Geopolitica

Groenlandia, Nato: «Minaccia nell’Artico cresce». Le contromisure che l’Europa studia per fermare Trump

Bruxelles e Copenaghen studiano strategie per contrastare le pressioni statunitensi sull’isola artica, tra investimenti europei, mediazione Nato e possibili ritorsioni commerciali.

I membri delle forze armate danesi si esercitano nella ricerca di potenziali minacce durante un'esercitazione militare, mentre unità della guardia nazionale danese, svedese e norvegese, insieme a truppe danesi, tedesche e francesi, partecipano a esercitazioni militari congiunte a Kangerlussuaq, in Groenlandia, il 17 settembre 2025. REUTERS/Guglielmo Mangiapane/Foto d'archivio

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Ora che Donald Trump parla con toni sempre più decisi della possibile acquisizione della Groenlandia - senza escludere l’uso della forza - le sue minacce non sono più considerate semplici provocazioni retoriche a Bruxelles e tra i governi europei. Governi, diplomatici ed esperti stanno già studiando possibili contromisure per dissuadere Washington, valutando una gamma di opzioni che vanno dal compromesso negoziato alle ritorsioni economiche, fino all’eventuale presenza militare europea sul territorio. Politico ha raccolto le valutazioni di funzionari e insider della Nato, delineando quattro possibili linee di azione.

La premier danese Mette Frederiksen ha confermato oggi che il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen incontrerà il segretario di stato americano Marco Rubio per colloqui sulla Groenlandia la prossima settimana. “Siamo a un bivio”, ha detto Frederiksen durante una conferenza del partito, secondo l’agenzia di stampa Ritzau. Rubio aveva dichiarato di voler incontrare i rappresentanti danesi la prossima settimana, dopo che la Danimarca e la Groenlandia avevano richiesto colloqui con l’alto diplomatico statunitense.

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Commissario Ue: i tempi della pax americana sono finiti

Per l’Europa “adesso è il momento di realizzare” quanto prefissato sulla difesa, “perché, come ha detto di recente il cancelliere Merz, i tempi della pax americana sono finiti”. Lo ha detto il commissario Ue Andrius Kubilius alla conferenza sulla politica di sicurezza di Salen, in Svezia. Dopo “la strategia di sicurezza nazionale di Washington, il Venezuela e le minacce alla Groenlandia, ora è ancora più chiaro che dobbiamo costruire l’indipendenza dell’Europa”, ha sottolineato.

Nato: «La minaccia nell’Artico cresce, rafforziamo le attività»

“Gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche”, di recente è stato “concordato di approfondire la nostra comprensione delle attività nell’Artico e incrementare le nostre attività ed esercitazioni nell’estremo nord. La cooperazione militare in questa regione non è mai stata così forte”. Lo ha detto il comandante supremo delle forze alleate, il generale Alexus Grynkewich, alla conferenza su politica di sicurezza e difesa di Salen, in Svezia. “Nell’estremo nord, navi russe e cinesi stanno conducendo sempre più pattugliamenti congiunti”, ha sottolineato, aggiungendo che la minaccia diventerà “sempre maggiore”.

Cercare un compromesso

La via più rapida per disinnescare la crisi, secondo diversi interlocutori europei, sarebbe un accordo che consenta a Trump di rivendicare un successo politico salvando al contempo la faccia a Danimarca e Groenlandia. Il presidente statunitense considera l’isola cruciale per la sicurezza nazionale e accusa Copenaghen di non proteggerla adeguatamente dalle attività russe e cinesi nell’Artico. Si valuta un ruolo di mediazione della Nato, nonché un rafforzamento della presenza militare alleata nella regione - con esercitazioni, maggiori investimenti e un possibile meccanismo tipo “Sentinella dell’Artico” - per rassicurare Washington e rispondere alle richieste statunitensi in materia di sicurezza.

Meloni: Non credo all'azione militare degli Stati Uniti contro la Groenlandia

Offrire a nuuk risorse finanziarie

La Casa Bianca ha sostenuto i movimenti indipendentisti groenlandesi promettendo ingenti investimenti statunitensi in caso di secessione dalla Danimarca. L’Unione Europea e Copenaghen puntano invece su un’offerta alternativa: un incremento significativo del sostegno economico diretto all’isola per dissuaderla da un avvicinamento a Washington. Nei piani di bilancio a lungo termine, Bruxelles intende “più che raddoppiare” i fondi destinati alla Groenlandia, con risorse per welfare, sanità, istruzione, transizione verde e sviluppo dell’estrazione di materie prime, così da rendere più competitivo il modello europeo rispetto alla promessa statunitense di una “pioggia di dollari”.

Ritorsioni economiche

Nel caso in cui Trump procedesse con misure coercitive, l’Ue potrebbe reagire sul piano commerciale. Lo strumento anti-coercizione - creato dopo la prima amministrazione Trump - consentirebbe a Bruxelles di rispondere a pratiche discriminatorie con contromisure mirate. Con esportazioni europee verso gli Stati Uniti superiori a 600 miliardi di euro l’anno, la capacità di pressione del blocco europeo è rilevante, purché Washington giudichi credibile la minaccia. Resta tuttavia il dubbio sulla reale volontà politica dell’Unione di farne uso dopo i rinvii del passato.

“Boots on the ground”

Se gli Stati Uniti optassero per un’azione militare in Groenlandia, i margini di manovra europei si ridurrebbero sensibilmente. In caso di operazioni limitate, le autorità danesi potrebbero tentare interventi di polizia; un’invasione su larga scala, invece, aprirebbe scenari molto più critici. Un ordine permanente del 1952 obbligherebbe la Danimarca a reagire militarmente in caso di attacco al proprio territorio, e alcuni diplomatici europei ipotizzano l’invio di truppe alleate a sostegno di Copenaghen come deterrente. Una presenza militare europea fungerebbe da “tripwire” (“filo d’innesco”), aumentando il costo politico di un’azione statunitense, ma comporterebbe rischi elevati e la concreta possibilità di vittime.

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