Nell’Esecutivo

Governo, da Balboni a Barelli: ok del Cdm ai nuovi sottosegretari

di Redazione Roma

Aggiornato il 22 aprile 2026 alle ore 8,45

La premier Giorgia Meloni ANSA / MATTEO BAZZI ANSA

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Fumata bianca sui sottosegretari, fumata nera sulla Consob. Mentre da Terna, dopo l’avvertimento di Giorgia Meloni, arriva la notizia che Giuseppina Di Foggia si è resa disponibile a rinunciare alla buonuscita, premessa per assumere il nuovo incarico di presidente dell’Eni. Restano ore concitate per il governo, non solo per il casus del decreto sicurezza.

In Consiglio dei ministri è stata chiusa la partita del sottogoverno, riempiendo le caselle vacanti dopo le ultime uscite legate al repulisti post referendum che ha interessato FdI quanto Forza Italia. Ma è ancora braccio di ferro sulla successione alla Consob.

Loading...

I nuovi sottosegretari

L’esecutivo ha approvato le nomine di cinque sottosegretari: Paolo Barelli (ex capogruppo degli azzurri alla Camera) andrà ai Rapporti con il Parlamento, Mara Bizzotto sostituirà il collega leghista Massimo Bitonci al Mimit e Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) andrà alla Farnesina ricoprendo il ruolo di Giorgio Silli, che ha lasciato l’incarico per diventare segretario dell’Iila (l’Organizzazione italo-latino americana).

La premier ha poi scelto i due nomi di Fratelli d’Italia da inserire nella squadra governativa: sono Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che andrà alla Giustizia al posto di Andrea Delmastro. E Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo, promosso come sottosegretario alla Cultura per un riequilibrio geografico della squadra di governo.

La successione a Savona

Rimane apertissima, invece, la questione della successione a Paolo Savona alla Consob. «Non ne stiamo discutendo», taglia corto la premier a chi le chiede se si possa sciogliere la riserva su Federico Freni, indicato dalla Lega fin dall’inizio dell’anno. «Continuo a ritenere che sia il profilo migliore», insiste invece Matteo Salvini - che con Meloni ha un breve scambio di saluti, con tanto di foto abbracciati e sorridenti, al Salone del Mobile di Milano. Ma l’indicazione dell’attuale sottosegretario al Mef non è mai piaciuta a Forza Italia e anche a Palazzo Chigi- si ragiona in ambienti della maggioranza - ci si starebbe interrogando sul suo potenziale conflitto di interesse, dato che Freni è stato l’estensore della riforma del Testo unico della Finanza. La sua nomina desterebbe perplessità anche oltre la politica, come testimonia il sindacato dei lavoratori dell’autorithy (Sibic-Fisav), che sottolinea come sia «centrale» l’indipendenza del presidente, e chiede che legge Frattini, Severino e anche la normativa europea siano applicate «in modo rigoroso e coerente».

Il passo indietro in Terna

Nel frattempo sembrerebbe trovare una ricomposizione, dopo il tira e molla di questi giorni, la querelle con l’ad uscente di Terna. La questione «è abbastanza semplice», Di Foggia «deve scegliere tra buonuscita e la presidenza dell’Eni», aveva detto sempre da Milano la premier. E a sera, dopo un’altra giornata in cui si sono rincorse voci di ogni tipo, è arrivata la scelta. Di Foggia dovrebbe quindi rinunciare alla cosiddetta severance (l’indennità di fine rapporto) da circa 7 milioni e accettare di succedere a Giuseppe Zafarana alla presidenza del Cane a sei zampe.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti