Difesa elettronica

««Spazio e droni tra i settori di punta, guardiamo ad acquisizioni mirate»

Benigni, ceo di Elt Group, traccia l'orizzonte nel contesto delle guerre ibride. «M&A non fa bene alla competitività. Noi appetibili ma restiamo stand alone»

Domitilla Benigni, ceo e coo del gruppo Elt

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Guarda al Paesi del Golfo e al Sud Est Asiatico; tra i settori di punta ci sono lo spazio e i droni; sono previste acquisizioni mirate di aziende di nicchia o start–up interessanti. A tracciare le linee dell’orizzonte di Elt Group, da oltre 75 anni attivo nella difesa elettronica e nella gestione operativa dello spettro elettromagnetico, è Domitilla Benigni, ceo e coo (chief operating officer) del gruppo della difesa elettronica, «nata come azienda media stand alone». Il gruppo sarebbe «teoricamente appetibile» sul mercato ma ha un azionariato «solido e stabile». A livello europeo Benigni ritiene che l’M&A non farebbe bene alla competitività. «Avere - spiega a DigitEconomy.24, in collaborazione con Digit'Ed - 4-5-gruppi in Europa fa bene al sistema». Quanto al business, nell’attuale contesto geopolitico, l’azienda può «capitalizzare il vantaggio di saper integrare la tecnologia tradizionale legata alla difesa elettronica» con l’uso della cybersecurity e dell’AI. Ma sempre, spiega Benigni che è anche presidente di Women4cyber Italia, con scenari che prevedano l’ultima decisione affidata all’uomo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Come cambia il vostro business a fronte dell’attuale e sfidante contesto geopolitico? 

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Stiamo assistendo ad un'evoluzione di tutti gli scenari che deriva dal cambiamento del contesto ma anche dalla tecnologia. Da una parte i conflitti non sono più quelli tradizionali ma sono ibridi, perché uniscono missioni operative tradizionali con nuove tecnologie, con largo utilizzo della cybersecurity. D’altra parte, la tecnologia non è più solo militare o solo civile visto che le minacce militari si intersecano con quelle civili. La tecnologia per gestirle sta infatti diventando duale, con la conseguenza che stiamo andando verso domini sempre più interconnessi in cui, per quanto ci riguarda, possiamo capitalizzare il vantaggio di saper integrare la tecnologia tradizionale legata alla difesa elettronica - nel nostro Dna da ormai 75 anni - all’utilizzo della cybersecurity e dell'Intelligenza Artificiale. Tutto, infatti, passa per lo spettro elettromagnetico: comunicazioni, sistemi di comando e controllo, sensori, droni, flusso di informazioni. Poter avere a disposizione e saper interpretare in maniera velocissima, in tempo reale, i dati è quello che consente oggi di “avere una superiorità” informativa.

Verso quali nuovi settori vi state espandendo? 

Già copriamo con i nostri prodotti l’avionica, la parte terrestre e quella navale, compreso l'underwater, ultimamente stiamo spingendo anche sulla parte spaziale e sul dominio dei droni. Il drone è sia una minaccia sia un'opportunità perché è una piattaforma e, in quest’ottica, stiamo sviluppando sensori da mettere a bordo dei droni per attività di intelligence. Sul fronte delle minacce dei velivoli a guida remota invece vorrei ricordare che da oltre 10 anni abbiamo una capacità consolidata di sistemi contro i droni malevoli che sono una minaccia sempre più insidiosa,

Su quali aree geografiche puntate?

Siamo già presenti in 15 Paesi distribuiti in quattro Continenti, con più di 3mila sistemi operativi. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una grande espansione geografica, con sostanzialmente due tipi di mercato. A cominciare da quello tradizionale italiano ed europeo, quest’ultimo legato ai programmi continentali , quali Eurofighter, Typhoon, Fremm e PPA. Menzione a sé il Gcap, uno dei più rivoluzionari programmi della Difesa, un progetto nazionale che coinvolge Italia, Uk e Giappone e che ci vede impegnati nel dominio che si occupa di comunicazioni e sensori. Ma abbiamo da sempre una grande spinta anche fuori dall’Europa dove realizziamo il 40% del fatturato

Tra le aree geografiche extra europee guardiamo al Golfo e al Sud Est Asiatico. Negli Stati Uniti abbiamo una società di scouting tecnologico, perché quello statunitense è un mercato piuttosto chiuso ad altri operatori del nostro settore. In generale esportiamo ovunque ci consenta la legge 185.

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Siete pronti a giocare un ruolo nell’obiettivo di creare una difesa europea?

Il paradosso oggi è che la difesa europea non c'è ancora ma ci sono programmi europei con industrie che collaborano da 50 anni. In passato le partnership erano principalmente con Francia, Germania e Spagna, a cui di recente si sono aggiunti anche altri Paesi europei come, ad esempio, quelli del Nord Europa.

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Sarebbe auspicabile creare gruppi europei più grandi attraverso l’M&A?

Non ritengo faccia bene alla competitività un’eccessiva concentrazione. Inoltre, ogni gruppo europeo è specializzato in specifiche aree. Avere 4-5 grandi gruppi in Europa fa bene al sistema, anche in America ci sono solo 4-5 gruppi, altrimenti non ci sarebbe competitività.

Siete appetibili sul mercato, riuscite a resistere nella vostra dimensione media? 

Saremmo teoricamente appetibili perché l’azienda sta andando bene. Abbiamo chiuso il 2025 con ricavi pari a 304 milioni e un volume di acquisizione ordini di circa 700 milioni, superiore del 47% al 2024, con il settore che continua a crescere, ma abbiamo un azionariato molto solido e stabile con quote grossomodo paritetiche: la famiglia Benigni il 35,34%, Leonardo il 31,33% e Thales il 33,33 per cento.

Infine, siamo nati fin dall’inizio con un taglio di media azienda stand alone, fattore che ci consente di avere possibilità che forse non rimarrebbero tali qualora facessimo parte di un gruppo più grande.

Guardate ad acquisizioni? 

Si, acquisizioni mirate sono nel nostro piano strategico, quindi ci guardiamo intorno. Se ci dovessero essere aziende di nicchia o start-up tecnologiche interessanti potrebbe essere molto vantaggioso operare qualche piccola acquisizione. Ad esempio, due anni fa abbiamo acquisito una realtà molto interessante in Abruzzo, Elt Hub, pensando di farci un laboratorio tecnologico ma poi abbiamo deciso di introdurre anche linee di produzione: oggi l’azienda sta crescendo a ritmo vertiginoso. Tra l’altro in Abruzzo stiamo assumendo, scegliendo risorse del territorio.

Nel campo dell’occupazione, ultimamente avete assunto personale, pensate di continuare? 

Nella sola Elt spa siamo 1400. Negli ultimi cinque anni la popolazione aziendale è cresciuta quasi del 90%. Solo a Roma, nel 2026, supereremo le 250 nuove assunzioni, con un focus particolare su engineering, ricerca e innovazione e produzione. Nella sede di Bari, la cui apertura è prevista entro il 2026, a regime assumeremo 100 persone puntando su profili di alto valore, e anche nelle altre due sedi di Milano e Napoli prevediamo una crescita significativa.

Prevedete a breve un impatto dell’AI in termini di riduzione dell’occupazione?

In ambito militare non vediamo effetti a breve, con scenari che prevedono una ”ultima decisione” affidata a una macchina, anche per un discorso di etica e sicurezza. Inoltre, tutti i sistemi militari, quando vanno nelle mani dei clienti, devono avere livelli di certificazione di complessità per cui ad oggi non si prevede l’uso di algoritmi.

Come usate l’AI in azienda e che tipo di investimento prevedete?

L’AI per noi è un abilitatore trasversale, sia nella parte dei processi sia in quella dei prodotti. Ad esempio, viene utilizzata per il knowledge management, dal momento che oggi i nuovi tool possono aiutare molto in questo ambito, ed è molto utile anche sulla parte della manutenzione dei nostri prodotti e sulla logistica.

Stiamo inserendo l’AI anche in filoni di business come l’addestramento dei piloti, le simulazioni di scenario e l'antidrone. Consideri che, in termini di investimenti, l’Intelligenza Artificiale è uno dei pilastri del nostro piano: per la R&D, in cui rientra l’AI, Elt spa investirà complessivamente 70 milioni nel 2026.

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