNITA DA UNA TERZA PARTE.

15 settembre 2026

Cina ribadisce la richiesta di soluzione politica alla guerra in Iran

La Cina segue con attenzione la situazione nella regione del Golfo e auspica una soluzione politica e diplomatica delle controversie. Lo ha ribadito oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni di un funzionario militare statunitense secondo cui gli Stati uniti starebbero affrontando una carenza di munizioni a causa del conflitto con l’Iran. “La Cina segue con attenzione l’attuale situazione nella regione del Golfo in Medio Oriente e auspica che le parti interessate insistano sulla via politica e diplomatica per risolvere le controversie”, ha affermato Guo.

15 settembre 2026

Yemen, forze armate colpiscono obiettivi Houthi

Le Forze armate yemenite hanno diffuso un video che, secondo quanto riferito, mostra attacchi contro obiettivi e postazioni degli Houthi. Le immagini mostrano diverse riprese aeree di quelli che vengono descritti come elementi e mezzi del gruppo. Nel filmato si vedono esplosioni e colonne di fumo levarsi dalle aree colpite. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’operazione né è stata indicata l’entità dei danni.

15 settembre 2026

Ministro degli esteri iraniano Araghchi in visita a Pechino mercoledì

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarà in visita a Pechino questa settimana dove incontrerà il suo omologo. Wang Yi domani e avrà una serie di colloqui. Lo ha comunicato il ministero degli esteri cinese.

I due ministri si erano incontrati a luglio. I colloqui, ricorda Pechino, avvengono in un momento in cui il governo cinese sta tentando una mediazione nella guerra tra Iran e Stati Uniti in corso da febbraio.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi partecipa a una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri iracheno Hussein al termine del loro incontro presso il Ministero degli Affari Esteri a Baghdad, in Iraq, il 28 giugno 2026. EPA/CEERWAN AZEEZ

15 settembre 2026

Israele dispiega droni su Beirut e periferia meridionale

Israele ha dispiegato dei droni sopra i cieli di Beirut, la capitale del Libano, e la sua periferia meridionale: lo ha riferito la Nna. Lo stato ebraico ha inoltre lanciato una bomba stordente contro un pastore ad Arid, nel distretto di Marjayoun: lo ha reso noto sempre la Nna.

15 settembre 2026

Medio Oriente: oggi riunione Consiglio sicurezza Onu su stretto di Bab el-Mandeb

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è in programma oggi per discutere la situazione dello stretto di Bab el-Mandeb, passaggio che collega il Mar Rosso e il Golfo di Aden, nel mirino delle offensive degli Houthi yemeniti. Lo riferisce l’agenzia di stampa Afp secondo cui la riunione si terrà questa sera, alle 15 ora di New York, su richiesta della Francia che ha la presidenza del Consiglio a settembre.

Secondo le fonti diplomatiche citate, i rappresentanti di Yemen e di Arabia Saudita dovrebbero intervenire nell’incontro odierno.

15 settembre 2026

Iran, Teheran esclude ogni dialogo con Usa nelle condizioni attuali

Il responsabile della più alta autorità di sicurezza dell’Iran ha respinto, nelle condizioni attuali, qualsiasi dialogo con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra, dopo che Donald Trump si era detto “aperto” al confronto.

“Non lasciatevi distrarre dai segnali contraddittori del presidente americano, che alterna tra ’nessun negoziato’ e ’siamo pronti a discutere’ con l’Iran”, ha scritto su X il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei.

“Nessun dialogo finché le condizioni dell’Iran non saranno soddisfatte. Punto e basta!”, ha aggiunto Mohsen Rezaei in un messaggio in inglese, che appare come una risposta diretta alle dichiarazioni rilasciate lunedì da Donald Trump. Il presidente americano aveva nuovamente affermato di essere “aperto” a un dialogo con Teheran.

15 settembre 2026

L’Iran risponde a Trump: «Nessuna trattativa con gli Usa»

Il capo del massimo organo di sicurezza iraniano ha respinto oggi qualsiasi dialogo con gli Usa per porre fine alla guerra, dopo che Donald Trump aveva affermato di essere “aperto” ai colloqui. “Non lasciatevi distrarre dai segnali contrastanti del presidente americano, che alterna ’nessun negoziato’ e ’siamo pronti a parlare’ con l’Iran”, ha scritto su X Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. “Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. Punto!”, ha aggiunto in un messaggio in inglese che sembra essere una risposta diretta alle dichiarazioni fatte da Trump lunedì.

Il presidente degli Stati Uniti aveva ribadito la sua “apertura” al dialogo con Teheran. “La nazione iraniana, ormai in declino, vuole raggiungere un accordo, in fretta e con urgenza. Sarò io a decidere se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di impegnarsi, un’idea alla quale restiamo aperti”, aveva scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. Teheran chiede a Washington di porre fine in modo definitivo alla guerra e a ogni aggressione contro l’Iran e i suoi alleati nella regione, incluso Hezbollah in Libano. Il regime iraniano chiede inoltre la revoca del blocco imposto ai suoi porti, un risarcimento completo per i danni di guerra, la revoca delle sanzioni contro la sua economia e lo sblocco incondizionato dei suoi beni congelati all’estero.

15 settembre 2026

Pentagono ammette la carenza di munizioni

Il Pentagono ha riconosciuto una “carenza” di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, dopo che negli ultimi mesi l’amministrazione Trump aveva in larga parte respinto le notizie sulle difficoltà degli arsenali statunitensi. E’ quanto emerge da un rapporto dell’Ispettore generale del dipartimento della Difesa pubblicato ieri, di cui dà notizia l’agenzia di stampa France Presse.

Secondo il documento, tra il 28 febbraio e il 30 giugno l’operazione “Epic Fury” contro l’Iran è costata circa 33,4 miliardi di dollari, di cui 22,3 miliardi soltanto per le munizioni utilizzate.

“Il consumo di munizioni durante l’operazione Epic Fury ha provocato una carenza nelle scorte strategiche e rivelato colli di bottiglia nell’industria per il ripristino delle munizioni”, si legge nel rapporto, che sottolinea tuttavia le misure adottate dal Pentagono per accelerare la produzione.

A giugno, quando alcuni media avevano riferito che gli Stati uniti stavano razionando l’impiego dei missili, in particolare degli intercettori, il governo aveva smentito. Il presidente Donald Trump aveva affermato che il Paese disponeva di “enormi quantità di munizioni”. All’inizio di settembre Trump aveva scritto che gli Stati uniti avevano “quantità praticamente illimitate di munizioni”.

Il documento elenca anche le perdite subite dalla flotta statunitense: quattro F-15 distrutti, un F-35 danneggiato, sette aerei cisterna KC-135 danneggiati o distrutti e “fino a 30” droni d’attacco MQ-9 Reaper distrutti.

Secondo il Pentagono, più di 50.000 militari statunitensi sono stati coinvolti nella guerra nel Golfo, iniziata il 28 febbraio con attacchi israelo-americani contro l’Iran.

Le risposte dell’Iran e dei suoi alleati hanno inoltre danneggiato edifici diplomatici statunitensi in quattro Paesi: Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti.

15 settembre 2026

Gaza, dagli Emirati 819 tonnellate di aiuti in una settimana

Gli Emirati arabi uniti hanno consegnato 819 tonnellate di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza nell’ultima settimana. Lo ha riferito l’agenzia emiratina Wam.

Cinque convogli, composti complessivamente da 63 camion, sono entrati nella Striscia nell’ambito dell’operazione “Chivalrous Knight 3”, trasportando 819 tonnellate di aiuti umanitari provenienti dagli Emirati.

Secondo quanto riferito, il carico era costituito da forniture alimentari.

15 settembre 2026

Hormuz, Centcom smentisce Iran: hanno colpito loro la petroliera esplosa

Il comando delle forze armate statunitensi smentisce quanto riportato dai media iraniani, secondo cui una petroliera, la El Gaia battente bandiera panamense, sarebbe esplosa dopo aver colpito una mina nello stretto di Hormuz. Secondo Centcom, la petroliera in questione era stata già colpita da un missile iraniano il mese scorso e oggi è stata nuovamente oggetto di un attacco iraniano, con un drone.

Quanto sostenuto dal corpo delle guardie rivoluzionarie iraliane e riportato dall’agenzia Fars “è falso”, afferma Centcom una nota via social.

La petroliera, che batte bandiera panamense, El Gaia, era stata colpita e resa inoperabile il mese scorso dall’Iran e questo fine settimana sempre Teheran l’ha colpita nuovamente con un drone mentre si trovava nelle acque costiere dell’Oman, si legge.

“Queste flase affermazioni delle guardie rivoluzionarie dell’Iran sono un altro esempio delle loro menzogne e dei tentativi di intimidazione, mentre cercano di impedire i flussi commerciali nello Stretto”, conclude Centcom.

15 settembre 2026

Riad, 13 civili feriti nei raid Houthi di ieri sul sud dell’Arabia Saudita

Una serie di attacchi condotti ieri dagli Houthi dello Yemen mediante missili balistici e droni ha causato il ferimento di 13 civili nel sud dell’Arabia Saudita, ha annunciato oggi la coalizione militare guidata da Riad contro i ribelli filo-iraniani. “Lunedì 14 settembre 2026 la milizia ha lanciato attacchi contro obiettivi civili nelle città di Khamis Mushait, Abha e Taif utilizzando diversi missili balistici e droni, provocando ferite da lievi a moderate a tredici civili, oltre a danni a sette abitazioni e due veicoli”, ha scritto su X un portavoce della coalizione.

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