LUSSO

Gucci punta su Milano: dall’albero di Natale al trasferimento dei dipendenti (che protestano)

Il capoluogo lombardo è tornato al centro di una serie di scelte di marketing, retail e anche di decisioni strategiche del brand di punta del gruppo Kering. Come il trasferimento in via Mecenate di oltre la metà dello staff di Roma che è sceso in piazza

di Marta Casadei

Foto/LaPresse

5' di lettura

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Fiorentina di nascita e romana di adozione, la maison Gucci sta concentrando gran parte delle proprie energie su Milano. Notizia di questi giorni è che sarà sponsor non solo dell’albero di Natale in Galleria Vittorio Emanuele, per anni presidio di Swarovski, ma anche di una serie di illuminazioni natalizie per le strade del quartiere Corvetto: viale Enrico Martini, via Mompiani, via dei Panigorla, via dei Cinquecento, incluse tre facciate di tre istituti scolastici della zona. Costo dell’installazione - che si chiama “The gift of love” - secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica: 1 milione di euro.

Al momento “Dolce vita” che ha visto rinsaldare le relazioni di Gucci con Roma sotto la direzione creativa di Frida Giannini prima, e di Alessandro Michele poi, e una serie di peregrinazioni per luoghi inediti (Castel del Monte, Westminster Abbey), con il cambio di direzione creativa la maison della doppia G è tornata prepotentemente a investire su Milano dove Sabato de Sarno, direttore creativo nominato alla fine di gennaio 2023, aveva scelto di ambientare show di debutto per le vie di Brera. Un progetto poi “guastato” dalle previsioni di pioggia: la sfilata del 22 settembre è stata spostata nel Gucci Hub di via Mecenate. Altro investimento corposo: correva l’anno 2016 quando dopo tre anni di lavori fu inaugurato l’headquarter da 35mila mq.

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Il Gucci Hub di Via Mecenate a Milano

Il legame con Milano dagli anni Cinquanta

Milano è stata un punto di riferimento per l’azienda della doppia G fin dagli anni 50 quando venne aperto il primo negozio. Il capoluogo lombardo, all’epoca, non stava vivendo l’età dell’oro che invece in quei decenni stava benedicendo Roma. Ma era chiaramente un centro del boom economico, dello sviluppo sociale e culturale del Dopoguerra. È stata la famiglia Gucci a portare a Milano il baricentro dell’azienda: negli anni i Gucci si erano spostati a vivere sotto la Madonnina. Quasi letteralmente: Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani, prima del divorzio, vivevano in un attico in San Babila. L’azienda, poi, aveva alcuni uffici in via Palestro 20, dove l’imprenditore fu ucciso nel marzo 1995.

La centralità di Milano non fu mai messa in discussione da Tom Ford, direttore creativo dal 1994 al 2004, decennio in cui Gucci raggiunse l’apice del successo internazionale, con le sfilate allestite a pochi passi dall’headquarter di Porta Venezia, in uno spazio dell’Hotel Sheraton Diana Majestic. Tom Ford, che si era trasferito da New York a Milano nel 1990 proprio per entrare in Gucci come responsabile dell’abbigliamento donna ready-to-wear, manterrà un legame importante con Milano, dove, una volta lanciato il proprio brand, aprirà il suo show-room principale.

La Dolce vita con Frida Giannini e Alessandro Michele

La relazione di Gucci con Roma, iniziata tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta con l’apertura di una sede dell’azienda fondata da Guccio Gucci nella Capitale, è tornata invece a rafforzarsi con la nomina, nel 2005, di Frida Giannini alla direzione creativa. Romana di nascita, diplomata all’Accademia di Costume& Moda (l’istituzione per la formazione nel settore moda nella Capitale), Giannini ha trasferito il nutrito ufficio stile nella Capitale portando in una città dominata da Fendi (Lvmh) e Valentino (acquistato da Mayoola nel 2012) un presidio del gruppo Kering, che allora si chiamava Ppr.

Dopo la brusca rottura con Frida Giannini e l’allora ad Patrizio Di Marco, nel dicembre 2014, le redini dell’ufficio stile passano ad Alessandro Michele, colui che spingerà di nuovo Gucci in cima alla lista dei brand più amati al mondo. Michele, anche lui romano, anche lui diplomato all’Accademia Costume & Moda, ha una casa fuori città (a Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo;  di recente ha ristrutturato un intero edificio a Roma, Palazzo Scapucci) e continua a tenere ancorato alla capitale l’ufficio stile, nonostante a Milano si stia costruendo - appunto - il Gucci Hub. Anche le sfilate, per esigenze legate all’internazionalizzazione del brand, in pieno boom, lasciano temporaneamente Milano. Gucci sfila in moltissime location diverse: da Londra a Los Angeles, dove anche Sabato De Sarno ha appena presentato una collezione, passando per i Musei Capitolini (con un contributo di 1,6 milioni al restauro della Rupe Tarpea). L’ultima suggestiva sfilata del settembre 2022 (con 68 coppie di gemelli in passerella) si tiene però al Gucci Hub davanti a un pubblico che non si aspetta forse la cesura netta che avverrà di lì a poco con l’addio di Alessandro Michele, ma sente aria di cambiamento (visto il rallentamento della crescita economica del brand).

Il ritorno degli investimenti e la polemica sul trasferimento

C’è voglia di cambiamento e Gucci torna a puntare su Milano. Accanto all’albero di Natale, mossa ben piazzata in una galleria zeppa di insegne del lusso, c’è la prossima riapertura del negozio di Monte Napoleone, per mesi impacchettato nel vinile rosso, completamente rinnovato, pronto per interpretare il nuovo spirito della maison. Del resto, con gli analisti che stimano il ritorno dei turisti come principale driver della crescita delle vendite di lusso, la presenza a Milano (prima per volume di spesa tax free in Italia, prima per quota di spesa dei cinesi) è imprescindibile.

L’azienda ha annunciato poi un’altra mossa sempre in direzione Milano. Mossa che ha scontentato i dipendenti del brand. Entro marzo 2024, infatti, è previsto il trasferimento di oltre metà dei dipendenti della sede romana, impiegati nell’ufficio stile, per avvicinarli alle cosiddette funzioni strategiche del brand, tutte concentrate a Milano. Una scelta che ha portato in piazza i dipendenti: dopo un primo sciopero del 17 novembre, lunedi 27 novembre circa 50 persone assunte dal marchio di Kering hanno manifestato fuori dalla sede di largo Ottavio Tassoni nella Capitale, contestando la decisione di spostare a Milano 153 dei 219 professionisti impegnati nella progettazione e nella realizzazione delle collezioni. Sessanta persone, invece, dovrebbero rimanere a lavorare a Roma dove però Gucci lascerà Palazzo Mancini (al 270 di via del Corso) venduto dal proprietario Blackstone a Unipolsai nel 2022.

Il tema del trasferimento è stato oggetto anche di un’interrogazione parlamentare: Nicola Fratoianni e Francesco Mari di Alleanza Verdi e Sinistra hanno chiesto un intervento immediato del ministro delle imprese e del made in Italy e di quello del lavoro e delle politiche sociali (Adolfo Urso e Marina Calderone) «per comprendere quali siano le reali intenzioni della Kering e di Gucci e per tutelare i lavoratori e le lavoratrici coinvolti dal trasferimento di sede». Parlando di «licenziamento mascherato». L’azienda ha invece fatto sapere «che tale trasferimento è stato preannunciato alle organizzazioni sindacali agli inizi di ottobre, non prevede alcuna riduzione di personale e verrà attuato nel pieno rispetto delle normative vigenti. La società, al fine agevolare quanto più possibile il trasferimento di tutti i dipendenti coinvolti, ha previsto una serie di misure sia economiche che di fattivo supporto, particolarmente di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale».


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