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Guerra ultime notizie. Bessent: «Contro l’Iran presto misure mai viste, isolamento economico e porti chiusi»
Le nuove minacce, nella notte, dal Segretario di Stato statunitense in diretta tv
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Guerra in Medio Oriente - 14 agosto 2026
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Guerra in Medio Oriente - 14 agosto 2026
L’assedio dei coloni israeliani alle case palestinesi e la condanna degli Stati Uniti
Per cinque notti, coloni israeliani hanno circondato tre abitazioni palestinesi alla periferia di una località della Cisgiordania occupata, impedendo alle famiglie di uscire in sicurezza mentre le loro scorte di cibo e acqua diminuivano progressivamente.
Qusai Abu Rida è rimasto barricato in casa con il figlio adolescente dopo che i coloni avevano interrotto l’acqua e l’elettricità. I due sono stati costretti a bere acqua di pozzo mentre decine di coloni israeliani installavano tende all’esterno dell’abitazione. Suo fratello, residente in Ohio e proprietario della casa, seguiva gli sviluppi attraverso le telecamere di sicurezza e chiedeva aggiornamenti.
La situazione di stallo nella cittadina di Qusra, nel nord della Cisgiordania, rappresenta l’ultimo episodio di una lunga serie di violenze dei coloni che stanno sconvolgendo il territorio conquistato da Israele durante la guerra del Medio Oriente del 1967 e che dovrebbe costituire la parte principale di un futuro Stato palestinese.
Giovedì, l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee ha definito i coloni «terroristi», un termine che i funzionari americani riservano di solito ai militanti palestinesi. Si è trattato di una presa di posizione particolarmente dura da parte dell’amministrazione del presidente Donald Trump, che nel corso degli anni ha fornito sostegno convinto agli insediamenti israeliani.
Le crescenti critiche statunitensi nei confronti di Israele potrebbero complicare la posizione del primo ministro Benjamin Netanyahu, che cerca di conservare buoni rapporti con il principale alleato del Paese mentre si prepara a una difficile campagna per la rielezione.
Secondo le famiglie coinvolte, domenica decine di coloni sono arrivati presso le abitazioni di Qusra, bloccando le porte e impedendo agli occupanti di uscire.
L’esercito israeliano è intervenuto più volte, ma i coloni continuano a tornare, ha spiegato Loui Ridi, il proprietario dell’immobile residente in Ohio. Da tempo le organizzazioni per i diritti umani accusano le forze israeliane di chiudere un occhio sulla violenza dei coloni o addirittura di intervenire a loro protezione.
«È un ciclo», ha affermato Ridi. «Bisogna impedire loro di tornare nell’intera area, non semplicemente allontanarli di cento metri, perché quando l’esercito israeliano se ne va, loro ritornano».
Martedì l’esercito israeliano ha condannato l’assedio definendolo «illegale, riprovevole e inaccettabile» e ha dichiarato Qusra zona militare chiusa. Il giorno dopo, però, decine di coloni sono tornati, hanno cercato di bloccare una strada con delle pietre e si sono scontrati con soldati israeliani, secondo i video registrati dagli abitanti del villaggio.
Giovedì l’esercito ha dichiarato di aver smantellato «due avamposti illegali» a Qusra e in un villaggio vicino, fermando una persona di nazionalità israeliana. Ha inoltre annunciato l’invio di ulteriori soldati per svolgere missioni difensive e pattugliamenti.
Il sindaco di Qusra, Abdel Azim Wadi, ha affermato che le forze israeliane hanno evacuato più di una dozzina di abitazioni per installare proprie postazioni nel villaggio. Sebbene i coloni siano stati rimossi dagli avamposti, restano presenti in altre aree della località.
Abu Rida ha detto che i soldati hanno concesso agli occupanti delle abitazioni appena trenta minuti per evacuare e trasferirsi in una delle case sotto assedio. L’esercito sostiene che i soldati sono stati istruiti a consentire alle famiglie di restare nelle proprie abitazioni e a non utilizzarle per operazioni militari, ma le famiglie non vi hanno ancora fatto ritorno.
Non è ancora chiaro quando gli abitanti della zona assediata potranno ricevere rifornimenti essenziali né quale sarà il destino delle loro case. L’esercito sostiene che, durante un controllo effettuato mercoledì, le famiglie disponevano ancora di beni di prima necessità come cibo e acqua.
Tuttavia, secondo Ridi, dopo che le linee dell’acqua e dell’elettricità erano state ripristinate, giovedì i coloni le hanno nuovamente interrotte.
Gli insediamenti sono parte integrante della politica del governo Netanyahu. L’esecutivo di Israele considera la Cisgiordania la patria biblica e storica del popolo ebraico e si oppone alla creazione di uno Stato palestinese.
Giovedì, membri del governo hanno celebrato la ricostruzione di un insediamento in un’altra area della Cisgiordania che era stato smantellato nel 2005.
«L’epoca dei ritiri e degli sgomberi è finita. Inizia l’epoca della costruzione e del sionismo», ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz durante la cerimonia.
Durante il primo mandato di Trump, l’amministrazione americana aveva mostrato una sostanziale accettazione degli insediamenti, considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale e ritenuti un ostacolo al processo di pace. All’inizio del suo secondo mandato, Trump ha inoltre revocato le sanzioni imposte dall’amministrazione Biden contro coloni accusati di atti violenti.
Huckabee, da tempo sostenitore degli insediamenti israeliani, ha comunque condannato l’aumento delle violenze.
«Le azioni di coloro che hanno compiuto questo terribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono disgustose», ha scritto in riferimento agli eventi di Qusra. Ha inoltre affermato che l’ambasciata statunitense sta coordinando le proprie attività con l’esercito e la polizia israeliani.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, ad aprile Qusra è stata la comunità della Cisgiordania con il maggior numero di attacchi attribuiti ai coloni nel 2026. Un residente di 25 anni è stato ucciso nel marzo scorso da un riservista israeliano fuori servizio, mentre altre otto persone sono rimaste ferite negli attacchi, secondo l’Onu.
Le violenze tra coloni e palestinesi, avvenute il mese scorso in un villaggio vicino del nord della Cisgiordania, hanno causato la morte di due israeliani e quattro palestinesi. Successivamente, una moschea di Qusra è stata incendiata e sulla sua parete è comparsa la scritta «vendetta» in ebraico.
Secondo il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese, quest’anno 87 palestinesi sono stati uccisi da coloni e soldati israeliani. Israele sostiene che alcuni di loro fossero coinvolti in attività terroristiche, una definizione che include sia attacchi armati sia il lancio di pietre. Le autorità palestinesi non distinguono invece tra civili e combattenti nelle statistiche sulle vittime.
Le autorità palestinesi hanno segnalato 1.476 attacchi da parte di coloni israeliani nel 2026, compresi diversi casi di occupazione di case e proprietà palestinesi.
L’esercito israeliano afferma di operare per mantenere la legge e l’ordine nel territorio, mentre ministri del governo attribuiscono questi attacchi a un ristretto gruppo di giovani estremisti che agirebbero al di fuori della legalità.
Circa 2,8 milioni di palestinesi vivono sotto il controllo militare israeliano in Cisgiordania, mentre l’Autorità Palestinese esercita una limitata autonomia nei principali centri abitati. I coloni, oggi oltre 560.000, sono cittadini israeliani. Da oltre un decennio non si tengono negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.
«Non è una vita che può continuare in questo modo», ha dichiarato il sindaco Wadi. «Troppa pressione, prima o poi, provoca un’esplosione».
14 agosto 2026
Centcom nega morti a bordo della portaerei Abraham Lincoln
«Nelle ultime 48 ore, diversi organi di stampa hanno riportato una serie di notizie false relative al dispiegamento della Uss Abraham Lincoln in Medio Oriente. Secondo una notizia, sette marinai sarebbero morti in una rissa a bordo della portaerei, mentre altre fonti hanno recentemente suggerito un aumento dei pensieri suicidi. Queste notizie sono false». Lo scrive sui social il Comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom) dopo che nei giorni scorsi diversi media iraniani hanno riferito che sette marinai americani sono stati uccisi e molti altri feriti in un violento scontro a bordo della Abraham Lincoln, la portaerei a propulsione nucleare che da mesi è impegnata nel conflitto con l’Iran.
Notizia, secondo i media iraniani, legata al malcontento latente tra un equipaggio messo a dura prova da uno dei più lunghi dispiegamenti continui di una portaerei nella storia navale americana moderna. La ricostruzione tuttavia viene adesso smentita via social dal Centcom che evidenzia come “la dilagante diffusione di notizie errate sullo storico dispiegamento della Abraham Lincoln rappresenta un disservizio nei confronti dei nostri uomini e delle nostre donne in uniforme e dei loro cari».
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent parla con i giornalisti alla Casa Bianca a Washington, D.C., Stati Uniti, il 30 luglio 2026. REUTERS/Kylie Cooper/Foto d'archivio REUTERS
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14 agosto 2026
Bessent (Usa): «Presto adotteremo misure mai viste prima nei confronti dell’Iran»
Il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha minacciato di sottoporre l’Iran a un isolamento economico «come il mondo non ha mai visto prima», precisando che sono previste nuove misure dalla prossima settimana.
«Sarà una combinazione di isolamento economico, come il mondo non ha mai visto prima», ha dichiarato Bessent nel programma “Rob Schmitt Tonight” dell’emittente televisiva conservatrice Newsmax, aggiungendo che «il blocco continuo dello Stretto di Hormuz... impedirà a qualsiasi cosa di entrare o uscire dai porti iraniani».
«Restate sintonizzati per ulteriori annunci la prossima settimana», ha affermato Bessent che ha descritto un approccio su due fronti, caratterizzato da pressioni finanziarie e da un blocco fisico dei porti. Il vicepresidente JD Vance aveva precedentemente affermato che la massima priorità degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran era quella di far scendere i prezzi del petrolio e della benzina per gli americani, mentre impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare si collocava ora al secondo posto.






