Governo, da Balboni a Barelli: ok del Cdm ai nuovi sottosegretari
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Fumata bianca sui sottosegretari, fumata nera sulla Consob. Mentre da Terna, dopo l’avvertimento di Giorgia Meloni, arriva la notizia che Giuseppina Di Foggia si è resa disponibile a rinunciare alla buonuscita, premessa per assumere il nuovo incarico di presidente dell’Eni. Restano ore concitate per il governo, non solo per il casus del decreto sicurezza.
In Consiglio dei ministri è stata chiusa la partita del sottogoverno, riempiendo le caselle vacanti dopo le ultime uscite legate al repulisti post referendum che ha interessato FdI quanto Forza Italia. Ma è ancora braccio di ferro sulla successione alla Consob.
I nuovi sottosegretari
L’esecutivo ha approvato le nomine di cinque sottosegretari: Paolo Barelli (ex capogruppo degli azzurri alla Camera) andrà ai Rapporti con il Parlamento, Mara Bizzotto sostituirà il collega leghista Massimo Bitonci al Mimit e Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) andrà alla Farnesina ricoprendo il ruolo di Giorgio Silli, che ha lasciato l’incarico per diventare segretario dell’Iila (l’Organizzazione italo-latino americana).
La premier ha poi scelto i due nomi di Fratelli d’Italia da inserire nella squadra governativa: sono Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che andrà alla Giustizia al posto di Andrea Delmastro. E Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo, promosso come sottosegretario alla Cultura per un riequilibrio geografico della squadra di governo.
La successione a Savona
Rimane apertissima, invece, la questione della successione a Paolo Savona alla Consob. «Non ne stiamo discutendo», taglia corto la premier a chi le chiede se si possa sciogliere la riserva su Federico Freni, indicato dalla Lega fin dall’inizio dell’anno. «Continuo a ritenere che sia il profilo migliore», insiste invece Matteo Salvini - che con Meloni ha un breve scambio di saluti, con tanto di foto abbracciati e sorridenti, al Salone del Mobile di Milano. Ma l’indicazione dell’attuale sottosegretario al Mef non è mai piaciuta a Forza Italia e anche a Palazzo Chigi- si ragiona in ambienti della maggioranza - ci si starebbe interrogando sul suo potenziale conflitto di interesse, dato che Freni è stato l’estensore della riforma del Testo unico della Finanza. La sua nomina desterebbe perplessità anche oltre la politica, come testimonia il sindacato dei lavoratori dell’autorithy (Sibic-Fisav), che sottolinea come sia «centrale» l’indipendenza del presidente, e chiede che legge Frattini, Severino e anche la normativa europea siano applicate «in modo rigoroso e coerente».








