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Google vuole costruire un’alternativa all’impero Nvidia

Il gruppo sostiene la costruzione di data center e piattaforme cloud per creare un ecosistema alternativo basato sui TPU

di Biagio Simonetta

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La leadership di Nvidia nei chip per l’intelligenza artificiale è a rischio? Al momento no, ma se player come Google decidono di entrare nella partita, qualcosa può cambiare.

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Big G, infatti, starebbe lavorando per trasformare i propri chip per l’AI da tecnologia a uso interno, in una nuova linea di business, seguendo una strategia che ricorda da vicino proprio quella adottata da Nvidia negli ultimi anni.

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Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il gruppo di Mountain View sta utilizzando la propria forza finanziaria per sostenere la costruzione di infrastrutture AI basate sui Tensor Processing Units (TPU), i processori sviluppati internamente e utilizzati da qualche anno per alimentare servizi come Search, YouTube e Gemini. L’obiettivo sarebbe piuttosto chiaro: ridurre la dipendenza del mercato dai processori Nvidia e creare un ecosistema alternativo in grado di attrarre clienti e investitori. Il denaro in ballo, del resto, è veramente tanto.

Secondo le fonti, però, il vero punto vincente potrebbe essere legato a qualcosa che va al di là del “semplice” chip. Secondo il Wall Street Journal, il colosso di Mountain View starebbe cercando di replicare una delle strategie che hanno contribuito al successo di Nvidia: usare la propria forza finanziaria per favorire la costruzione di data center basati sulle proprie tecnologie.

In pratica, Google non si limiterebbe a sviluppare e vendere processori per l’intelligenza artificiale, ma contribuirebbe (almeno in alcuni casi) anche a rendere possibili gli investimenti necessari per costruire le infrastrutture che utilizzeranno quei chip.

Tra gli esempi citati dal quotidiano americano c’è il progetto Lake Mariner, nello Stato di New York, la cui capacità di calcolo del sito sarà utilizzata da Anthropic. Per questo data center Google avrebbe fornito una garanzia finanziaria da 3,2 miliardi di dollari. Ma Big G ha raggiunto un accordo da circa 5 miliardi di dollari anche con Blackstone per sviluppare una piattaforma cloud basata sui propri TPU. L’obiettivo è creare un ecosistema capace di competere con operatori come CoreWeave, che hanno costruito la loro crescita attorno ai chip Nvidia.

Insomma, la società guidata da Sundar Pichai pare pronta a mettersi in pista per uno dei settori più fiorenti, ma anche a maggior competizione, nel mondo dorato dell’AI. E la mossa arriva in un momento in cui, non a caso, questo mercato si sta spostando progressivamente dai modelli all’infrastruttura. La domanda di capacità di calcolo continua infatti a crescere a ritmi sostenuti e la disponibilità di chip rappresenta uno dei principali fattori competitivi del settore.

Per Google il vantaggio è duplice: da un lato dispone di una lunga esperienza nello sviluppo di acceleratori proprietari per l’AI. E dall’altro può contare sulla divisione cloud, che offre un canale diretto per distribuire tali tecnologie ai clienti aziendali.

La sfida resta comunque complessa. Nvidia mantiene una posizione dominante nel mercato dei processori grazie a una combinazione di hardware, software e strumenti per gli sviluppatori che negli ultimi anni hanno creato un forte effetto rete. Effetto che ha fatto della società di Jensen Huang la regina indiscussa di Wall Street. Almeno fino a oggi.

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