Gran Sasso, perché il traforo rischia di chiudere. Danni miliardari a trasporti e viabilità
di Maurizio Caprino
6' di lettura
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Quale sarebbe il danno per il sistema dei trasporti se davvero da domenica prossima, 19 maggio, il traforo del Gran Sasso fosse chiuso? Innanzitutto bisognerebbe capire quanto sia reale il rischio che la chiusura scatti davvero domenica prossima, come finora disposto dal gestore dell’autostrada su cui il traforo si trova. Dopo il primo incontro fra il gestore e il ministero delle Infrastrutture sembra che il rischio si allontani. Ma non si può ancora dire: la partita non riguarda solo il traforo, ma tanti altri viadotti e gallerie abruzzesi.
La questione inquinamento
La Strada dei Parchi (Sdp), società di gestione dell’autostrada A24 Roma-L’Aquila-Teramo su cui si trova il traforo (tratto Assergi-Colledara), continua a parlare di chiusura dal 19 maggio, a causa dell’inchiesta giudiziaria sull’inquinamento delle falde acquifere che la vede coinvolta assieme all’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn, che ha il suo laboratorio all’interno della montagna) e al gestore della rete idrica locale (Ruzzo Reti). Il processo si aprirà il 13 settembre e Sdp chiuderebbe per evitare la reiterazione del reato.
A Sdp viene contestata la presenza di toluene, che sarebbe finito nelle falde a seguito di lavori di manutenzione del 2017 (dopo un’altra contaminazione del 2002, per la quale fu nominato un commissario straordinario che nel 2006 dichiarò di aver risolto il problema). Secondo i pm, in cantiere si sarebbero dovute prendere precauzioni per evitare la contaminazione.
Secondo l’associazione ambientalista Forum H2O, pare si tratti comunque di un problema minore rispetto alle 2.300 tonnellate di sostanze chimiche pericolose prodotte dal laboratorio di fisica nucleare. L’Infn precisa che nel laboratorio non si producono sostanze pericolose, ma ci sono «apparati per ricerche nell'ambito della fisica astroparticellare, cioè delle particelle che arrivano dallo spazio: si tratta di osservatori dedicati a captare fenomeni naturali molto rari. Non viene, dunque, prodotta alcuna sostanza pericolosa, ma alcuni di questi osservatori utilizzano idrocarburi come componente essenziale, totalmente isolata dall’ambiente circostante».
Oltre al rischio di una condanna per il toluene, per Sdp c’è anche quello di dover provvedere a proprie spese a interventi che mettano in sicurezza le falde.



