Per stare al passo della regolazione c'è chi propone una legge annuale sull'Ai, tipo quella per la concorrenza, e chi invece propone di legiferare settore per settore, quale secondo lei la strada migliore a livello europeo?
Sono ovviamente questioni di importanza centrale, che interrogano le varie espressioni della società civile e rispetto alle quali occorre un dialogo rispettoso e attento, ma soprattutto proattivo. Le iniziative di regolazione in materia di Ia condividono l’ambizione di essere “future proof”. In effetti, la Commissione europea già nella prima versione della bozza di regolamento aveva dichiaratamente abbracciato questo proposito. Si tratta di un equilibrio complesso, una normativa settoriale potrebbe rischiare di diluire i principi generali che servono a una protezione coerente degli utenti-consumatori e di tutto l’ecosistema. Peraltro, le esigenze di flessibilità legate all’evoluzione costante della tecnologia mettono a dura prova un approccio generale e astratto. Considerando il contesto dell’industria, l’esigenza di certezza e affidabilità delle regole, anche per favorire lo sviluppo di un ecosistema europeo, ritengo che la soluzione non possa essere né una normativa annuale e nemmeno una di settore; occorre lavorare su principi fondamentali e favorire la collaborazione tra pubblico e privato. In questa direzione si sono mossi di recente anche i vertici dell’Unione Europea auspicando un patto tra istituzioni e industria, all’insegna della responsabilità, e per questa ragione Google ha investito fortemente su un impianto di principi chiave, gli AI Principles, che informano l’operatività e la direzione strategica dell'azienda in materia.
In materia di diritto d'autore è emblematica la sentenza Usa che ritiene che il diritto d'autore non possa coprire un'opera prodotta con Ai, che implicazioni dopo questa sentenza? Come regolare i casi in cui l'opera fosse prodotta in parte con Ai?
L’intelligenza artificiale generativa non agisce da sola, ma necessita di un input umano ai fini dell’elaborazione di un’immagine, un testo o una canzone. La domanda è dunque legittima e può essere così riformulata: l’input che l’uomo dà alla macchina per far sì che questa le consegni ciò che le è stato chiesto, ha un valore creativo? Seguendo per il momento l’assunto, sul quale parte del mondo accademico concorda, che i cosiddetti prompt, ovvero le istruzioni che vengono date alle Gai affinché generino contenuti, potrebbero avere un valore creativo, occorre stabilire come questo valore possa essere identificato e quantificato. In attesa di una regolamentazione definitiva che stabilisca parametri condivisi, parte del mondo accademico e della giurisprudenza, si sta orientando verso una soluzione basata sul “caso specifico”. In circostanze, dunque, in cui lo sforzo nell’elaborazione dell’input fornito al modello di IA è stato minimo, sarà difficile sostenere il carattere della rilevanza del fattore creativo umano. Questo si qualificherebbe come un caso che non godrebbe della tutela normativa relativa alla proprietà intellettuale. D'altra parte, allo stesso modo, non è possibile sostenere che non si possano realizzare opere attraverso la Gai, dove lo sforzo creativo richiesto è stato notevole. Si prenda il caso di opere generate da una sequenza elaborata di prompt di testo, dopo un processo fatto di tentativi ed errori. Tipicamente, un output di alta qualità richiede molto lavoro, anche se si usa l’IA come strumento di supporto. L'utente dovrà perfezionare il prompt fino a renderlo coerente rispetto al risultato immaginato, procedendo anche più volte alla rielaborazione, se si parla di testi scritti, anche se tale processo può estendersi alla creazione di immagini e canzoni. Questa tipologia di opere potrebbe rientrare all’interno delle tutele previste dal copyright, in ragione del significativo sforzo umano che ha contribuito alla loro creazione.-
Come conciliare infine la tutela del diritto d’autore e della creatività umana con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei benefici che può portare anche agli ecosistemi culturali e dell’intrattenimento?