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Google porta Gemini dentro Workspace: l’AI diventa il nuovo collega dell’ufficio

Docs, Sheets, Slides e Drive si trasformano in ambienti collaborativi con l’intelligenza artificiale integrata. La sfida a Microsoft Copilot entra nel vivo.

di Luca Tremolada

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Google prova a riscrivere il software da ufficio. Non con una nuova applicazione, ma con un collega artificiale. Gemini ora entra nel cuore di Docs, Sheets, Slides e Drive. Non come assistente laterale. Come co-autore.

L’annuncio riguarda Google Workspace, la suite che conta oltre 3 miliardi di utenti e più di 11 milioni di aziende clienti. Numeri da sistema operativo dell’ufficio globale. L’idea è semplice: trasformare documenti, fogli di calcolo e presentazioni in ambienti dove l’AI lavora insieme all’utente.

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La posta in gioco è enorme. Quando Google cambia queste applicazioni, in pratica cambia il modo in cui lavora una parte consistente dell’economia globale.

La logica è semplice e radicale allo stesso tempo: trasformare strumenti passivi in ambienti dove l’intelligenza artificiale collabora con l’utente durante tutto il processo creativo.

Le novità di Google Docs.

Il primo bersaglio è la pagina bianca. In Google Docs arriva una funzione che si chiama “Help me create”. Basta descrivere ciò che si vuole ottenere e Gemini produce una prima bozza già strutturata. Non si limita a scrivere testo. Va a cercare materiali dentro Gmail, Chat, Drive e anche sul web per costruire il documento con il contesto giusto.

È come avere un ricercatore digitale che prima raccoglie le fonti e poi mette insieme la prima versione del lavoro. Una volta generato il documento, l’AI può riscrivere singole parti, rafforzare un passaggio, uniformare il tono quando il file è stato scritto da più persone oppure replicare la struttura di un documento aziendale già esistente. Il risultato è un flusso di lavoro che somiglia sempre meno alla scrittura tradizionale e sempre più a un dialogo con il software.

Come cambia Google Sheets?

Nei fogli di calcolo la rivoluzione è ancora più visibile. Sheets è sempre stato uno strumento potente ma difficile: formule, funzioni, logiche spesso riservate a chi mastica un po’ di matematica. Gemini prova a cancellare questa barriera. L’utente descrive il problema in linguaggio naturale e il sistema costruisce il foglio di lavoro, recupera i dati dai documenti e genera grafici e tabelle.

Google introduce anche una funzione chiamata Fill with Gemini che riempie automaticamente le celle. Secondo i test interni dell’azienda, per attività di inserimento dati su cento celle il processo può essere fino a nove volte più veloce rispetto alla compilazione manuale.

Sotto la superficie c’è un’altra novità importante. Sheets integra strumenti di ottimizzazione sviluppati da DeepMind e Google Research. Significa che problemi complessi — come organizzare turni di lavoro o distribuire risorse in modo efficiente — possono essere risolti con una richiesta scritta in linguaggio naturale.

Anche le presentazioni cambiano pelle.

In Slides Gemini è in grado di creare nuove slide coerenti con il design della presentazione: colori, font e struttura visiva restano allineati allo stile aziendale. L’idea è liberare l’utente dalla parte più meccanica del lavoro, quella che riguarda layout e formattazione, per lasciare spazio alla costruzione della storia da raccontare.

Il passo successivo sarà ancora più ambizioso: generare intere presentazioni partendo semplicemente da una descrizione. Documento e prompt diventano la materia prima per costruire automaticamente una sequenza di slide pronta per essere modificata.

Google Drive è il motore

La trasformazione più strategica riguarda però Google Drive. Per anni è stato poco più di un archivio cloud. Con Gemini diventa una base di conoscenza. La ricerca non restituisce più solo file ma anche sintesi intelligenti. Le nuove “AI Overviews” come in NotebookLM analizzano i documenti e mostrano direttamente le informazioni più rilevanti nei risultati.

In parallelo arriva “Ask Gemini”, una funzione che permette di interrogare l’intero archivio aziendale come se fosse un assistente. Si può chiedere, per esempio, di trovare i feedback dei clienti su una campagna specifica oppure di riassumere le informazioni sparse tra email, documenti e chat. L’AI non restituisce semplicemente link ai file: produce una risposta strutturata.

La strategia di Google è chiara. Vuole trasformare Workspace in un sistema dove l’AI lavora sui dati reali dell’utente: email, documenti, file, calendario. È una differenza importante rispetto ai chatbot generici che pescano principalmente dal web.

La sfida è inevitabilmente quella con Microsoft, che sta portando Copilot dentro Word, Excel e PowerPoint. Entrambe le aziende stanno cercando di ridefinire il software da ufficio. Microsoft punta su un assistente universale integrato nella suite. Google prova invece a costruire un collega digitale che conosce il contesto di lavoro dell’utente.

Per ora le nuove funzioni sono disponibili per i clienti Gemini Alpha e per gli abbonati ai piani Google AI Pro e Ultra, inizialmente solo in inglese.

Ma la direzione è ormai evidente. Il software da ufficio non sarà più fatto di menu, icone e comandi. Sarà fatto di conversazioni con una macchina che lavora insieme a noi.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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