Siamo all’inizio dell’uso dell’intelligenza artificiale in medicina, nella fase della comprensione e definizione degli strumenti. Nella branca della chirurgia c’è già una sperimentazione positiva dei materiali, con uso ad esempio di microtelecamere, soprattutto da parte di dentisti e ortopedici. La specialità madre per l’uso dell’intelligenza artificiale è, quindi la chirurgia, ma stiamo crescendo anche nelle altre specialità.
Quali i maggiori rischi?
L’importante è ricordare che per evitare i rischi l’Intelligenza artificiale è un mezzo, non bisogna infatti generalizzare un risultato che deve essere sempre calato nello specifico. Ci sono poi aspetti etici da considerare ed è quindi necessario avere sempre il filtro dell’intelligenza umana . Le problematiche si creano, ad esempio, quando si viola la privacy, ad esempio, e non si dà adeguata conoscenza ai pazienti di quello che si sta facendo. E’ il caso ad esempio dell’anziano che magari a volte non capisce fino in fondo lo strumento usato e le conseguenze. Ci sono poi profili di natura giuridica, legale, da considerare.
Si corre anche il pericolo di arrivare a casi estremi di sostituzione dell’umano con la macchina?
Su questo pericolo mi sento di essere molto rassicurante; il modello che dobbiamo costruire è un modello ibrido, dove ci sarà sempre un ruolo per l’Intelligenza umana, non ci sarà mai una completa sostituzione, ma un’integrazione. Faccio un esempio: se una persona deve raggiungere Milano da Roma, lo potrà fare in più tempo a piedi oppure in minor tempo con l’auto, il treno o l’aereo. A seconda del diverso mezzo prescelto. Parallelamente l’uso dell’intelligenza artificiale è un mezzo che aiuta l’uomo e lo mette in condizioni migliori, ma è sempre uno strumento nelle mani dell’uomo. Ci sono, cioè, nell’uso dell’Ai dei punti fermi: la macchina non sostituirà mai l’uomo, e il medico continuerà a fare il medico, non si può improvvisare in ruoli diversi, tecnologici. Bisogna, cioè, creare una squadra tra medici e persone competenti per usare le macchine.
In Italia è facile reperire le figure tecniche necessarie e i medici adeguatamente formati per dialogare con loro e con le macchine?