Gucci, il pragmatismo segna il nuovo corso firmato Demna
Cristalli, linee sensuali e ispirazioni d’archivio per la collezione che punta a rilanciare il marchio del gruppo Kering. Tod’s ribadisce il suo legame con l’artigianalità
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Vestiti o concetti? È questo l’annoso problema, oggi. Al meglio, i concetti dovrebbero informare il design delle cose e poi sparire, ma attualmente li si usa principalmente come espediente narrativo o mistificatorio, per dare significato a ciò che invece è banale. A Milano, però, si continua anche a lavorare in modo pragmatico, sulle cose, con una concretezza che può apparire disarmante, o al limite annichilente, senza troppi concetti.
Lo fa persino Demna, che a un anno esatto dalla nomina a direttore creativo di Gucci esordisce finalmente in passerella con una proposta intenzionalmente ecumenica . Pluralità è la parola d’ordine: un accumulo di oggetti vestimentari distillati in forme così sedimentate nell’immaginario collettivo da apparire non disegnate - di certo, non da un autore. In effetti, si potrebbe parlare di una operazione di astuto merchandising, con una insistenza sulla idea che il sesso, o la di esso promessa - abiti incollati addosso, muscoli che guizzano sotto lo spandex, culi che occhieggiano da scollature profondissime - venda, e sia il vero salvatore dei business.
La storia, dopo tutto, conferma la bontà di questo assunto. In ogni caso quello di Demna è un debutto polarizzante, quindi perfetto per questi tempi divisivi che aborriscono sussurri e tiepidume. Perfetto anche per questo tempo di pensiero unico. Da una parte c’è una visione chiarissima su quel che l’italianità del marchio può esportare nel mondo, dall’altro si sta stretti nell’idea che questa debba coincidere o limitarsi nel perimetro del tacky, seppur toccando idee di fastosità ma, deo gratias, non di aristocrazia.
Certo, da Demna sarebbe stato lecito aspettarsi di più, almeno in termini di accelerazione sul design, ma i negozi adesso possono essere inondati di cose facili, che non richiedono pensiero, e allora va benissimo.
Cambio di tono. Da Tod’s, Matteo Tamburini lavora intorno al corpo, proteggendo e rivelando allo stesso tempo, massimizzando la sapienza costruttiva e il lavoro sui materiali, ma minimizzando l’effetto wow. In buona sostanza rifuggendo il sensazionalismo facile in favore di ciò che avvicina, che seduce (alla lettera: che conduce a sé). Un tema ricorrente questa stagione è il dialogo - confronto, opposizione, fusione - tra i codici consolidati e socialmente condivisi del maschile e del femminile.








