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Greenspan, l’apprendista stregone della grande crisi finanziaria mondiale

di Donato Masciandaro

Alan Greenspan

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Alan Greenspan, che fu governatore in capo della Fed dal 1987 al 2006, rappresenta un caso unico nella famiglia dei banchieri centrali, perché fu sempre falco nella politica bancaria, quindi favorevole alla deregolamentazione, ma dal 2001 diventò colomba nella politica monetaria, attuando una eccessiva riduzione dei tassi. Il mix innescò la grande crisi finanziaria del 2008. La ricetta di Greenspan fu quella di un apprendista stregone. Il fatto preoccupante è che l’attuale governatore in capo della Fed, Kevin Warsh, sembra aver assunto la stessa postura di Greenspan.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il punto di partenza per descrivere l’operato di Greenspan è quello di mettere in luce come nella famiglia dei banchieri centrali c’è una specie che è meno famosa dei falchi e delle colombe, ma non per questo meno rilevante: quella degli aironi.

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Gli aironi sono quei banchieri centrali che, durante la loro esperienza alla Fed, hanno cambiato stormo: da falchi sono diventati colombe, o viceversa, cambiando specie anche più di una volta. Statisticamente gli aironi hanno costituito un fenomeno rilevante, raggiungendo un numero quasi pari a quelli dei falchi e delle colombe, sempre “fedeli” al proprio stormo. Ma soprattutto: in almeno tre circostanze sono stati proprio gli aironi a diventare la bussola per le decisioni della Fed. E una di queste circostanze è proprio quella in cui, all’inizio del nuovo millennio, Greenspan, governatore in capo, da falco si trasformò in colomba, portando con sé la maggioranza del consiglio: la politica monetaria prese un orientamento espansivo.

Cosa era successo? Il governatore in capo avviò una strategia - la “ricetta Greenspan” – i cui due ingredienti principali erano: da un lato la svolta espansiva nella politica monetaria, dall’altro lato il mantenimento dell’approccio di deregolamentazione finanziaria nella politica bancaria.

Nella politica monetaria Greenspan si trasformò nei fatti in colomba, ma dando al suo comportamento una motivazione da falco. La spiegazione era che l’economia statunitense stava vivendo una fase di eccezionale aumento della produttività - il primo pilastro della “ricetta” - grazie alle applicazioni sistematiche e pervasive della innovazione tecnologia. Dal punto di vista dell’analisi macroeconomica, si trattava di un cosiddetto shock positivo sulla offerta aggregata, che si traduceva in una serie di notizie, tutte buone: più crescita economica, più occupazione, meno inflazione.

Ma se l’inflazione cessa di essere un problema, la politica monetaria può, anzi deve, diventare espansiva, perché al ridursi dei tassi di interesse aumenterà l’incentivo per le imprese, le famiglie, e gli stessi intermediari di aumentare la loro leva finanziaria, cioè il debito.

La crescita del debito era il secondo pilastro della “ricetta”, in quanto strumento funzionale al finanziamento della ondata di innovazione tecnologica che stava innervando il tessuto produttivo statunitense, da ottenere con una sistematica e profonda deregolamentazione del sistema bancario e finanziario. La deregolamentazione finanziaria era considerata un pasto gratis, perché basata sull’assioma che i comportamenti degli operatori, aspettative incluse, tendessero alla razionalità ed all’efficienza, producendo in aggregato anche mercati stabili. Nel 2002 era lo stesso Greenspan a dichiarare che si fosse prodotto «un sistema finanziario molto più efficiente, ed allo stesso più resiliente, di quello esistente venticinque anni fa». Ma l’assioma era sbagliato. Greenspan, come l’apprendista stregone del capolavoro di Walt Disney, aveva moltiplicato i secchi della liquidità monetaria e quelli della leva finanziaria. Il risultato fu la grande crisi finanziaria. Prima del 2008 Alan Greenspan aveva due soprannomi: il Maestro ed il Mago. Dopo il 2008 quegli appellativi sparirono.

La “ricetta Greenspan” fu un fallimento. Eppure oggi negli Stati Uniti i falchi della deregolamentazione hanno rialzato i toni, e la colomba dell’eccesso monetario – il presidente Trump - non li ha mai abbassati. Il neo governatore in capo Warsh ha reputazione da falco, ma ha già avuto parole che evocano sia il primo – l’innovazione, stavolta da Ai – che il secondo pilastro – la deregolamentazione – della “ricetta”. Vedremo se c’è un nuovo apprendista stregone. Sarebbe una pessima notizia.

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