L’isola contesa

Militari di 7 Paesi Nato in Groenlandia. Usa, non incideranno su decisione Trump

In un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti sul controllo del territorio artico sono sbarcati sull’isola i primi 15 militari francesi per esercitazioni congiunte con l’esercito svedese. Prevista anche la presenza di militari tedeschi e svedesi

Aggiornato il 15 gennaio 2026, ore 16:22

Un aereo dell'Aeronautica Militare Danese atterrato all'aeroporto di Nuuk, in Groenlandia, il 14 gennaio 2026. REUTERS/Janis Laizans

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I paesi europei che inviano truppe in Groenlandia non influenzeranno la decisione del presidente Donald Trump sull’isola danese: lo ha detto nel briefing la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, aggiungendo che gli Usa continueranno le conversazioni con Danimarca e Groenlandia dopo l’incontro “produttivo” di ieri.

Nella notte era arrivato il tweet di Emmanuel Macron: “Dietro richiesta della Danimarca, ho deciso che la Francia parteciperà alle esercitazioni congiunte organizzate dalla Danimarca in Groenlandia, l’operazione “Endurance Arctique”. “Dei primi militari francesi sono già in viaggio. Altri seguiranno”, aveva aggiunto il presidente francese.

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Secondo quanto riferito dall’ambasciatore per i poli e gli oceani, Olivier Poivre d’Arvor, invitato negli studi della radio France Info, i primi militari francesi sbarcati sull’isola sono “specialisti di alta montagna” e cacciatori alpini, la cui presenza si iscrive nel quadro della missione militare europea lanciata da diversi paesi della Nato fra i quali, fra quelli previsti e quelli che sono aggiunti, oltre a Danimarca e Francia, Svezia, Germania, Norvegia, Olanda e Finlandia.

Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha spiegato che l’intenzione è quella di “stabilire una presenza militare più permanente con un contributo danese più consistente”, secondo quanto riportato dall’emittente danese DR. Il ministro ha aggiunto che i soldati di diversi paesi della Nato saranno presenti in Groenlandia con un sistema di rotazione.

L’apporto tedesco, inizialmente sotto forma di una “squadra di ricognizione” di 13 militari, è stato confermato dal ministero della Difesa tedesco, secondo cui i militari tedeschi raggiungeranno oggi la Danimarca, volando verso la base di Karup, prima tappa della missione multinazionale nell’Artico. La decisione è stata presa dopo ulteriori consultazioni con le autorità danesi. Da Karup, il team tedesco si unirà alla squadra di ricognizione danese e ad altri partner alleati per volare insieme in Groenlandia nella giornata di venerdì. Il trasferimento avverrà a bordo di un aeromobile civile danese, una scelta che Berlino definisce “un forte segnale di unità e coesione all’interno dell’Alleanza”.

Per oggi 15 gennaio il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha convocato un vertice riservato con i principali ministri nel palazzo della Cancelleria a Berlino, dedicato ai temi della sicurezza della Germania e internazionale. Lo riporta la Bild, citando fonti della sicurezza. Secondo il quotidiano non è stata definita un’agenda formale, ma tra i dossier al centro del confronto figurano i piani statunitensi sulla Groenlandia e la possibile partecipazione della Bundeswehr, le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la situazione in Iran e la prevista visita a Berlino del leader siriano Ahmed al-Scharaa nei prossimi giorni.

Anche l’Olanda nel pomeriggio di oggi si è unita alla missione in Groenlandia con l’invio di un ufficiale della Marina reale. Lo annuncia il ministro della Difesa, Ruben Brekelmans. Idem la Finlandia che invierà due ufficiali di collegamento militare in Groenlandia per valutare possibili attività di addestramento, unendosi alla missione di ricognizione europea guidata dalla Danimarca. Lo annuncia il ministero della Difesa di Helsinki.

Non è poi da escludere un allargamento alla Spagna, come ha detto la ministra della Difesa iberica Margarita Robles ai cronisti al suo arrivo al Congresso dei deputati.

La missione si svolge su invito e sotto la guida della Danimarca. In questa fase non sono previsti contributi operativi specifici: l’obiettivo è raccogliere valutazioni preliminari sulle condizioni di sicurezza e operative sul terreno, in vista di possibili future attività di addestramento o impiego. Le informazioni raccolte, ha spiegato il ministero della Difesa tedesco, serviranno come base per ulteriori consultazioni e pianificazioni all’interno della Nato, nel contesto delle crescenti tensioni nell’Artico legate alle attività di Russia e Cina.

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, prende invece le distanze da questo invio di militari in Groenlandia, chiedendo, invece, che sia la Nato a coordinare tutte le operazioni. «Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità? Sembra l’inizio di una barzelletta. Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo. Bisogna unire e non spaccare».

Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen (a sinistra) e il ministro degli Esteri della Groenlandia Vivian Motzfeldt all'ambasciata danese a Washington, DC, USA, il 14 gennaio 2026 (Epa/Shawn Thew)

Rasmussen: rispetto della Carta Onu nostra linea rossa

Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha ricordato su Facebook la posizione del regno dopo l’incontro di ieri a Washington fra diplomatici americani, danesi e groenlandesi che si è concluso con la constatazione di un ”fondamentale disaccordo”. “La posizione degli Stati Uniti è che devono prendere il controllo della Groenlandia. Continuiamo a credere che la sicurezza a lungo termine possa essere garantita nel rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca e del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. Rispettando il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Questa è la nostra linea rossa”, ha affermato, prima di aggiungere: “Siamo nel 2026, si può commerciare con le persone, ma non si possono commerciare le persone”.

Le ambizioni territoriali statunitensi riguardo all’isola artica trovano conferma rimagono “immutate”, ha confermato la premier danese Mette Frederiksen spiegando che ’’esiste ancora un disaccordo fondamentale’’ dopo gli incontri a Washington. “C’è un disaccordo fondamentale, perché l’ambizione americana di conquistare la Groenlandia rimane intatta. Si tratta ovviamente di una questione seria e pertanto continuiamo a impegnarci per impedire che questo scenario diventi realtà”, ha dichiarato Frederiksen in una nota.

Tajani: non credo azione militare Trump sia scelta all’orizzonte

In questo scenario, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha escluso l’ipotesi che Trump possa ricorrere alla forza per controllare la Groenlandia. “Non credo che sia questa la scelta all’orizzonte...”, ha sottolineato, commentando lo stallo nei colloqui tra Usa e Danimarca sulla Groenlandia. “Crediamo - ha aggiunto - che debba sempre prevalere il dialogo. Anche con il Canada sembrava che ci fosse una frattura insanabile. Teniamo presente che siamo tutti nella Nato: l’Europa, la Groenlandia che non è parte dell’Unione Europea ma è come il Canada, non sono parte dell’Unione Europea e hanno un governo autonomo. Io credo che si possa trovare una soluzione con il dialogo e con il confronto”.

Diplomatici europei: «Vance ci odia»

Intanto, trapelano indiscrezioni sul clima dei colloqui di Washington, tutt’altro che positivo secondo la delegazione europea. “Vance ci odia”, ha dichiarato un diplomatico europeo al giornale Politico, commentando l’incontro. Secondo fonti diplomatiche ascoltate da Politico, l’ostacolo principale nel dialogo tra Stati Uniti e Unione europea è il fatto che il vicepresidente statunitense JD Vance provi un profondo risentimento nei confronti del Vecchio continente. L’annuncio che il vicepresidente avrebbe guidato i colloqui di Washington sulla Groenlandia ha allarmato la parte europea. “È il duro”, ha detto lo stesso diplomatico, aggiungendo che “il fatto che sia lì la dice lunga e penso che sia negativo per l’esito”.

Tra i risultati concreti del vertice il Financial Times registra invece l’istituzione di un gruppo di alto livello con la partecipazione di Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia per discutere il futuro dell’isola artica.

Sondaggio Cnn: 75% statunitensi contro presa controllo Groenlandia

Ma come la pensa, in proposito, l’opinione pubblica Usa? Tre quarti degli statunitensi si dichiarano contrari al tentativo di assumere il controllo della Groenlandia, indicando che la spinta del presidente Donald Trump per espandere il territorio dell’America incontra forti resistenze nell’opinione pubblica. Sono i risultati di un nuovo sondaggio dell’emittente statunitense Cnn, secondo cui solo il 25% dei cittadini è favorevole a prendere il controllo del territorio autonomo della Corona danese. «Persino i sostenitori del presidente sono quasi equamente divisi, con il 50% dei repubblicani e degli indipendenti di area repubblicana che dichiara di sostenerlo e il 50% che si oppone», mentre democratici e indipendenti di area democratica «sono profondamente contrari alla mossa, con il 94% di contrari complessivi, compreso l’80% che afferma di opporsi con forza». L’idea non convince nemmeno gli indipendenti che non esprimono preferenze per nessuno dei due partiti: circa 8 su 10 sono contrari. Il sondaggio rileva anche uno scarso interesse per una politica di espansionismo statunitense più ampia, in un momento in cui Trump festeggia la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolas Máduro e minaccia di intervenire contro l’Iran per la violenta repressione delle proteste di piazza. «Quasi sei americani su dieci temono che Trump si sia spinto troppo oltre nel cercare di espandere il potere dell’America su altri Paesi. Solo un terzo pensa che i suoi sforzi in tal senso siano stati adeguati. E la maggior parte (55%) afferma che il presidente si è già spinto troppo oltre nell’usare l’esercito statunitense per raggiungere i suoi obiettivi», con una quota crescente (57% ora contro il 53% la scorsa estate) che sostiene che le decisioni di politica estera di Trump in questo mandato abbiano danneggiato la posizione degli Usa nel mondo.

Von der Leyen: «Lavoriamo con Usa per Artico»

L’Unione Europea continuerà il lavoro per migliorare la sicurezza della regione artica, insieme agli Usa. Lo ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Limassol, a Cipro, dove si trova in visita per l’avvio della presidenza di turno cipriota. «L’ufficio Ue in Groenlandia - ribadisce - assicura una stretta collaborazione con il governo e la popolazione groenlandese. Stiamo discutendo di investimenti e ora li stiamo raddoppiando. L’Unione Europea ha un’ottima reputazione in Groenlandia: contiamo molto sull’eccellente cooperazione che abbiamo. Continueremo, quindi, il nostro lavoro sulla sicurezza artica con i nostri alleati e partner, compresi gli Stati Uniti», ha concluso.

Mosca: “Seriamente preoccupati” per le attività Nato nell’Artico

“La situazione che si sta sviluppando alle alte latitudini è per noi motivo di massima preoccupazione”. È la risposta dell’Ambasciata russa in Belgio a una domanda del quotidiano russo Izvestia in merito alla politica della Nato sulla Groenlandia e sull’Artico in generale. “Invece di un lavoro costruttivo all’interno delle istituzioni specializzate esistenti, in primo luogo il Consiglio Artico, la Nato ha intrapreso un percorso di militarizzazione accelerata del Nord, aumentando la sua presenza militare con il falso pretesto di una crescente minaccia da parte di Mosca e Pechino”, si legge nel commento, ripreso dall’ufficio stampa.

Olanda, Nato discuterà missione «Sentinella dell’Artico»

“Un possibile passo successivo” alla missione di ricognizione degli alleati guidata dalla Danimarca per la futura esercitazione militare in Groenlandia “è un dispiegamento Nato più ampio, Arctic Sentry (Sentinella dell’Artico), che sarà ulteriormente discusso all’interno della Nato nel prossimo periodo. Il governo olandese è positivo al riguardo”. Lo annuncia il ministro della Difesa olandese, Ruben Brekelmans, pubblicando sui social una nota.

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