Milano moda donna/4

Gucci, il pragmatismo segna il nuovo corso firmato Demna

Cristalli, linee sensuali e ispirazioni d’archivio per la collezione che punta a rilanciare il marchio del gruppo Kering. Tod’s ribadisce il suo legame con l’artigianalità

di Angelo Flaccavento

Gucci AI 26-27

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Vestiti o concetti? È questo l’annoso problema, oggi. Al meglio, i concetti dovrebbero informare il design delle cose e poi sparire, ma attualmente li si usa principalmente come espediente narrativo o mistificatorio, per dare significato a ciò che invece è banale. A Milano, però, si continua anche a lavorare in modo pragmatico, sulle cose, con una concretezza che può apparire disarmante, o al limite annichilente, senza troppi concetti.

Gucci, la collezione per l’AI 26-27

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Lo fa persino Demna, che a un anno esatto dalla nomina a direttore creativo di Gucci esordisce finalmente in passerella con una proposta intenzionalmente ecumenica . Pluralità è la parola d’ordine: un accumulo di oggetti vestimentari distillati in forme così sedimentate nell’immaginario collettivo da apparire non disegnate - di certo, non da un autore. In effetti, si potrebbe parlare di una operazione di astuto merchandising, con una insistenza sulla idea che il sesso, o la di esso promessa - abiti incollati addosso, muscoli che guizzano sotto lo spandex, culi che occhieggiano da scollature profondissime - venda, e sia il vero salvatore dei business.

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La storia, dopo tutto, conferma la bontà di questo assunto. In ogni caso quello di Demna è un debutto polarizzante, quindi perfetto per questi tempi divisivi che aborriscono sussurri e tiepidume. Perfetto anche per questo tempo di pensiero unico. Da una parte c’è una visione chiarissima su quel che l’italianità del marchio può esportare nel mondo, dall’altro si sta stretti nell’idea che questa debba coincidere o limitarsi nel perimetro del tacky, seppur toccando idee di fastosità ma, deo gratias, non di aristocrazia.

Certo, da Demna sarebbe stato lecito aspettarsi di più, almeno in termini di accelerazione sul design, ma i negozi adesso possono essere inondati di cose facili, che non richiedono pensiero, e allora va benissimo.

Tod’s, la collezione per l’AI 26-27

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Cambio di tono. Da Tod’s, Matteo Tamburini lavora intorno al corpo, proteggendo e rivelando allo stesso tempo, massimizzando la sapienza costruttiva e il lavoro sui materiali, ma minimizzando l’effetto wow. In buona sostanza rifuggendo il sensazionalismo facile in favore di ciò che avvicina, che seduce (alla lettera: che conduce a sé). Un tema ricorrente questa stagione è il dialogo - confronto, opposizione, fusione - tra i codici consolidati e socialmente condivisi del maschile e del femminile.

Tamburini lo affronta mescolando cappotti ampi avvolti intorno al corpo, come un abbraccio e fermati da piccole cinture, e sensazionali abiti foulard di pelle intarsiata, leggeri eppure materici; grandi parka e lunghi abiti di maglia. Va controcorrente, e per questo piace.

Dinamismo è la parola chiave da Sportmax, tradotta in capi leggeri e fluttuanti, percorsi da lunghe fenditure o messi insieme lasciando aperte varie cuciture, che possono essere quindi indossati in molteplici modi, a seconda della necessità. È una astrazione, certo, ma efficace. Marco Rambaldi lavora sull’idea di classico, mantenendo il tono ribelle, intimista e vernacolare che lo caratterizza. La sua è sedizione da tinello, ma sentita e autentica.

Moschino, la collezione per l’AI 26-27

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Adrian Appiolaza, da Moschino, tenta a buona ragione di liberarsi dalle pastoie dei moschinismi di maniera per compiere una incursione nelle memorie e nel vissuto argentino che gli appartengono, ma lo fa senza un reale senso di direzione, con una inclinazione al citazionismo che è la sua forza e la sua debolezza.

La giornata pragmatica termina con una nota alta, lirica e sobria: il femminile scultoreo e il maschile pastorale di Galib Gassanoff per Institution, radicato nella cultura georgiana di questo singolare e talentuoso autore capace di trattare materie pesanti e forme architettoniche con pensosa e toccante leggerezza. La prova fa di Gassanoff una delle poche speranze nel panorama milanese, al momento un po’ asfittico.

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